Prezzi alimentari in ribasso dello 0,3% Ortofrutta -4,6% a febbraio 2014
Si arresta l'inflazione e i prezzi degli alimenti calano dello 0,3%, rispetto al mese scorso. I vegetali freschi registrano il maggior crollo dei prezzi (-4,6%); ma il 50% degli italiani continua a tagliare nella spesa.
I dati Istat rivelano che i prezzi dei prodotti alimentari ad alta frequenza di acquisto diminuiscono dello 0,3% questo mese rispetto al mese precedente, e crescono dello 0,5% nei confronti di febbraio 2013 (in sensibile attenuazione dal +1,2% di gennaio).
Sono i vegetali freschi a far segnare il maggior crollo congiunturale dei prezzi con un calo del 4,6% che spinge l'intero settore alimentare verso la deflazione. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti che sottolinea come a pesare siano stati il calo dei consumi e gli effetti stagionali con il caldo record che ha favorito la maturazione contemporanea degli ortaggi ed il calo dei prezzi rilevato dall'Istat a febbraio 2014.

A soffrire il calo dei consumi è anche la frutta con un calo dell'1% dei prezzi rispetto al mese precedente. L'andamento dei prezzi riflette in generale una situazione difficile sul lato dei consumi anche se per la seconda parte del 2014 si attende una leggera ripresa solo per gli acquisti alimentari che a differenza degli altri beni invertono la tendenza negativa registrata nel 2013 con il calo del 4%, secondo una analisi della Coldiretti su dati Ismea.
«Ormai l'inflazione è praticamente sparita, chiaro segnale di consumi interni ancora fermi a causa di una crisi troppo lunga e della drammatica situazione occupazionale del Paese», commenta Confesercenti in merito alla stima provvisoria dell'Istat sui prezzi al consumo di febbraio.
«Si tratta di un dato - continua Confesercenti - che pone la politica economica italiana di fronte a un bivio. Il basso tasso segnalato, infatti, evidenzia il rischio concreto di deflazione: ma dovrebbe consentire anche di intervenire per la ripresa della domanda interna, mettendo a disposizione di famiglie e imprese piu' risorse - ad esempio tramite un sostanziale taglio del cuneo e della pressione fiscale - senza il rischio che questo influenzi eccessivamente l'andamento dei prezzi».
La crisi economica continua però a mordere le tavole degli italiani, che sono costretti a una dura “spending review” casalinga. Così sei famiglie su dieci sono state obbligate a cambiare gli acquisti dei prodotti alimentari; mentre il 50% ha ridotto decisamente la spesa. Il 34% (7,4 milioni) ha optato ormai per prodotti “low-cost” o di qualità più bassa e il 28% (6,5 milioni) ha ammesso di rivolgersi quasi esclusivamente ai discount.
Nel 2013 i consumi alimentari hanno così continuato a subire un duro colpo. I derivati dei cereali (pasta, pane, biscotti) sono calati, in valore, del 5,2%, latte e yogurt del 7,9%, i formaggi dell’1,9%, i prodotti ittici addirittura del 13,2%, verdure e ortaggi del 2,6%, la frutta del 2,9%, l’olio extravergine d’oliva del 5,8%, la carne dell’1,7%.
Gli italiani sono diventati così attenti a economizzare che oggi quasi due famiglie su cinque sono tornate a fare la “scorta alimentare” come ai tempi di guerra ed è aumentato il tempo dedicato alla spesa. Dopo anni di dispense minime e acquisti quotidiani o settimanali, il bisogno di risparmiare ha allungato i tempi davanti allo scaffale del supermercato, con il 65% degli italiani che compara prezzi e punti vendita con molta più attenzione rispetto al passato.
Sono i vegetali freschi a far segnare il maggior crollo congiunturale dei prezzi con un calo del 4,6% che spinge l'intero settore alimentare verso la deflazione. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti che sottolinea come a pesare siano stati il calo dei consumi e gli effetti stagionali con il caldo record che ha favorito la maturazione contemporanea degli ortaggi ed il calo dei prezzi rilevato dall'Istat a febbraio 2014.

A soffrire il calo dei consumi è anche la frutta con un calo dell'1% dei prezzi rispetto al mese precedente. L'andamento dei prezzi riflette in generale una situazione difficile sul lato dei consumi anche se per la seconda parte del 2014 si attende una leggera ripresa solo per gli acquisti alimentari che a differenza degli altri beni invertono la tendenza negativa registrata nel 2013 con il calo del 4%, secondo una analisi della Coldiretti su dati Ismea.
«Ormai l'inflazione è praticamente sparita, chiaro segnale di consumi interni ancora fermi a causa di una crisi troppo lunga e della drammatica situazione occupazionale del Paese», commenta Confesercenti in merito alla stima provvisoria dell'Istat sui prezzi al consumo di febbraio.
«Si tratta di un dato - continua Confesercenti - che pone la politica economica italiana di fronte a un bivio. Il basso tasso segnalato, infatti, evidenzia il rischio concreto di deflazione: ma dovrebbe consentire anche di intervenire per la ripresa della domanda interna, mettendo a disposizione di famiglie e imprese piu' risorse - ad esempio tramite un sostanziale taglio del cuneo e della pressione fiscale - senza il rischio che questo influenzi eccessivamente l'andamento dei prezzi».
La crisi economica continua però a mordere le tavole degli italiani, che sono costretti a una dura “spending review” casalinga. Così sei famiglie su dieci sono state obbligate a cambiare gli acquisti dei prodotti alimentari; mentre il 50% ha ridotto decisamente la spesa. Il 34% (7,4 milioni) ha optato ormai per prodotti “low-cost” o di qualità più bassa e il 28% (6,5 milioni) ha ammesso di rivolgersi quasi esclusivamente ai discount.
Nel 2013 i consumi alimentari hanno così continuato a subire un duro colpo. I derivati dei cereali (pasta, pane, biscotti) sono calati, in valore, del 5,2%, latte e yogurt del 7,9%, i formaggi dell’1,9%, i prodotti ittici addirittura del 13,2%, verdure e ortaggi del 2,6%, la frutta del 2,9%, l’olio extravergine d’oliva del 5,8%, la carne dell’1,7%.
Gli italiani sono diventati così attenti a economizzare che oggi quasi due famiglie su cinque sono tornate a fare la “scorta alimentare” come ai tempi di guerra ed è aumentato il tempo dedicato alla spesa. Dopo anni di dispense minime e acquisti quotidiani o settimanali, il bisogno di risparmiare ha allungato i tempi davanti allo scaffale del supermercato, con il 65% degli italiani che compara prezzi e punti vendita con molta più attenzione rispetto al passato.

