Per effetto della crisi il 68% degli italiani ha tagliato i pasti fuori casa nei ristoranti, al bar in trattoria o in pizzeria mentre il 60% ha anche ridotto le spese per l’intrattenimento con una netta tendenza al peggioramento rispetto allo scorso anno ed effetti drammatici sulle imprese e sull’occupazione, evidenziati anche da Confesercenti. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Nielsen relativi al secondo trimestre 2013 dai quali si evidenzia il rischio di alimentare ulteriori effetti recessivi al consumo con l’aumento dell’aliquota Iva che scatta il primo ottobre.

Minori acquisti riguardano infatti dal 68% dei consumatori che hanno tagliato sull’abbigliamento al 43% che usano meno l’auto ma anche il 57% degli italiani che per risparmiare è stato costretto a scegliere tra prodotti più economici nel largo consumo.

Un esempio eclatante è rappresentato dal fatto che per la prima volta dal loro arrivo in Italia si è addirittura ridotta la spesa degli italiani per l’acquisto di insalate pronte fresche e confezionate (IV gamma) che erano state immuni dalla crisi ed in grado di esprimere fino ad ora tassi di crescita anche a due cifre. A preoccupare per i prossimi mesi è quindi l’aumento dell’aliquota Iva che avrebbe un effetto valanga sull’88% della spesa degli italiani che viene trasportato su strada, a seguito del rincaro del costo del carburante.

L’innalzamento dell’aliquota dal 21 al 22% colpisce direttamente i bicchieri degli italiani con rincari dalle bevande gassate ai superalcolici, dai spumanti alla birra, dai succhi di frutta al vino, fino all’acqua minerale, mentre sono esclusi la maggioranza dei prodotti di largo consumo come frutta, verdura, carne, latte e pasta.

In realtà ad essere coinvolto è l'intero sistema economico. Se si vuole ripartire il primo punto da affrontare è quello di non penalizzare ulteriormente i consumi riducendo ulteriormente il potere di acquisto, compromesso dalla crisi.