BOLZANO - Operazione su scala nazionale da parte della Guardia di finanza di Merano, che ha scoperto un sodalizio criminale proveniente dalla provincia di Napoli e insediato da diversi anni in Alto Adige. Lo stesso operava nel settore della fornitura e manodopera a ditte specializzate nella lavorazione delle carni e produzione di speck in provincia di Bolzano.

Al termine dell’indagine, che ha coinvolto quattro società altoatesine e cinque campane, sono state spiccate quattro ordinanze di custodia cautelare e tredici persone sono state denunciate. Tre arresti sono stati eseguiti in Campania, uno in Piemonte: associati al carcere di Napoli Poggioreale sono stati E.P. di 43 anni e N.S. di 41, mentre alla moglie di quest’ultimo, N.S. di 38 anni, sono stati concessi gli arresti domiciliare a Casavatore. Presso la casa circondariale di Vercelli è stato associato L.P. di 55 anni.



Il meccanismo di frode era piuttosto articolato. Le aziende napoletane, sfruttando il periodo di crisi e la sempre crescente esigenza di disporre di manodopera specializzata a basso costo, reclutavano macellai ed operai della provincia di Napoli per farli lavorare presso ditte altoatesine. I rapporti di lavoro venivano formalizzati attraverso fittizi contratti di appalto violando la normativa sul lavoro.

Le ditte altoatesine potevano disporre di operai “a chiamata”, fronteggiando al meglio eventuali cali o aumenti di produzione richiesti dal mercato, con un ingente risparmio anche relativamente ai costi di gestione degli operai stessi (contabilità, buste paga, ecc.).

Le prestazioni rese dagli operai venivano fatturate alle ditte locali che potevano così abbattere i ricavi e quindi dichiarare redditi inferiori su cui pagare le imposte. I lavoratori dipendenti delle ditte, dietro minaccia di licenziamento, erano costretti a versare i contributi, anche per la quota relativa al datore di lavoro, senza vedersi riconosciute le varie indennità (malattia, ferie, tredicesima, quattordicesima e maternità).

Agli indagati è stata contestata anche la truffa aggravata ai danni dell’Inps, in quanto i contributi assistenziali, attraverso un meccanismo fraudolento, venivano indebitamente compensati e, quindi, non versati. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrate somme di denaro contante, conti correnti e beni di valore come gioielli ed orologi del valore di circa un milione di euro.