Aranciate vere e olio certo al ristorante, 2 a 0 contro i taroccatori
Duplice vittoria per la trasparenza, a favore dei consumatori e degli operatori onesti. Dopo il sì della Camera, passano al Senato le norme sul contenuto di frutta nelle bibite e sulle oliere anti-rabbocco al ristorante
Tracciabilità 2, taroccatori 0. La partita per la sicurezza alimentare segna finalmente dei punti a favore dei consumatori e degli operatori onesti per quanto riguarda le bibite gasate a base di frutta e la disponibilità di olio al ristorante. Certo il risultato è stato ottenuto solo alla Camera dei deputati, e manca ancora il “girone di ritorno” al Senato, ma già il fatto che dopo un po’ di confusione il Governo si sia schierato per questa scelta apre qualche spiraglio di ottimismo.
Gli oppositori di certo non demorderanno e già si sentono le lamentele di alcune industrie e di qualche associazione di ristoranti che temono la concorrenza. E non è detto che qualche senatore non senta il richiamo di queste lobby. Vedremo come andrà a finire annunciando fin d’ora che segnaleremo ai lettori quali senatori prenderanno posizione contro norme che hanno il solo vantaggio di rafforzare la filiera agroalimentare e l’immagine complessiva del mondo dell’enogastronomia.
Comprendiamo benissimo che per i produttori di bibite ci potrebbero essere difficoltà nei confronti dei produttori stranieri a cui non si applicherebbero i vincoli di portare dal 12% al 20% il contenuto di frutta nelle bevande. Ma è altrettanto vero che sul piano promozionale ci sarebbero i vantaggi di poter chiamare aranciata una bibita col 20% di succo, cosa che gli altri non potrebbero più fare. Il punto vero è che la norma (e qui il richiamo alla responsabilità dei politici è forte) è che deve essere fatto obbligo a chi produce e commercializza bevande con un contenuto di succo inferiore al 20% di mettere in etichetta in caratteri grandi, ad esempio, la scritta “all’aroma di arancia” e non già “aranciata”. Una decisione che risolverebbe alla radice il problema per tanti altri prodotti. Pensiamo solo a quelli dichiarati “al tartufo” mentre sono solo aromatizzati, e per giunta con derivati chimici.
Per quanto riguarda poi le oliere al ristorante, l’obbligo di portare in tavola bottiglie con tappo antirabbocco è invece un fatto di civiltà. In primo luogo perché non è giusto che i ristoratori onesti, che sono la maggioranza, debbano subire la concorrenza sleale di chi mette in bottiglie con etichette note olio senza valore. C’è poi l’aspetto legato alla valorizzazione di un prodotto tipicamente italiano che il ristorante dovrebbe utilizzare come segno distintivo delle sue scelte, così come fa organizzando una carte dei vini. Pochi grammi di olio di qualità non fanno la differenza nella gestione economica di un locale, ma lo fanno certamente sul piano del gradimento e della soddisfazione del cliente. Per non parlare del contributo assicurato ad una maggiore consapevolezza dell’importanza della trasparenza e della tracciabilità, che diventano valore aggiunto anche per il ristorante.
Gli oppositori di certo non demorderanno e già si sentono le lamentele di alcune industrie e di qualche associazione di ristoranti che temono la concorrenza. E non è detto che qualche senatore non senta il richiamo di queste lobby. Vedremo come andrà a finire annunciando fin d’ora che segnaleremo ai lettori quali senatori prenderanno posizione contro norme che hanno il solo vantaggio di rafforzare la filiera agroalimentare e l’immagine complessiva del mondo dell’enogastronomia.
Comprendiamo benissimo che per i produttori di bibite ci potrebbero essere difficoltà nei confronti dei produttori stranieri a cui non si applicherebbero i vincoli di portare dal 12% al 20% il contenuto di frutta nelle bevande. Ma è altrettanto vero che sul piano promozionale ci sarebbero i vantaggi di poter chiamare aranciata una bibita col 20% di succo, cosa che gli altri non potrebbero più fare. Il punto vero è che la norma (e qui il richiamo alla responsabilità dei politici è forte) è che deve essere fatto obbligo a chi produce e commercializza bevande con un contenuto di succo inferiore al 20% di mettere in etichetta in caratteri grandi, ad esempio, la scritta “all’aroma di arancia” e non già “aranciata”. Una decisione che risolverebbe alla radice il problema per tanti altri prodotti. Pensiamo solo a quelli dichiarati “al tartufo” mentre sono solo aromatizzati, e per giunta con derivati chimici.
Per quanto riguarda poi le oliere al ristorante, l’obbligo di portare in tavola bottiglie con tappo antirabbocco è invece un fatto di civiltà. In primo luogo perché non è giusto che i ristoratori onesti, che sono la maggioranza, debbano subire la concorrenza sleale di chi mette in bottiglie con etichette note olio senza valore. C’è poi l’aspetto legato alla valorizzazione di un prodotto tipicamente italiano che il ristorante dovrebbe utilizzare come segno distintivo delle sue scelte, così come fa organizzando una carte dei vini. Pochi grammi di olio di qualità non fanno la differenza nella gestione economica di un locale, ma lo fanno certamente sul piano del gradimento e della soddisfazione del cliente. Per non parlare del contributo assicurato ad una maggiore consapevolezza dell’importanza della trasparenza e della tracciabilità, che diventano valore aggiunto anche per il ristorante.


