Pesca indiscriminata nelle Isole Faroer. L’Ue dà il via alla “guerra dell’aringa”
L’Ue ha vietato l’importazione di aringhe e sgombri prelevati dagli stock atlantico-scandinavi e catturati sotto il controllo delle Faroer. Obiettivo: proteggere la sostenibilità a lungo termine delle risorse ittiche
La Commissione europea parte alla “guerra dell’aringa” contro le Isole Faroer (arcipelago a nord della Scozia che fa parte del Regno di Danimarca), per contrastare lo sfruttamento indiscriminato degli stock ittici. Dopo mesi di avvertimenti e lettere rimasti tutti senza risposta, Bruxelles ha deciso di imporre il divieto di importare aringhe e sgombri prelevati dagli stock atlantico-scandinavi e catturati sotto il controllo delle Isole Faroer, oltre ai prodotti della pesca contenenti queste specie o derivati. Inoltre le navi da pesca per aringhe e sgombri che battono bandiera delle Faroer non potranno più entrare nei porti Ue salvo emergenze.

«L’adozione di misure di questo tipo è sempre l’ultima ratio. Le Faroer avrebbero potuto porre fine alle loro pratiche di pesca insostenibili, ma hanno deciso di non farlo», ha ricordato la commissaria Ue alla pesca Maria Damanaki, avvertendo che «ora nessuno può più ignorare che l’Ue è determinata a utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per proteggere la sostenibilità a lungo termine delle risorse ittiche».
Fino al 2013, infatti, lo stock di aringa atlantico-scandinava è stato gestito congiuntamente da Norvegia, Russia, Islanda, Isole Faroer e Ue sulla base di un piano di gestione a lungo termine e di quote prestabilite di catture. Qualche mese fa, però, il piccolo arcipelago legato alla Danimarca ha deciso unilateralmente di uscire dall’accordo, stabilendo autonomamente una quota oltre tre volte superiore a quella precedentemente concordata. A nulla sono valsi gli sforzi per arrivare a una soluzione negoziata da parte di Bruxelles, che ha quindi deciso di imporre misure restrittive che entreranno in vigore 7 giorni dopo la loro pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue.

«L’adozione di misure di questo tipo è sempre l’ultima ratio. Le Faroer avrebbero potuto porre fine alle loro pratiche di pesca insostenibili, ma hanno deciso di non farlo», ha ricordato la commissaria Ue alla pesca Maria Damanaki, avvertendo che «ora nessuno può più ignorare che l’Ue è determinata a utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per proteggere la sostenibilità a lungo termine delle risorse ittiche».
Fino al 2013, infatti, lo stock di aringa atlantico-scandinava è stato gestito congiuntamente da Norvegia, Russia, Islanda, Isole Faroer e Ue sulla base di un piano di gestione a lungo termine e di quote prestabilite di catture. Qualche mese fa, però, il piccolo arcipelago legato alla Danimarca ha deciso unilateralmente di uscire dall’accordo, stabilendo autonomamente una quota oltre tre volte superiore a quella precedentemente concordata. A nulla sono valsi gli sforzi per arrivare a una soluzione negoziata da parte di Bruxelles, che ha quindi deciso di imporre misure restrittive che entreranno in vigore 7 giorni dopo la loro pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue.

