Vince la speranza. Ora si può rottamare la vecchia Italia
Il successo di Renzi, del Pd e dell’area di Governo, non devono essere sprecati. Ora c’è da riformare sul serio un Paese, dove imprenditori e dipendenti sono schierati per il vero cambiamento e la concretezza
È indubbio che queste elezioni europee le abbiano vinte Matteo Renzi e il “suo” Pd. Solo alla Dc era riuscito di superare la soglia del 40% dei consensi e a tutti gli effetti questo risultato entrerà nella storia della politica italiana. Ma ancor più del nuovo leader che il Paese sembra avere finalmente trovato, a vincere è stata la speranza della gente che vede oggi possibili le riforme attese da tempo. La concretezza e la velocità impressa ai riti stanchi e asfittici di istituzioni e partiti hanno convinto gli italiani che si può credere agli impegni dell’ex sindaco di Firenze e si può guardare con ottimismo ad un Paese più moderno, più pulito e più civile. E vince alla grande anche una nuova idea di Europa, dove l’Italia potrebbe tornare a svolgere un ruolo da protagonista.
A vincere, con Renzi e l’area di governo, è in pratica l’idea che ora si può, in maniera assolutamente democratica e seria, rottamare la “vecchia Italia” e riformare l’Unione europea.
A perdere sono stati invece tutti coloro che non vogliono cambiare e quelli che non vogliono assumersi responsabilità. Ha perso alla grande l’avventurismo sfascista di un comico senza proposte che ora dovrà pagare il prezzo delle troppe minacce a vuoto e degli insulti degni dei lupanari di un tempo. E con lui hanno perso tutti coloro a cui stava bene lo status quo frutto di un consociativismo che ha ingessato l’Italia. Ha perso l’illusione di una mai partita rivoluzione liberale sbandierata per vent’anni da un grande venditore di fumo.
Ha perso la casta dei grandi burocrati di Stato che hanno bloccato lo sviluppo economico dietro l’alibi delle procedure e delle norme europee. Ha perso la Camusso e la parte più antica del sindacato che crede ancora in modelli sociali battuti dalla storia. Ha perso un’imprenditoria collusa con la politica e la criminalità. Ha perso un’idea di sinistra che si ritiene autosufficiente e che aveva paura persino degli indispensabili cambiamenti istituzionali, dalla riforma elettorale a quella del Senato.
Questo risultato elettorale, sia pure proiettato in Europa, dove peraltro l’Italia sarà fra i Paesi che invieranno meno parlamentari euroscettici o stupidamente fuori dalla storia, ci fotografa un Paese che con la vittoria della speranza e dell’ottimismo cementa un nuovo blocco sociale, dove imprenditori e dipendenti, pensionati e generazioni di Erasmus, sono schierati per il cambiamento e la concretezza. Ora a Matteo Renzi, ai suoi collaboratori e ai suoi alleati, tocca il compito più difficile: proseguire nel percorso che hanno avviato e non deluderci. La gente per bene, che è la maggioranza assoluta degli italiani, anche se non ha votato Renzi per mille ragioni, sosterrà chi farà qualcosa di buono per tutti e non più solo per se stessi o per gli amici.
Ma attenzione, la demagogia e il populismo per ora sono accantonati e disinnescati, ma potrebbero riesplodere violenti e ancor più pericolosi.


