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Non si può che essere soddisfatti, come il ministro Maurizio Martina o la Coldiretti, per la decisione del Tar del Lazio che ha bocciato il ricorso presentato contro il decreto interministeriale che proibisce la semina di mais biotech MON810 modificato geneticamente. L’agricoltura italiana sembrerebbe dunque restare libera dagli Ogm come vorrebbe la maggioranza degli italiani.

Non si può essere però ugualmente lieti che ancora una volta a decidere del nostro futuro debba essere la magistratura (sia pure quella del Tar, che Renzi vorrebbe addirittura abolire... giustamente), a cui spetterebbe di fare rispettare la legge, e non già di decidere cosa sia meglio per la collettività. Oltre alla perdita di tempo e risorse per l’iter di una sentenza che in fondo ha solo confermato che il Governo aveva il diritto di normare la situazione Ogm, la vicenda dimostra ancora una volta il caos legislativo dell’Italia.

Il tema Ogm non può in ogni caso essere risolto da una sentenza, né si può pensare che ci si debba fermare al divieto di coltivare mais biotech per ritenersi a posto. Un conto è vietarne la coltivazione nei nostri campi ed un altro garantire il consumatore che quel mais (coltivato in altre parti del mondo) non sia contenuto negli alimenti commercializzati da noi e prodotti in Italia o all’estero.

In tutta franchezza ci sembra davvero da falsi moralisti limitarci a non poter coltivare un prodotto che poi entra comunque regolarmente nella nostra dieta o sta alla base di prodotti venduti come made in Italy. Senza per forza riferirci a prodotti Ogm, pensiamo solo alla pasta che nella stragrande maggioranza è prodotta con grani esteri, di cui in etichetta non abbiano alcuna traccia, ma che acquistiamo come prodotto tipico italiano.

Questo è il tema su cui il Governo e le forze politiche dovrebbero dare chiarimenti per tempo, magari anche in vista delle elezioni europee visto che molte delle decisioni sulla nostra alimentazione, e sulla nostra salute, sono prese in quella sede.