Fipe, sul turismo gravi dimenticanze. Il Dl Cultura esclude i pubblici esercizi
All'indomani dell'approvazione del decreto legge, la Fipe lamenta al governo la mancata considerazione dei pubblici esercizi, a cui non sono stati concessi i crediti d'imposta, riservati invece alle strutture alberghiere
Il Dl Cultura varato ieri dal governo prevede, fra le varie agevolazioni, la concessione di crediti di imposta del 30% sia per le spese sostenute nel settore ricettivo per la digitalizzazione, sia per quelle sostenute dagli alberghi per la ristrutturazione degli immobili e la riqualificazione energetica. Secondo Fipe, Federazione italiana pubblici esercizi, non estendere questi benefici anche ai pubblici esercizi significa mettere un limite al rilancio dell’economia del Turismo e costituisce grave errore strategico. «L’Italia che cambia verso sui temi del turismo - commenta il presidente di Fipe-Confcommercio, Lino Stoppani (nella foto) - non va del tutto nella giusta direzione. È positivo che finalmente siano state previste incentivazioni per favorire investimenti sul recupero dei beni artistici e per migliorare le strutture ricettive; peccato però essersi dimenticati di un settore importante e strategico, come quello della ristorazione, che costituisce elemento essenziale dell’offerta turistica, secondo motivo, dopo le ricchezze artistiche, che incide sulla scelta dell’Italia quale destinazione da parte dei turisti stranieri e primo motivo per il quale Vi ritornano, perno di Expo 2015».
«Ci dispiace registrare - conclude Stoppani - una evidente contraddizione e ingiustizia tra chi effettua somministrazione all’interno di una struttura ricettiva, che potrà beneficiare del doppio credito d’imposta del 30% previsto per gli investimenti, rispetto a chi esercita la stessa attività in un tradizionale pubblico esercizio».

