Multato un fruttivendolo napoletano. Merce in strada esposta allo smog
La Cassazione ha confermato la multa a carico di un fruttivendolo di Pomigliano d’Arco, reo di aver esposto alcune cassette di frutta in strada. Coldiretti: «Dalle strade non vanno tolte le cassette di frutta ma lo smog»
Confermata dalla Cassazione la condanna penale dell’ammenda (di importo non precisato) a carico di un fruttivendolo che, come fanno molti suoi “colleghi” in tutte le città e i paesi, esponeva tre cassette di frutta in bella vista sul marciapiede all’esterno del suo negozio. Ad avviso dei giudici, il commerciante in questione (Bruno M., campano, con negozio a Pomigliano d’Arco) con questo comportamento si è reso colpevole di aver messo in vendita merce in cattivo stato di conservazione, non perché si trattasse di prodotti avariati, ma per il solo fatto che le tre cassette di frutta, che avevano spinto un cliente a denunciarlo, «erano esposte all’aperto e, pertanto, a contatto con agenti atmosferici e gas di scarico dei veicoli in transito».
«Tale diretto accertamento da parte della polizia giudiziaria - scrive la Cassazione nella sentenza 6108 della Terza sezione penale - risulta del tutto sufficiente a giustificare l’affermazione di penale responsabilità, evidenziando una situazione di fatto certamente rilevante e la cui sussistenza risulta peraltro confermata dallo stesso negoziante, laddove, nel suo ricorso, riconosce che la verdura era esposta per la vendita sul marciapiede antistante l’esercizio commerciale».

Ad avviso della Suprema Corte, «la messa in commercio di frutta all’aperto ed esposta agli agenti inquinanti costituisce una violazione dell’obbligo di assicurare l’idonea conservazione delle sostanze alimentari e rispettare l’osservanza di disposizioni specifiche».
Con questo verdetto, i supremi giudici hanno reso definitiva l’ammenda applicata dal Tribunale di Nola lo scorso 11 aprile.
«Dalle strade delle città non vanno tolte le cassette di frutta ma lo smog, che non danneggia solo i prodotti alimentari ma anche la salute degli italiani che in un caso su 5 dichiarano di avere problemi respiratori favoriti dal peggioramento della qualità dell’aria che si è verificato negli ultimi 10 anni secondo il recente studio europeo pubblicato su Lancet Oncology e confermato anche da Legambiente». Questo il commento alla sentenza da parte di Coldiretti.
«L’obiettivo - prosegue Coldiretti in una nota - deve essere quello di rimuovere le cause dell’inquinamento nelle città e non certo quello di ostacolare il consumo di cibi sani come l’ortofrutta che sono necessari per la salute dei cittadini. Gli acquisti di frutta e verdura degli italiani nel 2013 sono crollati al minimo da inizio secolo con le famiglie che hanno messo oltre 100 chili di ortofrutta in meno nel carrello, rispetto al 2000. Le famiglie hanno portato sulle tavole appena 320 chili di ortofrutta al disotto dei 400 grammi al giorno che l’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia per mantenersi in forma».
«La sentenza della Cassazione rischia però anche di favore i grandi centri commerciali e accelerare nei centri urbani la chiusura dei piccoli negozi alimentari che hanno fatto segnare un calo record delle vendite del 3% nel 2013. Un fenomeno che oltre ad effetti economici ed occupazionali determina un impatto negativo legato alla riduzione dei servizi di prossimità, ma anche un indebolimento del sistema relazionale, dell’intelaiatura sociale e spesso anche della stessa sicurezza sociale dei centri urbani».
«Tale diretto accertamento da parte della polizia giudiziaria - scrive la Cassazione nella sentenza 6108 della Terza sezione penale - risulta del tutto sufficiente a giustificare l’affermazione di penale responsabilità, evidenziando una situazione di fatto certamente rilevante e la cui sussistenza risulta peraltro confermata dallo stesso negoziante, laddove, nel suo ricorso, riconosce che la verdura era esposta per la vendita sul marciapiede antistante l’esercizio commerciale».

Ad avviso della Suprema Corte, «la messa in commercio di frutta all’aperto ed esposta agli agenti inquinanti costituisce una violazione dell’obbligo di assicurare l’idonea conservazione delle sostanze alimentari e rispettare l’osservanza di disposizioni specifiche».
Con questo verdetto, i supremi giudici hanno reso definitiva l’ammenda applicata dal Tribunale di Nola lo scorso 11 aprile.
«Dalle strade delle città non vanno tolte le cassette di frutta ma lo smog, che non danneggia solo i prodotti alimentari ma anche la salute degli italiani che in un caso su 5 dichiarano di avere problemi respiratori favoriti dal peggioramento della qualità dell’aria che si è verificato negli ultimi 10 anni secondo il recente studio europeo pubblicato su Lancet Oncology e confermato anche da Legambiente». Questo il commento alla sentenza da parte di Coldiretti.
«L’obiettivo - prosegue Coldiretti in una nota - deve essere quello di rimuovere le cause dell’inquinamento nelle città e non certo quello di ostacolare il consumo di cibi sani come l’ortofrutta che sono necessari per la salute dei cittadini. Gli acquisti di frutta e verdura degli italiani nel 2013 sono crollati al minimo da inizio secolo con le famiglie che hanno messo oltre 100 chili di ortofrutta in meno nel carrello, rispetto al 2000. Le famiglie hanno portato sulle tavole appena 320 chili di ortofrutta al disotto dei 400 grammi al giorno che l’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia per mantenersi in forma».
«La sentenza della Cassazione rischia però anche di favore i grandi centri commerciali e accelerare nei centri urbani la chiusura dei piccoli negozi alimentari che hanno fatto segnare un calo record delle vendite del 3% nel 2013. Un fenomeno che oltre ad effetti economici ed occupazionali determina un impatto negativo legato alla riduzione dei servizi di prossimità, ma anche un indebolimento del sistema relazionale, dell’intelaiatura sociale e spesso anche della stessa sicurezza sociale dei centri urbani».

