Dall’analisi del monitor ortofrutta di Agroter per l’area Salute&Benessere, ogni italiano consuma al giorno 303 g di ortofrutta, in progressiva e costante riduzione, con un forte scollamento tra la rosea percezione dei cittadini - che pensano di aumentare i consumi - e la realtà. Invertendo le tendenze, un incremento di 200 g sui consumi, oltre ad avvicinarci alle dosi consigliate, si tradurrebbe sulla spesa sanitaria in un risparmio di almeno 1,5 miliardi di euro all’anno, solo per le malattie cardiovascolari. La ricetta di Agroter per tornare a “consumi virtuosi” e sani è la sostituzione di una parte dei prodotti raffinati (ricchi di zuccheri aggiunti) con l’ortofrutta, e il ritorno, così, alla vera dieta mediterranea.



Frutta e verdura per vivere meglio e più a lungo non è il solito slogan roboante, non è l’ennesima promessa che non sarà mantenuta e nemmeno la dieta miracolosa dell’apprendista stregone di turno, ma è quanto gli scienziati d’avanguardia hanno oramai dimostrato e stanno divulgando. Porre l’ortofrutta alla base dell’alimentazione migliora la qualità della vita e, riducendo il rischio di malattie, fa vivere più a lungo. Questa è la sintesi dei risultati di tante ricerche condotte negli ultimi venti anni su campioni statistici ormai significativi in diverse parti del mondo, sia dove di frutta e verdura se ne mangia molta che dove il consumo è limitato.

Limitarsi a dire questo però non basta. O quanto meno, è dire l’ovvio. Il monitor ortofrutta di Agroter, realizzato da un pool di giovani ricercatori coordinati da Roberto Della Casa, docente all’università di Bologna, si è spinto più in là. Si è fatto promotore di un osservatorio Salute&Benessere per lanciare quella che potremmo chiamare “guerra per le quote di zuccheri”. In altre parole: perché non sostituire almeno parzialmente l’eccessiva quota quotidiana di prodotti raffinati ricchi di zuccheri aggiunti, con l’ortofrutta? La stessa Organizzazione mondiale della sanità si è lanciata in questa direzione e ha proposto il dimezzamento quotidiano del consumo di zucchero aggiunto.

Prima domanda: perché l’ortofrutta si deve confrontare con gli alimenti che forniscono zuccheri e non con altri alimenti? Perché sono i prodotti in concorrenza diretta per volumi, per occasioni di consumo e per valori nutrizionali. La frutta entra in competizione con snack, dolciumi, cereali per la prima colazione, prodotti da forno, biscotti e gelati negli stessi momenti: prima colazione, spuntini fuori pasto e chiusura dei pasti. La verdura entra in competizione con pasta, riso, pane e prodotti da forno come grissini, cracker e snack salati nelle occasioni di consumo dei piatti principali, contorni e snack salati. Infine, spremute e centrifugati entrano in competizione con succhi e bibite zuccherate.

Seconda domanda: perché “sostituire” e non “integrare”? Perché è anacronistico anche solo immaginare che in un paese sviluppato come l’Italia i cittadini aumentino il quantitativo di cibo consumato; più realistico invece è pensare di sostituire alimenti meno sani con alimenti più sani, a parità di quantità giornaliere consumate. Scatenando cioè una vera e propria competizione per “le quote di pancia”.

I dati sui consumi elaborati da Agroter evidenziano come un italiano consumi mediamente 303 g di frutta e verdura al giorno. Solo quindici anni fa (anno 2000) la quota era di 361 g. Se si pensa che l’ideale consumo di ortofrutta per una corretta alimentazione dovrebbe essere oltre i 500 g, è chiaro che stiamo andando nella direzione sbagliata. Ma se questo trend decrescente è noto, meno lo sono i costi in termini di spesa socio-sanitaria che sarebbe possibile ridurre per le sole malattie cardiovascolari, quelle prese in considerazione nello studio, patologie dove si è dimostrato in modo consistente sul piano epidemiologico l’effetto preventivo dell’ortofrutta.

Se il calo dei consumi negli ultimi 15 anni non fosse accaduto si sarebbero potuti risparmiare ben 3,4 miliardi di euro oltre a prevenire 52mila potenziali decessi da patologie cardiovascolari. Sempre secondo i dati elaborati da Agroter e rimanendo in tema di contenimento della spesa sanitaria, invertire il trend decrescente e ritornare ai consumi di 15 anni fa (361 g di ortofrutta/giorno pro-capite), porterebbe, nei prossimi 8 anni, a risparmi collegati alle spesa sanitaria per le sole patologie cardiovascolari quantificabili in 3,3 miliardi di euro, mentre se si raggiungesse il traguardo più ambizioso, quello dei 503 g (+200g) sempre nello stesso lasso di tempo, si potrebbe cumulare un risparmio di ben 8,9 miliardi di euro.

In sintesi, queste elaborazioni fanno emergere come, con un incremento di 200 g di consumo procapite di ortofrutta al giorno, si potrebbe ridurre la spesa sanitaria annuale a nove zeri solo per le cardiopatie e, contemporaneamente, salvare le vite di decine di migliaia di italiani. Peccato che la realtà vada in tutt’altra direzione. Non solo per l’andamento dei consumi ma anche per il percepito. Secondo i risultati del monitor Ortofrutta 2014 di Agroter, su un campione di 2mila intervistati rappresentativo della popolazione italiana, netto è lo scostamento fra il percepito e la realtà in tema di consumi di ortofrutta: solo il 9% ritiene di aver contribuito al calo dei consumi che si è registrato nel 2013 ed è purtroppo proseguito nel 2014, mentre il 21% addirittura parla di un aumento dei consumi.

È evidente che o gli italiani hanno una percezione errata di ciò che fanno o stanno barando per fare bella figura, dimostrandosi almeno a parole sensibili al coro di sollecitazioni che invitano ad un maggior consumo di frutta e verdura. Per la stragrande maggioranza, invece, che si bea di una costanza di consumo, la realtà è una strisciante riduzione non percepita. Altri dati vanno in questa direzione, evidenziati nella stessa analisi.

La realtà ha visto nel corso del periodo preso in esame una diminuzione dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli, secondo il 64% degli intervistati invece si è registrato un incremento dei prezzi dell’ortofrutta. Non solo: i dati Istat evidenziano come il 45% della popolazione italiana risulti avere dei problemi con il peso (11% obesi, 31% sovrappeso, 3% sottopeso) mentre secondo l’analisi del Monitor l’87% degli intervistati afferma “candidamente” di seguire un’alimentazione sana ed equilibrata.

I consumi di ortofrutta negli ultimi 15 anni
Il passaggio dai 361 g di consumo procapite al giorno di ortofrutta in parte edibile ai 303 g negli ultimi 15 anni è un fenomeno di erosione strutturale che va ben oltre la crisi economica degli ultimi anni. Il calo a cui si sta assistendo è infatti lineare e sottolinea problematiche strategiche che spaziano dalla progressiva sostituzione di frutta e verdura con altre fonti di carboidrati, magari più accattivanti grazie ai quantitativi di zuccheri aggiunti, fino alla perdita di fiducia da parte del consumatore verso prodotti ortofrutticoli a volte non idonei qualitativamente in fase di acquisto. Secondo l’osservatorio Agroter, senza un forte investimento, pienamente giustificato dai risparmi a lungo termine sul sistema sanitario, si stima che nel 2022 i consumi continueranno a scendere fino ad arrivare a 277 g, facendo svanire così, più di quanto stia già succedendo, l’amata dieta mediterranea dalle tavole degli italiani.