Cresce l'export alimentare italiano +12% di cibo e bevande fuori dall'Ue
L’agroalimentare traina le vendite extra-Ue. “Boom” in Cina per made in Italy fresco (+65%) e trasformato (+23%). Aumento delle esportazioni oltreconfine per i prodotti alimentari (11,6%) e per quelli agricoli (15,6%).
Le esportazioni di cibi e bevande made in Italy aumentano del 12% fuori dall’Unione europea dove si è arrivati a realizzare oltre 1/3 del fatturato dei prodotti agroalimentari diretti all’estero nel 2013. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativa al commercio estero nei primi cinque mesi dell’anno.
La maggioranza delle spedizioni extracomunitarie è diretta verso altri Paesi europei che non fanno parte dell’Unione che sono anche quelli che crescono di più (+11% rispetto allo scorso anno), che superano di poco in valore assoluto gli Stati Uniti (in crescita del 7%) e i Paesi asiatici (che crescono dell’8%). Il prodotto alimentare italiano più esportato è il vino.

Un segnale positivo in vista dell’Expo che deve rappresentare l’occasione per fare conoscere la vera identità del prodotto italiano all’estero dove il nemico maggiore sono le imitazioni low cost con il cosiddetto “Italian sounding” che colpisce i prodotti più rappresentativi dell’identità alimentare nazionale.
Nei diversi continenti sono infatti in vendita inquietanti aberrazioni, dallo “Spicy thai pesto” statunitense al “Parma salami” del Messico, ma anche una curiosa “mortadela” siciliana dal Brasile, un “salami calabrese” prodotto in Canada, il “provolone” del Wisconsin, gli “chapagetti” prodotti in Corea. Le denominazioni Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono le più copiate nel mondo con il Parmesan diffuso in tutti i continenti, dagli Stati Uniti al Canada, dall'Australia fino al Giappone, ma in vendita c'è anche il Parmesao in Brasile, il Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesao in tutto il Sud America.
Per non parlare del Romano, dell'Asiago e del Gorgonzola prodotti negli Stati Uniti dove si trovano anche il Chianti californiano e inquietanti imitazioni di soppressata calabrese, asiago e pomodori San Marzano “spacciate” come italiane. E in alcuni casi sono i marchi storici ad essere “taroccati” come nel caso della mortadella San Daniele e del prosciutto San Daniele prodotti in Canada. Bisogna combattere un inganno globale per i consumatori che causa danni economici e di immagine alla produzione italiana sul piano internazionale cercando un accordo sul commercio internazionale nel Wto per la tutela delle denominazioni dai falsi.
Cia
La Cia-Confederazione italiana agricoltori, in merito ai dati diffusi i dall’Istat, conferma che a portare avanti la “bandiera” nel mondo sono in particolare vino, pasta e ortofrutta. Con aumenti record a Pechino, in Russia e negli Usa. Solo nella prima metà dell’anno, infatti, le esportazioni extra-Ue sono cresciute dell’11,6% per i prodotti alimentari e del 15,6% per quelli agricoli.
Un risultato che è trascinato dalle performance in Asia e in America dove la domanda di prodotti italiani cresce a ritmo sostenuto anno dopo anno. Soprattutto in Cina il “made in Italy” registra aumenti da record: tra gennaio e maggio 2013 l’export di vino, pasta, olio e formaggi è aumentato del 22,9%; quello dei prodotti freschi dell’agricoltura addirittura del 65,3%.
A portare avanti il tricolore nel mondo c’è innanzitutto il vino, le cui vendite all’estero sfioreranno quota 5 miliardi a fine anno. D’altra parte, solo in Russia nei primi quattro mesi del 2013 l’export delle nostre bottiglie ha fatto un balzo storico a +338%. Ma anche pasta e ortofrutta vanno a gonfie vele sui mercati al di fuori dell’Ue.
Per esempio, nella prima parte dell’anno le vendite di spaghetti, rigatoni, tagliatelle e tortellini sono cresciute del 61% negli Stati Uniti e del 127% sempre in Russia. Quanto all’export di frutta e verdura, che già vale circa 4 miliardi di euro, ha ancora un enorme margine di crescita da “sfruttare”, visto che la domanda mondiale, sostenuta proprio dai paesi Bric, è passata da 70 a 170 miliardi di dollari in pochi anni.
La maggioranza delle spedizioni extracomunitarie è diretta verso altri Paesi europei che non fanno parte dell’Unione che sono anche quelli che crescono di più (+11% rispetto allo scorso anno), che superano di poco in valore assoluto gli Stati Uniti (in crescita del 7%) e i Paesi asiatici (che crescono dell’8%). Il prodotto alimentare italiano più esportato è il vino.

Un segnale positivo in vista dell’Expo che deve rappresentare l’occasione per fare conoscere la vera identità del prodotto italiano all’estero dove il nemico maggiore sono le imitazioni low cost con il cosiddetto “Italian sounding” che colpisce i prodotti più rappresentativi dell’identità alimentare nazionale.
Nei diversi continenti sono infatti in vendita inquietanti aberrazioni, dallo “Spicy thai pesto” statunitense al “Parma salami” del Messico, ma anche una curiosa “mortadela” siciliana dal Brasile, un “salami calabrese” prodotto in Canada, il “provolone” del Wisconsin, gli “chapagetti” prodotti in Corea. Le denominazioni Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono le più copiate nel mondo con il Parmesan diffuso in tutti i continenti, dagli Stati Uniti al Canada, dall'Australia fino al Giappone, ma in vendita c'è anche il Parmesao in Brasile, il Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesao in tutto il Sud America.
Per non parlare del Romano, dell'Asiago e del Gorgonzola prodotti negli Stati Uniti dove si trovano anche il Chianti californiano e inquietanti imitazioni di soppressata calabrese, asiago e pomodori San Marzano “spacciate” come italiane. E in alcuni casi sono i marchi storici ad essere “taroccati” come nel caso della mortadella San Daniele e del prosciutto San Daniele prodotti in Canada. Bisogna combattere un inganno globale per i consumatori che causa danni economici e di immagine alla produzione italiana sul piano internazionale cercando un accordo sul commercio internazionale nel Wto per la tutela delle denominazioni dai falsi.Cia
La Cia-Confederazione italiana agricoltori, in merito ai dati diffusi i dall’Istat, conferma che a portare avanti la “bandiera” nel mondo sono in particolare vino, pasta e ortofrutta. Con aumenti record a Pechino, in Russia e negli Usa. Solo nella prima metà dell’anno, infatti, le esportazioni extra-Ue sono cresciute dell’11,6% per i prodotti alimentari e del 15,6% per quelli agricoli.
Un risultato che è trascinato dalle performance in Asia e in America dove la domanda di prodotti italiani cresce a ritmo sostenuto anno dopo anno. Soprattutto in Cina il “made in Italy” registra aumenti da record: tra gennaio e maggio 2013 l’export di vino, pasta, olio e formaggi è aumentato del 22,9%; quello dei prodotti freschi dell’agricoltura addirittura del 65,3%.
A portare avanti il tricolore nel mondo c’è innanzitutto il vino, le cui vendite all’estero sfioreranno quota 5 miliardi a fine anno. D’altra parte, solo in Russia nei primi quattro mesi del 2013 l’export delle nostre bottiglie ha fatto un balzo storico a +338%. Ma anche pasta e ortofrutta vanno a gonfie vele sui mercati al di fuori dell’Ue.
Per esempio, nella prima parte dell’anno le vendite di spaghetti, rigatoni, tagliatelle e tortellini sono cresciute del 61% negli Stati Uniti e del 127% sempre in Russia. Quanto all’export di frutta e verdura, che già vale circa 4 miliardi di euro, ha ancora un enorme margine di crescita da “sfruttare”, visto che la domanda mondiale, sostenuta proprio dai paesi Bric, è passata da 70 a 170 miliardi di dollari in pochi anni.

