Crisi, -1,3% di vendite alimentari. Da inizio anno resistono solo i discount
Il lieve aumento dei consumi di settembre non compensa l’andamento negativo degli acquisti per la tavola dall'inizio del 2014. Oltre 15 milioni di famiglie italiane continuano a tagliare il carrello di cibo e bevande.
La crisi dei consumi, iniziata a fine 2011, non accenna ad arrestarsi: anzi, il calo di vendite investe ormai tutte le forme distributive con l’eccezione dei discount. Per le piccole imprese del commercio, poi, è un vero tracollo: quello di settembre è il quinto calo consecutivo, e negli ultimi 33 mesi si sono registrate solo 2 variazioni positive su base mensile. Un crollo che fa sentire i suoi effetti sul tessuto imprenditoriale: nei primi 10 mesi di quest’anno hanno chiuso 135 imprese del commercio al giorno, per un saldo finale negativo di oltre 22mila negozi.

Così Confesercenti commenta i dati delle vendite di settembre diffusi oggi dall’Istat. Si tratta di un brutto segnale per la stagione delle prossime feste, ci aspettiamo, purtroppo, che anche i prossimi tre mesi siano negativi, e persino il Natale sarà stagnante o in calo. Gli italiani soffrono il crollo del reddito disponibile, ma anche l’aumento del fisco e delle cosiddette spese fisse, da quelle per l’abitazione e la salute alle bollette: dal 2001 al 2013 quasi raddoppiate quelle per acqua e condominio, +46% per energia elettrica.
Aggravi che tolgono ulteriore spazio ai consumi. Basti pensare che nella “top ten” delle voci di spesa che hanno registrato i maggiori incrementi nel periodo 2001-2013 ci sono solamente due voci appartenenti al capitolo dei consumi commercializzati: birra e uova. C’è bisogno di una terapia fiscale d’urto per rianimare il mercato interno. Una strategia shock contro la deflazione e la stagnazione, che preveda una sostanziale riduzione del carico fiscale che grava su consumi e famiglie e recuperi più risorse dai tagli della spesa pubblica.
Soprattutto, è indispensabile evitare i pesanti errori del recente passato, come la previsione di ulteriori aggravi per le bollette - energetiche ma non solo - e il maxi-aumento dell’Iva previsto dalla clausola di salvaguardia, che peserebbero ancora sui consumi. Il caso giapponese faccia riflettere.
Cia: Anche la Gdo “zoppica”, tengono solo i discount
Le famiglie in bolletta continuano a tagliare ogni tipo di spesa, anche quella per il cibo. E non basta certo il timido incremento delle vendite al dettaglio dei generi alimentari a settembre (+0,3%) per invertire la tendenza, come dimostra il “saldo” negativo (-1,3%) del comparto nei primi 9 mesi del 2014. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in merito agli ultimi dati Istat.
Ci sono oltre 15 milioni di famiglie che continuano a svuotare il carrello alimentare in quantità e qualità perché hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese. E la triste realtà è che da inizio anno non cedono più solo gli acquisti nei piccoli negozi di quartiere (-2,8%), finora più esposti agli effetti della crisi. Nel periodo gennaio-settembre anche la spesa nella Gdo si è ridotta, coinvolgendo sia supermercati (-1,6%) che ipermercati (-1,7%) e questo nonostante il moltiplicarsi di promozioni e offerte speciali, con un prodotto su tre sugli scaffali “scontato”.
Solo i discount rimangono l’unica tipologia commerciale costantemente in territorio positivo da inizio 2014, con un incremento del 2,3% nei primi 9 mesi dell’anno. D’altra sono 6,5 milioni le famiglie che ormai scelgono di fare la spesa quasi esclusivamente in queste cattedrali del “low-cost”, che sono diventate la sola “via” praticabile per difendersi dalla recessione.
Coldiretti: Boom spesa low cost nei discount
Aumento record per la spesa nei discount che fa segnare un rialzo del 3,4% rispetto allo scorso anno in netta controtendenza al calo fatto registrare nell’alimentare in tutte le forme distributive. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti nel commentare i dati Istat relativi al commercio al dettaglio nel mese di settembre.

A far scendere ulteriormente il valore degli acquisti, oltre alla scelta del punto vendita sono state le strategie di risparmio con quasi un italiano su tre (32%) che fa regolarmente scorta di cibo in offerta mentre la metà degli italiani (49,8 %) dichiara di fare sempre la lista scritta della spesa per non essere travolto dagli acquisti di impulso, secondo una analisi Coldiretti/Censis. Si tratta del risultato del fatto che sei italiani su dieci hanno ridotto gli acquisti alimentari, per un totale di 15,4 milioni di famiglie costrette a tirare ulteriormente la cinghia negli ultimi due anni.
In questa direzione tra i comportamenti di reazione alla crisi ci sono forme di sobrietà nell’utilizzo dei cibi acquistati e cucinati come, ad esempio, l’utilizzo di cibi avanzati preparati per precedenti pasti praticato regolarmente 9,9 milioni di famiglie lo fa regolarmente. Ma ci sono anche più di otto italiani su dieci (81%) che acquistano di meno perché non buttano il cibo scaduto, con una percentuale che è aumentata del 18% dall’inizio del 2014, secondo l’elaborazioni Coldiretti sulla base del rapporto 2014 di Waste watcher knowledge for Expo.

Così Confesercenti commenta i dati delle vendite di settembre diffusi oggi dall’Istat. Si tratta di un brutto segnale per la stagione delle prossime feste, ci aspettiamo, purtroppo, che anche i prossimi tre mesi siano negativi, e persino il Natale sarà stagnante o in calo. Gli italiani soffrono il crollo del reddito disponibile, ma anche l’aumento del fisco e delle cosiddette spese fisse, da quelle per l’abitazione e la salute alle bollette: dal 2001 al 2013 quasi raddoppiate quelle per acqua e condominio, +46% per energia elettrica.
Aggravi che tolgono ulteriore spazio ai consumi. Basti pensare che nella “top ten” delle voci di spesa che hanno registrato i maggiori incrementi nel periodo 2001-2013 ci sono solamente due voci appartenenti al capitolo dei consumi commercializzati: birra e uova. C’è bisogno di una terapia fiscale d’urto per rianimare il mercato interno. Una strategia shock contro la deflazione e la stagnazione, che preveda una sostanziale riduzione del carico fiscale che grava su consumi e famiglie e recuperi più risorse dai tagli della spesa pubblica.
Soprattutto, è indispensabile evitare i pesanti errori del recente passato, come la previsione di ulteriori aggravi per le bollette - energetiche ma non solo - e il maxi-aumento dell’Iva previsto dalla clausola di salvaguardia, che peserebbero ancora sui consumi. Il caso giapponese faccia riflettere.
Cia: Anche la Gdo “zoppica”, tengono solo i discount
Le famiglie in bolletta continuano a tagliare ogni tipo di spesa, anche quella per il cibo. E non basta certo il timido incremento delle vendite al dettaglio dei generi alimentari a settembre (+0,3%) per invertire la tendenza, come dimostra il “saldo” negativo (-1,3%) del comparto nei primi 9 mesi del 2014. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in merito agli ultimi dati Istat.
Ci sono oltre 15 milioni di famiglie che continuano a svuotare il carrello alimentare in quantità e qualità perché hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese. E la triste realtà è che da inizio anno non cedono più solo gli acquisti nei piccoli negozi di quartiere (-2,8%), finora più esposti agli effetti della crisi. Nel periodo gennaio-settembre anche la spesa nella Gdo si è ridotta, coinvolgendo sia supermercati (-1,6%) che ipermercati (-1,7%) e questo nonostante il moltiplicarsi di promozioni e offerte speciali, con un prodotto su tre sugli scaffali “scontato”.
Solo i discount rimangono l’unica tipologia commerciale costantemente in territorio positivo da inizio 2014, con un incremento del 2,3% nei primi 9 mesi dell’anno. D’altra sono 6,5 milioni le famiglie che ormai scelgono di fare la spesa quasi esclusivamente in queste cattedrali del “low-cost”, che sono diventate la sola “via” praticabile per difendersi dalla recessione.
Coldiretti: Boom spesa low cost nei discount
Aumento record per la spesa nei discount che fa segnare un rialzo del 3,4% rispetto allo scorso anno in netta controtendenza al calo fatto registrare nell’alimentare in tutte le forme distributive. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti nel commentare i dati Istat relativi al commercio al dettaglio nel mese di settembre.

A far scendere ulteriormente il valore degli acquisti, oltre alla scelta del punto vendita sono state le strategie di risparmio con quasi un italiano su tre (32%) che fa regolarmente scorta di cibo in offerta mentre la metà degli italiani (49,8 %) dichiara di fare sempre la lista scritta della spesa per non essere travolto dagli acquisti di impulso, secondo una analisi Coldiretti/Censis. Si tratta del risultato del fatto che sei italiani su dieci hanno ridotto gli acquisti alimentari, per un totale di 15,4 milioni di famiglie costrette a tirare ulteriormente la cinghia negli ultimi due anni.
In questa direzione tra i comportamenti di reazione alla crisi ci sono forme di sobrietà nell’utilizzo dei cibi acquistati e cucinati come, ad esempio, l’utilizzo di cibi avanzati preparati per precedenti pasti praticato regolarmente 9,9 milioni di famiglie lo fa regolarmente. Ma ci sono anche più di otto italiani su dieci (81%) che acquistano di meno perché non buttano il cibo scaduto, con una percentuale che è aumentata del 18% dall’inizio del 2014, secondo l’elaborazioni Coldiretti sulla base del rapporto 2014 di Waste watcher knowledge for Expo.

