Essere vegetariani è troppo difficile 4 su 5 tornano a mangiare carne
Un recente studio ha dimostrato che 4 vegetariani su 5 in America dopo un anno riprendono a mangiare carne; 1 su 3 dopo un mese. Un risultato comprensibile per un Paese dove i barbecue sono tanto amati
Secondo uno studio effettuato dallo “Humane research council”, un ente statunitense che si occupa della difesa degli animali, 4 vegetariani su 5, su un campione di circa 11mila adulti americani, entro un anno ritornano a mangiare carne. Se le convinzioni che portano alla scelta iniziale di rispettare il mondo animale a tavola sono più che valide, spesso queste ultime non si dimostrano sufficienti per consolidare lo stile alimentare vegetariano nel tempo, specialmente in una società come quella americana, dove si potrebbe dire che barbecue siano all'ordine del giorno.

Essere vegetariani o vegani, insomma, rinunciare ai piaceri della carne, è una scelta sempre più condivisa nella società odierna. Le motivazioni possono essere le più disparate: da chi riflette sui guadagni che ne ricaverebbe l’economia - vista l’enorme spesa per ottenere carni di alta qualità - a chi si preoccupa per l’ambiente - l’inquinamento prodotto dagli allevamenti è eccessivo rispetto a quello dell’agricoltura - fino a chi difende o giustifica la propria scelta con ragioni etiche - gli animali soffrono.
La salute è un altro ottimo motivo. Tumori e malattie degenerative troverebbero infatti uno dei loro innesti, una possibile causa, nelle proteine animali, le quali, assimilate in quantità eccessive porterebbero ad uno sforzo e ad un conseguente invecchiamento degli organi rispetto alla reale età anagrafica del soggetto.
Che le convinzioni salutiste ci siano e siano valide non è da mettere in dubbio. Tuttavia è dimostrato che solamente una persona su cinque rimane coerente alla sua decisione; le altre quattro invece, o per colpa di una società che non le aiuta nella propria scelta, o per la vicinanza di familiari e amici che ne mettono a dura prova la coerenza, tornano a mangiare carne. Per la precisione secondo l’indagine statunitense, il 53% dei vegetariani rinuncia dopo un anno, mentre il 30% appena dopo un mese; in conclusione, solo un americano su cinque rimane fiero della motivazione che lo spinge alla cucina per la difesa degli animali.
Se chi non mangia carne non trova un ambiente “stimolante” negli Stati Uniti, può cercarlo in Germania, dove l’8,6% della popolazione non mangia carne, o nel Paese vegetariano per eccellenza, l’India, dove sono ben il 30% coloro che scelgono un'alimentazione a base vegetale. Questi dati mostrano un panorama culinario pieno di scelte e di filosofie. Tra le tante mezze verità non si può dire d’essere arrivati a comprendere quali alimenti e in che dose facciano più o meno bene all’uomo: troppa carne fa male alla salute esattamente come una sua assenza assoluta, se non adeguatamente integrata con proteine del mondo vegetale, non sempre purtroppo facilmente reperibili o assimilabili. Quel che finora si può consigliare è, come suggeriscono gli esperti è mangiare poco e solo cibi di qualità.

Essere vegetariani o vegani, insomma, rinunciare ai piaceri della carne, è una scelta sempre più condivisa nella società odierna. Le motivazioni possono essere le più disparate: da chi riflette sui guadagni che ne ricaverebbe l’economia - vista l’enorme spesa per ottenere carni di alta qualità - a chi si preoccupa per l’ambiente - l’inquinamento prodotto dagli allevamenti è eccessivo rispetto a quello dell’agricoltura - fino a chi difende o giustifica la propria scelta con ragioni etiche - gli animali soffrono.
La salute è un altro ottimo motivo. Tumori e malattie degenerative troverebbero infatti uno dei loro innesti, una possibile causa, nelle proteine animali, le quali, assimilate in quantità eccessive porterebbero ad uno sforzo e ad un conseguente invecchiamento degli organi rispetto alla reale età anagrafica del soggetto.
Che le convinzioni salutiste ci siano e siano valide non è da mettere in dubbio. Tuttavia è dimostrato che solamente una persona su cinque rimane coerente alla sua decisione; le altre quattro invece, o per colpa di una società che non le aiuta nella propria scelta, o per la vicinanza di familiari e amici che ne mettono a dura prova la coerenza, tornano a mangiare carne. Per la precisione secondo l’indagine statunitense, il 53% dei vegetariani rinuncia dopo un anno, mentre il 30% appena dopo un mese; in conclusione, solo un americano su cinque rimane fiero della motivazione che lo spinge alla cucina per la difesa degli animali.
Se chi non mangia carne non trova un ambiente “stimolante” negli Stati Uniti, può cercarlo in Germania, dove l’8,6% della popolazione non mangia carne, o nel Paese vegetariano per eccellenza, l’India, dove sono ben il 30% coloro che scelgono un'alimentazione a base vegetale. Questi dati mostrano un panorama culinario pieno di scelte e di filosofie. Tra le tante mezze verità non si può dire d’essere arrivati a comprendere quali alimenti e in che dose facciano più o meno bene all’uomo: troppa carne fa male alla salute esattamente come una sua assenza assoluta, se non adeguatamente integrata con proteine del mondo vegetale, non sempre purtroppo facilmente reperibili o assimilabili. Quel che finora si può consigliare è, come suggeriscono gli esperti è mangiare poco e solo cibi di qualità.

