Nascosto per decisione di natura, ipogeo per definizione, il tartufo, altrove definito il diamante dei sottoboschi anche in virtù del virtuoso volano economico che innesca sul tessuto sociale ed economico del pertinente territorio, prova a rendersi visibile anche nel Parco del Matese. Il passo formalmente compiuto, dopo un paio di anni di travagliato percorso, è stato importante e potenzialmente benefico. Il Parco del Matese ha aderito all’associazione nazionale delle Città del Tartufo.



E sì che di tartufi nel territorio matesino, sia nel versante molisano che nel versante campano, ve ne sono tanti e di tutte le sette specie riconosciute edibili. In pratica, soltanto nei mesi di aprile e gennaio non vi è presenza di tartufo. Per i rimanenti dieci mesi, a varianza di specie, ed ogni specie con le sue specifiche caratteristiche organolettiche ed i suoi prezzi di mercato, i cavatori, in simbiosi con i loro cani bene addestrati, non hanno che da esplorare le innumerevoli tartufaie naturali e riempire le loro ceste.

Nonostante questa naturale dovizia di tartufi, l’economia del Matese non ne trae giovamento alcuno, al netto di un buon arrotondamento del reddito per i cavatori. E tutto ciò perchè il destino segnato di questi diamanti dei sottoboschi è l’immediata emigrazione dal loro territorio con destino di esposizione e di riacquisto a prezzi ben più esosi sulle piazze ritenute a maggior vocazione: Alba ed Acqualagna su tutte.

Se solo il tartufo matesino non emigrasse, se solo restasse disponibile ed acquistabile ai correnti prezzi di mercato praticati sulle suddette piazze, se solo anche nel Matese si desse innesco agli anelli che il tartufo inteso come filiera induce, incrociando dati di produzione e valori dei prezzi correnti, nonchè coefficienti di indotto, si arriverebbe, dato molto prudenziale ad un milione di euro di giro d’affari.

Il Parco del Matese ha sua struggente bellezza e suo fascino. È vocato al turismo di qualità, quello non vociante e non chiassoso. Oltre al tartufo sa offrire pregiati formaggi e saporita fauna ittica fluviale. Al momento invece, per insita insipienza di gestori poco volenterosi, il Parco del Matese è solo un’impigrita addormentata che dorme sonno triste sdraiata nei suoi boschi, poco accorta al tesoro che quei boschi nascondono.