Commercio al dettaglio, vendite ferme. Addio ai piccoli negozi di fiducia: -3%
Il commercio al dettaglio nel 2013 ha registrato un calo del 2,1%. Crollano le vendite nei piccoli negozi, che segnano un calo record del 3,1% nell’alimentare e del 3% in generale; +1,7% solo per i discount.

Da gennaio a novembre scorsi, il commercio al dettaglio nel nostro Paese ha fatto registrare una contrazione del 2,1%, sintesi di una flessione dell'1% delle vendite di prodotti alimentari e di una flessione del 2,7% delle vendite di prodotti non alimentari. Nella media del trimestre settembre-novembre si ha una flessione dello 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti. Nel confronto con ottobre 2013, le vendite di prodotti alimentari aumentano dello 0,2%, quelle di prodotti non alimentari diminuiscono dello 0,1%.
Il marginale aumento su base annua è invece sintesi di un incremento dell'1,5% registrato per le vendite di prodotti alimentari e di una flessione dello 0,6% di quelle di prodotti non alimentari. Le vendite per forma distributiva mostrano, nel confronto con novembre 2012, una variazione positiva per la grande distribuzione (+2,6%) e una diminuzione per le imprese operanti su piccole superfici (-2,0%).
Il crollo più significativo si realizza proprio per le imprese operanti su piccole superfici, alimentari e non. Precipitano dunque le vendite nei piccoli negozi che fanno segnare un calo record del 3,1% nell’alimentare e del 3% per gli altri, nei primi undici mesi del 2013. Un fenomeno che sta portando alla chiusura di molti negozi tradizionali che oltre ad effetti economici ed occupazionali determina ha un impatto negativo legati alla riduzione dei servizi di prossimità, ma anche un indebolimento del sistema relazionale, dell'intelaiatura sociale e spesso anche della stessa sicurezza sociale dei centri urbani.
Un trend contrastato solo dall’andamento positivo dei mercati degli agricoltori di Campagna Amica che sempre più frequentemente trovano spazio nei centri delle città e contribuiscono a mantenere vivo il tessuto economico e sociale. Siamo di fronte agli effetti della crisi che porta a dire addio al negozio di fiducia con quasi la metà degli italiani (47%) si reca in diversi esercizi commerciali per acquistare il prodotto che cerca dove costa meno, magari aiutati da internet e volantini sui quali è guerra nel pubblicizzare offerte speciali e sconti, secondo l’indagine Coldiretti/Ixè.
Con il 71% dei consumatori che dichiara di confrontare con più attenzione rispetto al passato i prezzi, gli italiani sono costretti a trasformarsi in veri detective della spesa: il 62% va a caccia delle offerte speciali 3 per 2 e degli sconti e il 42% cerca sempre e comunque i prodotti che costano meno. Le difficoltà economiche hanno costretto molti italiani a tagliare la spesa alimentare e a preferire l’acquisto di alimenti più economici prodotti spesso a prezzi troppo bassi per essere sinceri, che rischiano di avere un impatto sulla salute. Lo conferma il fatto che i discount alimentari con un aumento dell’1,7% sono gli unici ad incrementare le vendite nei primi undici mesi del 2013 anche grazie al risultato positivo del mese di novembre (+4,5%).
Copagri: Non ingannino le rilevazioni di novembre
L'agroalimentare perde meno della media nazionale e degli altri settori, ma è pur vero che stiamo parlando del bene più essenziale che vi sia: il cibo. Nonostante le offerte e i sottocosto, cala la spesa nella Gdo e soprattutto negli alimentari tradizionali. Serve molta cautela rispetto agli incrementi registrati, poiché sono tutti da confermare e non possono certo colmare mesi e mesi di perdite.
La Copagri auspica che l'inversione di tendenza emersa a novembre con un aumento dell'1,5% delle vendite dei prodotti alimentari possa avere un seguito nelle prossime rilevazioni e che con ciò si possa concretamente intravedere qualche segno di ripresa, ma l'impalpabile +0,1% delle vendite totali e la flessione dello 0,6% per i prodotti non alimentari non sono dati confortanti. Servono iniziative più incisive a favore dell'occupazione e del recupero di potere d'acquisto delle famiglie.

