Su Vinitaly, Oltolini il più ritwittato
Ma che delusione i criteri di una ricerca di InfoFactory che vuole valorizzare il ruolo di Twitter nell'informazione: sopravvalutato il ruolo di blogger e aziende a danno del lavoro di media “tradizionali” e giornalisti
Ma quante stupidaggini si leggono sul web e, soprattutto, quanta disinformazione si tende a fare anche usando i paraventi di qualche università... L’ultimo caso è quello di una ricerca (?) che avrebbe monitorato i “cinguettii” del popolo di Twitter in occasione di Vinitaly, attribuendo un valore francamente esagerato ad alcuni protagonisti su Twitter (strumento che peraltro è fondamentale e che usiamo quotidianamente) e in particolare ai blogger, quasi che la comunicazione di realtà come Rai, Mediaset, Corriere della sera o Repubblica fosse sparita dalla scena. Parcellizzando i singoli post personali o basandosi solo sulla scelta arbitraria di qualche "#", si corre il rischio di prendere cantonate o di essere fuori tema. Ma tant'è, la rete è purtroppo fatta anche di queste cose.
L’analisi a cui ci riferiamo è quella di infoFactory (spin-off del Laboratorio di intelligenza artificiale del professor Carlo Tasso dell’Università di Udine), che francamente ci sembra voglia solo assecondare una moda che impazza da qualche tempo e che fa perdere il senso della realtà, al punto che vengono travisati anche i fatti. Un tendenza che ha contagiato altre realtà che proprio a Vinitaly hanno premiato i blogger più attivi per loro (e che non sono peraltro presenti fra quelli considerati dal monitoraggio di cui parliamo).
Pur di cavalcare la moda che sono i blogger a fare tendenza, il personaggio che secondo InfoFactory avrebbe avuto più citazioni per i suoi post su Twitter, il "Best Influencer Twitter", del Vinitaly 2014, Davide Oltolini (nella foto), viene addirittura fatto passare per un wine blogger. Peccato che l’amico Davide, oltre che sommelier e degustatore, è un critico ed un giornalista enogastronomico, fra le altre cose collaboratore di Italia a Tavola, e attualmente conduttore della rubrica "Sapere i Sapori", ogni sabato alle 9.55 su Rai Uno all'interno di Uno Mattina in Famiglia. Come dire, va bene avere attenzione a Twitter, ma cerchiamo di distinguere le opinioni dalle informazioni e, soprattutto, diamo ai blogger quel che è dei blogger e ai giornalisti quel che è dei giornalisti.
In ogni caso, da un’analisi quanto meno discutibile come questa, emerge il ruolo e l’importanza di una professione, quella di giornalista, che, nonostante i troppi guru della pretesa nuova informazione, continua ad avere una dignità ed una funzione sociale che non può essere confusa con quella dei blogger o, peggio, con la comunicazione istituzionale di enti ed aziende. Nel caso di Oltolini, va ricordato che anche due anni fa, almeno per quanto riguardava la prima giornata, risultava il protagonista di Twitter con più interazioni. Resta il rammarico che pur con elevati curriculum universitari si possano fare scivoloni di stile così vistosi.
Per correttezza d’informazione riportiamo le dichiarazioni che su questa analisi ha fatto a “I Grandi Vini” Barbara Demartin, ricercatrice di InfoFactory.
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Da I Grandi Vini:
Partiamo dall’inizio: come si è svolta la vostra analisi?
“Il monitoraggio di infoFACTORY ha preso in considerazione tutti i post pubblicati on-line su Twitter dal 05/04/2014 al 08/04/2014, che contenevano almeno un hashtag o una mention tra le seguenti: #Vintaly2014, #Vinitaly, #VinitalyTasting, #VinitalyTour, @talyTour, @VinitalyTour, @vinitalyclub. Quello che facciamo è tracciare non solo i topic e gli influencer, ma anche targetizzare gli utenti sulla base delle loro sfumature emotive”.
Quali sono le considerazioni che sono emerse?
“In base ai parametri già illustrati, abbiamo tracciato i 100 profili twitter che hanno postato il maggior numero di contenuti (testi e immagini). Come si può vedere dal grafico (vd. sotto), il profilo Twitter della Camera di Commercio di Verona ha postato il maggior numero di tweet (143); si scorgono anche le interazioni: più la linea è spessa e più è elevato il numero di citazioni fra un profilo e l’altro. Per quanto riguarda gli influencer, La Stampa è stato senza ombra di dubbio il giornale che ha generato più chiacchiericcio, anche perchè i post sono stati ripresi poi dai profili ufficiali di Vinitaly. Tra i wine blogger Davide Oltolini ha movimentato le conversazioni in rete, postando molti contenuti che sono stati ripresi da tanti profili di blogger ed appassionati, sia italiani che stranieri (soprattutto americani). Tra le altre aziende (che non sono produttori di vino) che hanno twittato contenuti su Vinitaly 2014, emerge Beverage Trade Network, società specializzata in e-commerce di prodotti alimentari, che ha influenzato la comunicazione sul social network e Wine Pleasure. Invece, tra le cantine più attive in rete troviamo: Consorzio Vini Abruzzo, Tenuta Sette Ponti, Cecchi Winery. Il pubblico presente in rete era formato soprattutto da blogger e giornalisti, produttori vitivinicoli e appassionati di vino.
Iconografica Vintaly 2014 su Twitter
Quindi il flusso su Twitter è stato alimentato soprattutto da professionisti del settore…
“Sì, giornalisti e blogger ma anche produttori e cantine. Questo è un segnale positivo: significa che anche il mondo del vino sta imparando ad usare le potenzialità della rete e dei social network in particolare, abbandonando quella reticenza dimostrata in passato”.
In generale, sono stati più i commenti positivi o negativi?
“Soprattutto commenti positivi. Gli unici tweet negativi non riguardano i contenuti della fiera ma piuttosto i problemi legati ai parcheggi o altri aspetti collaterali al salone”.
Cantine e social media marketing: che consiglio ti senti di dare a proposito?
“Spesso le cantine hanno un’immagine legata a quello che fanno, alle direttive commerciali o ai mercati obiettivo, ma non sanno quello che pensa il consumatore finale. Ascoltare la rete è un buon modo per colmare questo gap, lavorando così sullo stato emotivo del loro target, sui competitors, evitando le minacce e riuscendo a cogliere le opportunità prima che lo facciano altri. Ma niente deve essere fatto a caso: l’analisi della web reputation è il primo, fondamentale, passo da compier
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