Contraffazioni alimentari. Un’Expo senza?
Nonostante il Governo abbia indicato nell’agroalimentare uno dei settori di punta del nuovo sviluppo, in concreto non si vedono iniziative forti per contrastare, non solo con i sequestri, la contraffazione alimentare
L’allarme sulle contraffazioni alimentari non è uno dei tanti a cui siamo ormai da troppo tempo abituati. Soprattutto se si pensa che negli ultimi 4-5 anni, di fatto dall’inizio della crisi economica che sembra non voler finire, nel solo settore dei vini e degli alcolici le frodi sono più che raddoppiate, con un incremento record del 102% del valore dei prodotti sequestrati perché adulterati, contraffatti o falsificati.
Stiamo parlando di un settore criminale che solo in Italia, in campo alimentare, crea danni alle aziende per un miliardo di euro circa l’anno, senza considerare i costi dello Stato per la salute compromessa. Per non parlare dell’odiosità di un sistema che colpisce spesso i più poveri, i più colpiti dalla recessione che pensano di trovare le occasioni giuste acquistando prodotti per lo più sottocosto o privi di indicazioni di provenienza sicuri.
Bene fa quindi la Coldiretti, fra le poche organizzazioni in Italia, a plaudire ogni volta che le forze dell’ordine mettono a segno dei risultati positivi con sequestri spesso di dimensioni anche importanti. Vuol dire che quando possono (e torneremo su questo concetto) le varie forze di polizia italiane (che sono troppe in verità...) svolgono controlli efficaci togliendo di mezzo prodotti irregolari.
Il problema però è che non si può continuamente sperare nei Nas, nella Forestale o nella Finanza, che spesso non possono nemmeno operare per le note carenze di risorse economiche. Nonostante il Governo abbia indicato nell’agroalimentare uno dei settori di punta del nuovo sviluppo (Renzi aveva parlato al Vinitaly di un aumento del 50% del valore in 5 anni), in concreto non si vede nulla. Soprattutto non si vedono iniziative forti per contrastare, non solo coi sequestri, la contraffazione. Da un lato serve una trasparenza assoluta che faccia perno sulla tracciabilità in etichetta. Ancora oggi un’importante e premiata ditta che produce olio non chiarisce dove coltiva le olive in Italia, dove le frange e dove le imbottiglia... Ma in etichetta capeggia la scritta “extravergine di olive italiane spremute a freddo”. Non basta ed è scandaloso che non si agisca per decreto tutelando i produttori onesti e i consumatori.
E ancora. In tema di riforma della giustizia si devono prevedere pene esemplari per chi opera contraffazioni alimentari di qualunque genere e i dirigenti e i titolari di queste aziende devono essere inibiti a vita dallo svolgere altre attività imprenditoriali e anche solo dal poter aprire una partita Iva.
O ci crediamo nell’agroalimentare italiano o è inutile. Senza dimenticare che, con l’Expo alle porte, una legislazione d’avanguardia come questa sarebbe il biglietto da visita migliore per i mercati di tutto il mondo.
Stiamo parlando di un settore criminale che solo in Italia, in campo alimentare, crea danni alle aziende per un miliardo di euro circa l’anno, senza considerare i costi dello Stato per la salute compromessa. Per non parlare dell’odiosità di un sistema che colpisce spesso i più poveri, i più colpiti dalla recessione che pensano di trovare le occasioni giuste acquistando prodotti per lo più sottocosto o privi di indicazioni di provenienza sicuri.
Bene fa quindi la Coldiretti, fra le poche organizzazioni in Italia, a plaudire ogni volta che le forze dell’ordine mettono a segno dei risultati positivi con sequestri spesso di dimensioni anche importanti. Vuol dire che quando possono (e torneremo su questo concetto) le varie forze di polizia italiane (che sono troppe in verità...) svolgono controlli efficaci togliendo di mezzo prodotti irregolari.
Il problema però è che non si può continuamente sperare nei Nas, nella Forestale o nella Finanza, che spesso non possono nemmeno operare per le note carenze di risorse economiche. Nonostante il Governo abbia indicato nell’agroalimentare uno dei settori di punta del nuovo sviluppo (Renzi aveva parlato al Vinitaly di un aumento del 50% del valore in 5 anni), in concreto non si vede nulla. Soprattutto non si vedono iniziative forti per contrastare, non solo coi sequestri, la contraffazione. Da un lato serve una trasparenza assoluta che faccia perno sulla tracciabilità in etichetta. Ancora oggi un’importante e premiata ditta che produce olio non chiarisce dove coltiva le olive in Italia, dove le frange e dove le imbottiglia... Ma in etichetta capeggia la scritta “extravergine di olive italiane spremute a freddo”. Non basta ed è scandaloso che non si agisca per decreto tutelando i produttori onesti e i consumatori.
E ancora. In tema di riforma della giustizia si devono prevedere pene esemplari per chi opera contraffazioni alimentari di qualunque genere e i dirigenti e i titolari di queste aziende devono essere inibiti a vita dallo svolgere altre attività imprenditoriali e anche solo dal poter aprire una partita Iva.
O ci crediamo nell’agroalimentare italiano o è inutile. Senza dimenticare che, con l’Expo alle porte, una legislazione d’avanguardia come questa sarebbe il biglietto da visita migliore per i mercati di tutto il mondo.


