Presenze record alla Fanoje di Capurso. Grande successo per i calzoni di cipolla
La Fanoje, festa popolare di tradizione capursese, ha registrato presenze record con circa 7mila visitatori; la Disfida dei calzoni di cipolla ha allietato l'evento grazie all'assaggio di vari calzoni di cipolla pugliesi
Le feste sono alle spalle e un nuovo anno si è incamminato. Però a Capurso, dieci chilometri da Bari, resta vivido il ricordo della Fanoje 2013, che ha registrato una presenza record di circa 7mila visitatori e il successo della terza edizione della Disfida dei calzoni di cipolla, evento, ideato dal geogastronomo Sandro Romano, che da tre anni costituisce un’ulteriore attrazione per questa festa popolare capursese di antica tradizione.

La Fanoje (in dialetto, il falò), rimasta per anni negli stretti confini del paese, sotto l’amministrazione Crudele e per opera dell’assessore al Marketing territoriale Laricchia, grazie agli eventi collaterali organizzati, ha conosciuto un buon rilancio, tanto da invogliare alla partecipazione, la sera della vigilia dell’Immacolata, numerosi gruppi di persone provenienti dal capoluogo e da tutta la provincia.
La festa si inscrive, dal punto di vista demologico e antropologico, nell’ambito degli ancestrali riti del fuoco (come, ad esempio, la più nota Fòcara di Novoli, nel Salento), molto diffusi sia in Puglia che in Italia e in tutta Europa, celebrati per scacciare gli spiriti malefici e, per lo più, come nel nostro caso, propiziatori dell’ingresso dell’inverno e del nuovo ciclo colturale.
Oltre che dalla grande catasta centrale, il percorso nel centro storico capursese viene illuminato da altri piccoli falò, che, secondo una leggenda, offrono alla Madre di Gesù, ormai in cammino, il conforto di scaldare i panni del Bambinello che sta per nascere. Nelle piazzette e in caratteristici familiari angoli, si mangia, si balla e si canta, secondo gli antichi rituali contadini.
Musica popolare, momenti di spettacolo e varie animazioni allietano la serata; c’è chi viene per i mercatini di Natale, ma, soprattutto, da tre anni a questa parte, arrivano frotte di buongustai, che ormai attribuiscono a Capurso il titolo di “piccola capitale dei calzoni di cipolla”, avendo qui la possibilità di scoprire e assaggiare più di un calzone tipico pugliese, ognuno fatto secondo l’usanza del paese di provenienza e diverso per tipo di impasto, sfoglia e riempimento.
Quest’anno, nella Disfida, di nuovo inserita fra gli eventi slow di Terra Madre Day, si sono affrontati i calzoni di Capurso (Panificio S. Lucia; mica poteva mancare il padrone di casa!), Altamura (Il Panettiere di D’Ambrosio), Molfetta (Panificio Europa), Bari (Panificio Fiore e La Pupetta) Valenzano (Lo Sfizio), Gravina in Puglia (Panificio Calderoni), Acquaviva delle Fonti (Dolceria Sapone e Porzia Vitali), Fasano (Panificio S. Maria di Montalbano), Mola di Bari (Spiga d’oro dei f.lli Prunella), Bitonto (Il Patriarca) e Ruvo di Puglia (Convivio di Luca Cappelluti).

Peschici non è riuscita ad arrivare in tempo, ma ha promesso battaglia per il prossimo anno, così come, si apprende, stanno affilando le armi i leccesi. E nella scorsa edizione, a Capurso, si era affacciata addirittura Gaeta (basso Lazio) per sdoganare la poco conosciuta tiella gaetana, parente stretta dei calzoni pugliesi.
È diventato un obbligo venire alla Fanoje per affondare i denti, con sinottica esplorazione sensoriale, nelle appetitose preparazioni dei maestri panettieri pugliesi. Ma qualche preventiva informazione ai neofiti, è vero, non guasta per capire le differenze fra i campioni in lizza e decidere di programmare una partecipazione alla prossima manifestazione o un giro in Puglia, sulla scia dei profumi che sprigionano i forni di tanti paesi della costa o dell’interno.
A Capurso, ad esempio, soprattutto alla vigilia dell’Immacolata, non può mancare in ogni casa la sfegghiàte, che, come suggerisce il nome, è una sfoglia leggerissima che si sposa con le cipolle lunghe. Altamura, nobile città murgiana (vittoriosa nella prima edizione), vanta il pasticcio altamurano, riempito di sponsali e filetto di baccalà, e Molfetta, città marittima per eccellenza (vincitrice lo scorso anno), induce in tentazione con un alto e soffice impasto farcito con cimette di cavolfiore e con “u nuzz stubt”, merluzzo (detto “stupido”) fritto e impanato.
A Bari il calzone di cipolla lo preparano con pasta di pane; dentro olive, capperi, acciughe. Valenzano e Gravina in Puglia si contendono varianti agrodolci; a Gravina (che si è aggiudicata il trofeo di quest’ultima Disfida, realizzato dalla ceramista Antonella Imbò) viene chiamato “u rùcchle” e si presenta, per l’appunto, come un rotolo con uvetta. Acquaviva delle Fonti dedica addirittura, da circa trent’anni, una sagra ottobrina al suo calzone, preparato con ricotta “askuànde”, uova e la rinomata cipolla rossa di Acquaviva.
A Fasano, per tradizione, la cipolla viene, invece, inglobata nell’impasto, mentre Mola di Bari (terza arrivata quest’anno) compete con una speciale lavorazione della sfoglia, detta “povera”, impastata con vino bianco e olio extravergine. Bitonto e Ruvo di Puglia incuriosiscono per le differenti farciture, accomunate, però, dall’utilizzo degli spaghetti nel ripieno.
Per giudicare non le ricette, che appartengono a un inestimabile patrimonio collettivo tramandato per generazioni, ma le preparazioni dei singoli panettieri in gara, il giorno precedente a quello di inizio della festa, nella sala eventi della Biblioteca comunale D’Addosio, aperta al pubblico, si è riunita una giuria tecnica di tutto rispetto, presieduta dallo stesso Sandro Romano e composta dai food bloggers Mimmo Modarelli e Nunzia Bellomo, dalle giornaliste Rosalia Chiarappa, Antonella Millarte e Manila Benedetto, dagli chef Giacomo Giancaspro e Michele Erriquez, dai docenti di discipline gastronomiche Lorenzo Griglia e Andrea Ricciato.

Al giornalista Carlo Sacco il compito di commentare la successione degli assaggi, fra stacchi musicali, molto applauditi, del trio “Radici di Puglia” e degustazioni delle birre artigianali dei microbirrifici pugliesi Svevo, Birranova e Castel del Monte, a cui pure è stato dedicato il primo dei due workshop organizzati dall'associazione culturale “La Compagnia Della Lunga Tavola”; l’altro workshop, tenutosi sabato mattina e destinato, in particolare, ai ragazzi, ha riguardato, invece, l’educazione alimentare e i possibili sbocchi lavorativi collegati all’offerta formativa degli istituti alberghieri (relatori i già citati professori Ricciato e Griglia dell’Ipssar Majorana di Bari).
Numerosa e vivace la partecipazione (oltre 200 i lavori pervenuti) al Concorso "Le ricette di Famiglia", lanciato dalla stessa associazione, in collaborazione con il Comune di Capurso, e riservato ai ragazzi delle Scuole, premiati domenica sera in piazza. Primo classificato il piccolo Rocco Mariella della IV C della Scuola elementare “San Giovanni Bosco” di Capurso per il suo lavoro su U’ lattaminue (il latte di mandorle), singolare ricetta della tradizione natalizia capursese, raccontata con un contorno di curiosi aneddoti e superstizioni legate alla sua preparazione.
La festa della Fanoje, infine, ha costituito anche il primo banco di prova per “Il Portfolio di Mordi la Puglia”, selezione della gastronomia artigianale pugliese, un’altra iniziativa con la quale la Compagnia Della Lunga Tavola, nell’ambito del proprio contenitore Mordi la Puglia (un caratteristico marchio e diversi eventi al suo attivo), vuole contribuire a far conoscere l’eccellente produzione agroalimentare della Regione, divulgandone le peculiarità e allenando a scendere in campo, ogni volta che la Puglia chiama, una vera e propria squadra di affiatati produttori pugliesi.
Del Portfolio, questa volta, hanno fatto parte la Masseria La Lunghiera di Putignano, l’Oleificio cooperativo di Capurso, il Birrificio Svevo di Bari, la Pasticceria Moderna di Nico Travaglio (Capurso), Canapuglia di Conversano e i panifici Spiga d’oro (Mola di Bari), Fiore (Bari), Santa Lucia (Capurso), Mario Pellegrini (Ruvo), Sapone (Acquaviva), dai cui banchi di assaggio e di vendita, allestiti nello spazio food dell’ex piazza Castello, antico cuore di Capurso, è passata tanta gente alla scoperta della vera qualità al giusto prezzo e a portata di mano.
Tutti coloro che hanno pensato di trascorrere in piazza anche la serata di domenica, saltando la cena a casa, si sono infine assicurati, a prezzi promozionali, il biglietto per assistere alla grande annunciata esibizione del coreografico Pentolo, un particolarissimo padellone “a dondolo” da oltre 300 posti a tavola (nella misura più grande), brevettato dal martanese Giuseppe Lolli per “risottare la pasta”. In programma, per l’occasione, a Capurso, con la regia della Compagnia Della Lunga Tavola, c’era lo spettacolo nazionalpopolare dal titolo: Penne all’arrabbiata, cucinate espresso e servite calde calde.
Foto di Rocco Lamparelli

La Fanoje (in dialetto, il falò), rimasta per anni negli stretti confini del paese, sotto l’amministrazione Crudele e per opera dell’assessore al Marketing territoriale Laricchia, grazie agli eventi collaterali organizzati, ha conosciuto un buon rilancio, tanto da invogliare alla partecipazione, la sera della vigilia dell’Immacolata, numerosi gruppi di persone provenienti dal capoluogo e da tutta la provincia.
La festa si inscrive, dal punto di vista demologico e antropologico, nell’ambito degli ancestrali riti del fuoco (come, ad esempio, la più nota Fòcara di Novoli, nel Salento), molto diffusi sia in Puglia che in Italia e in tutta Europa, celebrati per scacciare gli spiriti malefici e, per lo più, come nel nostro caso, propiziatori dell’ingresso dell’inverno e del nuovo ciclo colturale.
Oltre che dalla grande catasta centrale, il percorso nel centro storico capursese viene illuminato da altri piccoli falò, che, secondo una leggenda, offrono alla Madre di Gesù, ormai in cammino, il conforto di scaldare i panni del Bambinello che sta per nascere. Nelle piazzette e in caratteristici familiari angoli, si mangia, si balla e si canta, secondo gli antichi rituali contadini.
Musica popolare, momenti di spettacolo e varie animazioni allietano la serata; c’è chi viene per i mercatini di Natale, ma, soprattutto, da tre anni a questa parte, arrivano frotte di buongustai, che ormai attribuiscono a Capurso il titolo di “piccola capitale dei calzoni di cipolla”, avendo qui la possibilità di scoprire e assaggiare più di un calzone tipico pugliese, ognuno fatto secondo l’usanza del paese di provenienza e diverso per tipo di impasto, sfoglia e riempimento.
Quest’anno, nella Disfida, di nuovo inserita fra gli eventi slow di Terra Madre Day, si sono affrontati i calzoni di Capurso (Panificio S. Lucia; mica poteva mancare il padrone di casa!), Altamura (Il Panettiere di D’Ambrosio), Molfetta (Panificio Europa), Bari (Panificio Fiore e La Pupetta) Valenzano (Lo Sfizio), Gravina in Puglia (Panificio Calderoni), Acquaviva delle Fonti (Dolceria Sapone e Porzia Vitali), Fasano (Panificio S. Maria di Montalbano), Mola di Bari (Spiga d’oro dei f.lli Prunella), Bitonto (Il Patriarca) e Ruvo di Puglia (Convivio di Luca Cappelluti).

Peschici non è riuscita ad arrivare in tempo, ma ha promesso battaglia per il prossimo anno, così come, si apprende, stanno affilando le armi i leccesi. E nella scorsa edizione, a Capurso, si era affacciata addirittura Gaeta (basso Lazio) per sdoganare la poco conosciuta tiella gaetana, parente stretta dei calzoni pugliesi.
È diventato un obbligo venire alla Fanoje per affondare i denti, con sinottica esplorazione sensoriale, nelle appetitose preparazioni dei maestri panettieri pugliesi. Ma qualche preventiva informazione ai neofiti, è vero, non guasta per capire le differenze fra i campioni in lizza e decidere di programmare una partecipazione alla prossima manifestazione o un giro in Puglia, sulla scia dei profumi che sprigionano i forni di tanti paesi della costa o dell’interno.
A Capurso, ad esempio, soprattutto alla vigilia dell’Immacolata, non può mancare in ogni casa la sfegghiàte, che, come suggerisce il nome, è una sfoglia leggerissima che si sposa con le cipolle lunghe. Altamura, nobile città murgiana (vittoriosa nella prima edizione), vanta il pasticcio altamurano, riempito di sponsali e filetto di baccalà, e Molfetta, città marittima per eccellenza (vincitrice lo scorso anno), induce in tentazione con un alto e soffice impasto farcito con cimette di cavolfiore e con “u nuzz stubt”, merluzzo (detto “stupido”) fritto e impanato.
A Bari il calzone di cipolla lo preparano con pasta di pane; dentro olive, capperi, acciughe. Valenzano e Gravina in Puglia si contendono varianti agrodolci; a Gravina (che si è aggiudicata il trofeo di quest’ultima Disfida, realizzato dalla ceramista Antonella Imbò) viene chiamato “u rùcchle” e si presenta, per l’appunto, come un rotolo con uvetta. Acquaviva delle Fonti dedica addirittura, da circa trent’anni, una sagra ottobrina al suo calzone, preparato con ricotta “askuànde”, uova e la rinomata cipolla rossa di Acquaviva.
A Fasano, per tradizione, la cipolla viene, invece, inglobata nell’impasto, mentre Mola di Bari (terza arrivata quest’anno) compete con una speciale lavorazione della sfoglia, detta “povera”, impastata con vino bianco e olio extravergine. Bitonto e Ruvo di Puglia incuriosiscono per le differenti farciture, accomunate, però, dall’utilizzo degli spaghetti nel ripieno.
Per giudicare non le ricette, che appartengono a un inestimabile patrimonio collettivo tramandato per generazioni, ma le preparazioni dei singoli panettieri in gara, il giorno precedente a quello di inizio della festa, nella sala eventi della Biblioteca comunale D’Addosio, aperta al pubblico, si è riunita una giuria tecnica di tutto rispetto, presieduta dallo stesso Sandro Romano e composta dai food bloggers Mimmo Modarelli e Nunzia Bellomo, dalle giornaliste Rosalia Chiarappa, Antonella Millarte e Manila Benedetto, dagli chef Giacomo Giancaspro e Michele Erriquez, dai docenti di discipline gastronomiche Lorenzo Griglia e Andrea Ricciato.

Al giornalista Carlo Sacco il compito di commentare la successione degli assaggi, fra stacchi musicali, molto applauditi, del trio “Radici di Puglia” e degustazioni delle birre artigianali dei microbirrifici pugliesi Svevo, Birranova e Castel del Monte, a cui pure è stato dedicato il primo dei due workshop organizzati dall'associazione culturale “La Compagnia Della Lunga Tavola”; l’altro workshop, tenutosi sabato mattina e destinato, in particolare, ai ragazzi, ha riguardato, invece, l’educazione alimentare e i possibili sbocchi lavorativi collegati all’offerta formativa degli istituti alberghieri (relatori i già citati professori Ricciato e Griglia dell’Ipssar Majorana di Bari).
Numerosa e vivace la partecipazione (oltre 200 i lavori pervenuti) al Concorso "Le ricette di Famiglia", lanciato dalla stessa associazione, in collaborazione con il Comune di Capurso, e riservato ai ragazzi delle Scuole, premiati domenica sera in piazza. Primo classificato il piccolo Rocco Mariella della IV C della Scuola elementare “San Giovanni Bosco” di Capurso per il suo lavoro su U’ lattaminue (il latte di mandorle), singolare ricetta della tradizione natalizia capursese, raccontata con un contorno di curiosi aneddoti e superstizioni legate alla sua preparazione.
La festa della Fanoje, infine, ha costituito anche il primo banco di prova per “Il Portfolio di Mordi la Puglia”, selezione della gastronomia artigianale pugliese, un’altra iniziativa con la quale la Compagnia Della Lunga Tavola, nell’ambito del proprio contenitore Mordi la Puglia (un caratteristico marchio e diversi eventi al suo attivo), vuole contribuire a far conoscere l’eccellente produzione agroalimentare della Regione, divulgandone le peculiarità e allenando a scendere in campo, ogni volta che la Puglia chiama, una vera e propria squadra di affiatati produttori pugliesi.
Del Portfolio, questa volta, hanno fatto parte la Masseria La Lunghiera di Putignano, l’Oleificio cooperativo di Capurso, il Birrificio Svevo di Bari, la Pasticceria Moderna di Nico Travaglio (Capurso), Canapuglia di Conversano e i panifici Spiga d’oro (Mola di Bari), Fiore (Bari), Santa Lucia (Capurso), Mario Pellegrini (Ruvo), Sapone (Acquaviva), dai cui banchi di assaggio e di vendita, allestiti nello spazio food dell’ex piazza Castello, antico cuore di Capurso, è passata tanta gente alla scoperta della vera qualità al giusto prezzo e a portata di mano.
Tutti coloro che hanno pensato di trascorrere in piazza anche la serata di domenica, saltando la cena a casa, si sono infine assicurati, a prezzi promozionali, il biglietto per assistere alla grande annunciata esibizione del coreografico Pentolo, un particolarissimo padellone “a dondolo” da oltre 300 posti a tavola (nella misura più grande), brevettato dal martanese Giuseppe Lolli per “risottare la pasta”. In programma, per l’occasione, a Capurso, con la regia della Compagnia Della Lunga Tavola, c’era lo spettacolo nazionalpopolare dal titolo: Penne all’arrabbiata, cucinate espresso e servite calde calde.
Foto di Rocco Lamparelli


