Pasta, cereali, farina, passata di pomodoro, olio extravergine, cioccolato, succhi di frutta... Queste e molte altre ancora sono le bontà prodotte dai soci Alce Nero nel rigoroso rispetto dei disciplinari dell’agricoltura biologica. Fondato nel 1978, il marchio che raccoglie oltre mille soci fra agricoltori e apicoltori è cresciuto fino a diventare una realtà dinamica e in piena espansione, oggi presente in 14 Paesi.

Della compagine societaria Alce Nero fanno parte importanti aziende del settore agroalimentare, italiane ed estere, tra le quali Conapi (Consorzio nazionale apicoltori), leader nella produzione di miele, e La Cesenate, nome di punta nel settore delle conserve alimentari, del biologico e dell’alimentazione per l’infanzia.



A raccontarci questa storia ricca di passione e di rispetto per il territorio è Lucio Cavazzoni (nella foto), presidente di Alce Nero.

Cosa significa per Alce Nero produrre cibi biologici?
Naturalmente nelle coltivazioni sono bandite le sostanze chimiche di sintesi, come i pesticidi e gli erbicidi. Ma a questo aspetto tecnico e normativo noi aggiungiamo qualcosa di più. Il biologico è la nostra modalità di relazione con l’ambiente e con le persone che lavorano la terra, che allevano e che scelgono i nostri prodotti. È una impostazione concettuale alla base della scelta agronomica e produttiva: non forzare le produzioni con la chimica, lasciare riposare la terra con le rotazioni per non impoverirla e per lasciarla fertile, scegliere le varietà da coltivare che siano quelle più adatte a quel terreno e più ricche nutrizionalmente, lavorare le materie prime così ottenute con processi delicati e protettivi dei sapori e degli elementi nutritivi e fare precise scelte sugli ingredienti evitando ogni tipo di conservante, edulcorante, sostanza chimica che mascheri il sapore, oli saturi come quello di palma o addensanti come la pectina.

L’obiettivo è portare sulla tavola un cibo buono che fa bene?
Certamente, noi preferiamo chiamarlo “cibo vero” che è parte delle scelte che i nostri agricoltori fanno prima sul campo e poi nei processi produttivi e nella selezione degli ingredienti. Così arriviamo a ottenere un prodotto organoletticamente buono e in grado di nutrire in modo corretto.

Lucio Cavazzoni

Siete impegnati in iniziative etiche?
Si, la nostra è una sfida importante, non solo dal punto di vista alimentare, ma anche sotto il profilo sociale e culturale. Crediamo nella cooperazione a 360° e riteniamo che di “vero” valore si possa parlare solo se le basi sono la trasparenza, il dialogo e il rispetto verso chi il valore lo produce veramente: i nostri agricoltori. Ed è questo che ci porta a lavorare anche a fianco di piccoli produttori dell’America Latina riuniti nella Cooperativa Sin Fronteras, un’organizzazione senza scopo di lucro che promuove lo sviluppo, la crescita e l’integrazione di aziende agricole di piccoli e medi produttori, basata sulla partecipazione democratica secondo i principi definiti da FLO (Fairtrade International), in grado di garantire qualità e sviluppo sostenibile, proteggere e valorizzare il territorio e i prodotti che da esso provengono. Come vedete lavoriamo insieme e attivamente per produrre ricchezza e sollecitare reciprocità fra oggetti economici anche molto differenti, dimostrando e promuovendo un modo più conveniente e giusto (fair) di produrre, commercializzare e fruire.

Quanto conta la ricerca?
È un fattore determinante per lo sviluppo. L’innovazione e l’implementazione di tecnologie evolute sono fondamentali oggi in questo tipo di produzione, perché fare biologico vero oggi richiede competenze alte e sempre aggiornate, tutte tese a valorizzare un prodotto comunque frutto di una grande artigianalità. Per evitare la chimica nei campi è necessario fare ricerca, si devono conoscere la terra e le piante in modo serio e approfondito perché le coltivazioni intensive sono più semplici. Però forzare le piante va a discapito di quello che si coltiva, del territorio e della qualità del cibo che si produce e che poi si mangia.


Alce Nero & Mielizia Spa
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