Il nuovo accordo per il prezzo del latte alla stalla ha fissato 44,5 centesimi al litro con validità dal 1° febbraio sino al prossimo 30 giugno. L’intesa è stata raggiunta da Italatte (rappresentata da Jean Marc Bernier e da Alberto Dall’Asta), che fa capo al gruppo Lactalis con i marchi Parmalat, Galbani, Invernizzi e Cademartori, e dalle Federazioni regionali lombarde di Confagricoltura (rappresentata dal presidente Antonio Boselli, dal vicepresidente nazionale Antonio Piva e dal presidente della Frp Lattiero-Casearia Luigi Barbieri), Coldiretti (rappresentata dal presidente Ettore Prandini) e Cia (rappresentata dal presidente Mario Lanzi).

Il prezzo siglato, che segna un significativo aumento rispetto al prezzo attualmente in vigore di 42 centesimi al litro, è frutto del grande senso di responsabilità dimostrato da tutti nel corso della trattativa, alla luce dell’attuale andamento del mercato del latte e del difficile contesto economico generale. Particolarmente positivo, inoltre, il fatto che - contrariamente a quanto avvenuto in altre precedenti occasioni - il nuovo accordo sia stato sottoscritto prima della scadenza di quello attualmente in vigore (prevista per il prossimo 31 gennaio), evitando così che si creasse una situazione di incertezza per gli allevatori e consentendo loro di lavorare in una prospettiva economica certa fino al prossimo mese di giugno.



Come sottolinea la Coldiretti, l’accordo di Italatte con le federazioni lombarde rappresenta però un punto di riferimento anche per le altre regioni italiane, visto che la regione produce il 40% circa di tutto il latte italiano.

Gianni Fava: Era necessario un adeguamento verso l’alto
«L’accordo sul prezzo del latte, siglato a 44,5 centesimi al litro fino al 30 giugno, è la dimostrazione che era necessario un adeguamento verso l’alto, come confermava da mesi il trend rialzista del mercato». Questo il commento dell’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava. «Era evidente la necessità di riposizionare il prezzo di mercato su cifre più eque per il mondo allevatoriale, prima della fine di gennaio. La durata al 30 giugno consente ai produttori e all’industria di trasformazione di pianificare le strategie aziendali per un congruo lasso di tempo». La Lombardia, con oltre 4 milioni di tonnellate prodotte, rappresenta il 42% della produzione lattiera nazionale.

Coldiretti: Boccata d’ossigeno per gli allevamenti
«Si tratta di un risultato importante che tiene conto dei segnali arrivati sia dal mercato nazionale che da quello internazionale - spiega Ettore Prandini, presidente della Coldiretti Lombardia - erano mesi che sostenevamo la necessità di un adeguamento al rialzo, segnalato anche dal continuo progresso del latte spot in Italia e all’estero. Siamo riusciti a raggiungere quindi un punto di sintesi importante che, considerata la produzione lombarda, potrà essere un punto di riferimento anche per il resto dell’Italia. L’accordo con Italatte è il risultato di una comune presa di coscienza della situazione e permette di superare quel limite di 42 centesimi al litro che era un valore troppo lontano dalle esigenze delle stalle e dalle reali condizioni del mercato».
 
Confagricoltura: Premiato il lavoro di squadra
«L’ accordo sul prezzo del latte alla stalla con Italatte è un buon risultato per il mondo agricolo. Le esperienze passate spero siano riuscite, finalmente, ad insegnare come lavorare tutti insieme nell’interesse degli agricoltori sia il sistema vincente». Così si è espresso il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi. Particolarmente importante, a suo parere, è l’essere riusciti a raggiungere questa intesa prima della scadenza di quella attualmente in vigore. «Grazie al senso di responsabilità dimostrato siamo riusciti a dare certezze agli allevatori, che potranno, contrariamente al passato, operare in una prospettiva economica certa, fino al prossimo mese di giugno».

Cia: Restano ancora questioni irrisolte
«L’accordo sul prezzo del latte raggiunto in Lombardia - ha sottolineato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi - è un risultato importante. Tutte le parti coinvolte hanno lavorato insieme con grande responsabilità, portando a casa un’intesa migliorativa che segna un aumento apprezzabile della quotazione alla stalla. Con quest’intesa c’è finalmente un recupero dei costi di produzione aziendali, che è una delle spine nel fianco degli allevatori e rappresenta una boccata d’ossigeno per le imprese in un contesto di grande crisi economica. Va detto, però, che restano tanti i nodi irrisolti per il settore, a partire dalla direttiva nitrati e dall’annosa questione delle quote. L’auspicio è che ora la nuova Pac possa rivitalizzare la zootecnia da latte, aprendo nuove prospettive di sviluppo».

Copagri: Meglio tardi che mai
«Se accordo c’è stato su una base più accettabile di quanto proposto nel passato anche recente - ha evidenziato il presidente della Copagri, Franco Verrascina - in gran parte lo si deve all’impegno ed alle iniziative portate avanti nel tempo dalla Copagri, che aveva sempre sostenuto, a dispetto di intese al ribasso sottoscritte mesi fa, l’equità e l’equilibrio dei 45 centesimi al litro che gli associati alla Copagri hanno spuntato nei contratti sottoscritti. Questa è la dimostrazione che la nostra organizzazione ha evidentemente sempre interpretato in modo ineccepibile negli intenti e nei fatti il proprio ruolo di rappresentanza, mentre c’è ancora chi non vuole riconoscerlo. Andiamo avanti e siamo soddisfatti per i produttori che oggi si vedono riconosciuta un minimo di giustizia, anche se ci chiediamo se questo sarebbe comunque avvenuto in assenza delle battaglie che la Copagri ha compiuto e ancora porta avanti a tutela degli interessi degli allevatori italiani. L’accordo stipulato ora poteva essere vigente già da qualche tempo, ma non è mai troppo tardi e può rappresentare l’esempio per una prospettiva, che auspichiamo molto prossima, in cui l’industria e la produzione guardino con il giusto rispetto alle reciproche esigenze, a partire da un’offerta di qualità che risponde alle caratteristiche richieste dall’industria e dal riconoscimento da parte di quest’ultima di un prezzo adeguato a quell’offerta».