Mais Ogm, i 12 Ministri Ue contrari chiedono a Bruxelles un passo indietro
Il ministro per gli Affari europei Moavero ha firmato, insieme ai colleghi di altri 11 Paesi Ue, una lettera indirizzata alla Commissione, chiedendo di ritirare l'autorizzazione alla coltivazione di mais Ogm 1507.

L'Italia e altri 11 Paesi Ue chiedono ufficialmente alla Commissione europea di ritirare la proposta che autorizza la coltivazione del nuovo mais transgenico 1507. In una lettera firmata, tra gli altri, dal ministro per gli Affari europei Enzo Moavero, inviata al commissario alla Salute Tonio Borg, i 12 Ministri chiedono a Bruxelles un passo indietro.
Il presidente della Cia, Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi (nella foto in basso a sinistra), esprime apprezzamento per la lettera contro l’autorizzazione alla coltivazione del nuovo mais transgenico. Ora il governo italiano deve procedere alla dichiarazione della clausola di salvaguardia.
«Un’iniziativa quanto mai opportuna - commenta Politi - per difendere la biodiversità dell’agricoltura e tutelare i consumatori. Questa presa di posizione è importante e può evitare che l’agricoltura europea, e in particolare quella italiana, venga contaminata dagli Organismi geneticamente modificati, contro i quali si è espressa la stragrande maggioranza dei cittadini europei, sette su dieci. Percentuale che supera addirittura l’80% nel nostro Paese». «Il recente Consiglio europeo ha confermato - rimarca il presidente della Cia - che sul biotech ci sono profonde divisioni tra “i 28”, ma soprattutto grande confusione sulla linea da sviluppare. E questo presta, purtroppo, il fianco a chi vuole aprire le porte dell’agricoltura europea agli Ogm. È una cosa che non possiamo assolutamente accettare. Quindi, accogliamo positivamente l’azione promossa dai dodici paesi, auspicando che il fronte anti-Organismi geneticamente modificati si faccia ancora più ampio».
«L’Italia - aggiunge Politi - deve mantenere una posizione ferma e arrivare alla dichiarazione della clausola di salvaguardia per impedire che gli Ogm contaminino la nostra agricoltura diversificata e saldamente legata alla storia, alla cultura, alle tradizioni delle variegate realtà rurali. Ribadisco che gli Ogm non servono alla nostra agricoltura».
«La nostra contrarietà al transgenico - conclude Politi - non scaturisce da una scelta ideologica, ma dalla consapevolezza che l’utilizzazione degli Organismi geneticamente modificati può annullare la nostra idea di agricoltura. Annullare, cioè, l’unico vantaggio competitivo dei suoi prodotti sui mercati: quello della biodiversità. Non si tratta di una posizione oscurantista. Tutt’altro. Chiediamo alla scienza di continuare a contribuire alla crescita di questo tipo di agricoltura. E questo lo si può fare senza ricorrere al biotech, come, del resto, è avvenuto fino ad oggi con risultati molto importanti».
Anche il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo (nella foto accanto) commenta positivamente la richiesta esplicita dei 12 ministri Ue: «Con quasi otto italiani su dieci (76%) che sono contrari all’utilizzo di organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura, è positiva la decisione dell’Italia di partecipare al gruppo di dodici Paesi che chiedono formalmente alla Commissione Ue di ritirare la proposta che autorizza la coltivazione del nuovo mais transgenico 1507». «Un atteggiamento che si deve tradurre in comportamenti coerenti anche a livello nazionale dove in Friuli - sottolinea Moncalvo - non si è adeguatamente intervenuti sulla semina clandestina di mais ogm con problemi di inquinamento ambientale. L’Italia che è leader europeo nella qualità e distintività delle produzioni agricole ha il dovere di porsi a capofila nelle politiche di difesa del territorio dalle contaminazioni».
«Gli organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura - conclude Moncalvo - non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale e alimentare, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del made in Italy».

