Consumi alimentari, -0,5% da gennaio In crescita solo gli acquisti low cost
Dall'inizio del 2014 le vendite dei prodotti alimentari hanno registrato una flessione dello 0,5%, calando drasticamente nei piccoli negozi (-2,3%) ma anche nei supermercati (-0,7%) e negli ipermercati (-1%).
Il trend dei consumi alimentari resta recessivo; a causa della persistenza della crisi le famiglie hanno fatto proprie abitudini d’acquisto tutte improntate sul “low cost”, come prova l’aumento esclusivo dei discount (+3,1% nei primi quattro mesi del 2014) in netta controtendenza rispetto alle altre tipologie commerciali.

Nel primo quadrimestre del 2014 le vendite dei prodotti alimentari registrano una flessione dello 0,5%, cedendo nei piccoli negozi (-2,3%) ma anche in supermercati (-0,7%) e ipermercati (-1%). Per questo il “boom” di aprile (+6,7%) non basta a invertire il trend complessivo, che resta negativo, tanto più che l’incremento record è “gonfiato” dall’effetto Pasqua con una spesa per la tavola stimata in poco più di un miliardo di euro.
Per trovare un simile dato positivo nell'alimentare occorre tornare indietro di undici anni. È da sottolineare che tale trend non è seguito dalle vendite di prodotti non alimentari, che fanno registrare appena un +0,2%. È l'alimentare, dunque a dare una scossa ai consumi ed a rappresentare una potenziale spinta per l'economia.
Intanto, quel che diventa sempre più evidente è che, a causa della persistenza della crisi, le famiglie hanno fatto proprio uno stile d’acquisto improntato al “low cost”, come dimostra l’aumento esclusivo della spesa nei discount (+8,5% ad aprile e +3,1% nei primi quattro mesi dell’anno), a dispetto di tutte le altre forme distributive.
D’altra parte, ormai per oltre la metà degli italiani (il 58%) il prezzo diventa il fattore primario nella scelta dell’esercizio commerciale, mettendo da parte elementi come la vastità della scelta o la qualità, mentre solo il 23% delle persone considera la marca decisiva per l’acquisto di un prodotto alimentare.
Secondo Confesercenti, «la partita tra stagnazione e ripresa, però, è ancora aperta, come dimostrano i dati negativi sulla fiducia dei consumatori di giugno. Il risultato finale dipenderà dall’insieme di interventi a sostegno di imprese e cittadini che verranno messi in campo dal Governo: bonus fiscale e taglio della bolletta elettrica per le Pmi vanno nella giusta direzione, ma non sono sufficienti. Rimane infatti da risolvere l’anomalia di una pressione fiscale ancora troppo alta e condizionante per gli investimenti delle imprese e per i consumi delle famiglie».

Nel primo quadrimestre del 2014 le vendite dei prodotti alimentari registrano una flessione dello 0,5%, cedendo nei piccoli negozi (-2,3%) ma anche in supermercati (-0,7%) e ipermercati (-1%). Per questo il “boom” di aprile (+6,7%) non basta a invertire il trend complessivo, che resta negativo, tanto più che l’incremento record è “gonfiato” dall’effetto Pasqua con una spesa per la tavola stimata in poco più di un miliardo di euro.
Per trovare un simile dato positivo nell'alimentare occorre tornare indietro di undici anni. È da sottolineare che tale trend non è seguito dalle vendite di prodotti non alimentari, che fanno registrare appena un +0,2%. È l'alimentare, dunque a dare una scossa ai consumi ed a rappresentare una potenziale spinta per l'economia.
Intanto, quel che diventa sempre più evidente è che, a causa della persistenza della crisi, le famiglie hanno fatto proprio uno stile d’acquisto improntato al “low cost”, come dimostra l’aumento esclusivo della spesa nei discount (+8,5% ad aprile e +3,1% nei primi quattro mesi dell’anno), a dispetto di tutte le altre forme distributive.
D’altra parte, ormai per oltre la metà degli italiani (il 58%) il prezzo diventa il fattore primario nella scelta dell’esercizio commerciale, mettendo da parte elementi come la vastità della scelta o la qualità, mentre solo il 23% delle persone considera la marca decisiva per l’acquisto di un prodotto alimentare.
Secondo Confesercenti, «la partita tra stagnazione e ripresa, però, è ancora aperta, come dimostrano i dati negativi sulla fiducia dei consumatori di giugno. Il risultato finale dipenderà dall’insieme di interventi a sostegno di imprese e cittadini che verranno messi in campo dal Governo: bonus fiscale e taglio della bolletta elettrica per le Pmi vanno nella giusta direzione, ma non sono sufficienti. Rimane infatti da risolvere l’anomalia di una pressione fiscale ancora troppo alta e condizionante per gli investimenti delle imprese e per i consumi delle famiglie».

