Nel 2013 si aggrava il taglio della spesa degli italiani a tavola dove aumentano solo gli acquisti di uova (+5%), che assicurano un apporto proteico a basso costo, mentre cala tutto il resto, dall’olio di oliva extravergine (-12%) al pesce (-12%), dalla pasta (-9%) al latte (-6%), dall’ortofrutta (-4%) alla carne (-1%) per una contrazione media nell’agroalimentare del -3,5% su base annua, con i volumi di acquisto in calo dell’1,5%. Lo rivelano i dati Ismea relativi ai primi cinque mesi del 2013, che evidenziano una accelerazione nell’anno in corso per la spendng review analizzata da Confindustria per il periodo dal 2007 al 2012.



Tre sono le tendenze generali riscontrate che riportano alla strategia di risparmio delle famiglie: l’abbandono dell’acquisto di alcuni prodotti, soprattutto freschi, l’orientamento verso prodotti in promozione o comunque più economici, infine il fenomeno dell’accumulo di scorte, soprattutto per i prodotti da dispensa o comunque a media conservazione. Il calo dei volumi è un fenomeno che interessa tutti i segmenti, ad eccezione del lattiero caseario che presenta segno positivo seppure di lieve entità. Flessione generalizzata anche sul fronte della spesa, ad eccezione del segmento del vino che in termini monetari registra una crescita sostenuta solamente dal rincaro dei prezzi medi al consumo, data la forte flessione accusata dai volumi di acquisto.

Dettaglio dei consumi
Entrando nel dettaglio dei singoli comparti, tra i derivati dei cereali, prosegue e si intensifica la riduzione della spesa della pasta di semola (-9,6%) motivata da una rilevante flessione della spesa media per famiglia acquirente, mentre le famiglie acquirenti risultano pressoché stazionarie; calano anche i quantitativi complessivi, ma in misura sensibilmente inferiore (-1,4%), riconducendo ad un possibile orientamento dei consumatori verso prodotti in promozione o di prezzo inferiore.

Gli unici prodotti del segmento i cui volumi segnano una variazione positiva rispetto ai dati corrispondenti dello stesso periodo del 2012 sono i sostituti del pane (+2,6%), i biscotti frollini (+3,7%) e le fette biscottate (+0,7%). La crescita delle quantità consumate di questi prodotti è dovuta essenzialmente ad un aumento dei quantitativi medi acquistati dalle famiglie: il calo del numero di atti di acquisto nel periodo di riferimento e l’aumento degli acquisti medi per atto fanno pensare al fenomeno delle “scorte” quale strategia di risparmio delle famiglie. I primi piatti pronti a base di cereali segnano dopo tanti mesi di crescita un segno negativo (-1,1%) a causa di un calo dell’indice di penetrazione (-4,2%).

Carne e salumi
Procedendo con il segmento della carne e dei derivati, si registra ancora la rilevante flessione dei consumi di carne bovina naturale (-5,1% in volume e -4,4% in valore), da ricondurre ad un abbandono delle famiglie e da un orientamento verso altre tipologie di carne e verso altri alimenti proteici. In particolare, le uova, i cui volumi segnano un +1,9% e la spesa un +5,3%, sospinti da una crescita degli acquisti medi per atto (+3,4%).

Tra le altre carni fresche naturali, crescono in misura più rilevante rispetto alle scorse rilevazioni i volumi della suina (+4,7%) trainati da un aumento degli acquisti medi per famiglia del 6% rispetto al dato corrispondente dei primi cinque mesi del 2012. Per quanto riguarda la carne fresca naturale avicola si registra una crescita delle quantità di minore intensità (+0,3%) dovuta ad un aumento dei volumi medi acquistati per atto (+9,3%), mentre gli atti di acquisto diminuiscono (-5,7%), a testimoniare, anche in questo caso, la tendenza dei consumatori ad accumulare scorte. Crescono anche i volumi dell’elaborata avicola (+1,8%) motivati da un aumento dell’indice di penetrazione che dal 54% dei primi cinque mesi del 2012, passa al 56% del periodo attuale.

Dopo la crescita registrata nel 2012, nei primi cinque mesi del 2013 si rileva un calo dei volumi acquistati dei derivati della carne non a Denominazione di Origine (-0,4%) cui corrisponde una lieve crescita della spesa (+0,3%). Il lieve calo dei quantitativi consumati è da ricondurre ad una altrettanto lieve diminuzione delle famiglie acquirenti (-0,4%). Al contrario, aumentano seppur di poco le famiglie orientate verso i derivati della carne a Denominazione di Origine (+0,5%), determinando sostanziale stabilità dei volumi consumati (-0,1%), cui corrisponde una crescita del 3,2% della spesa.



Latte e latticini
All’interno del segmento lattiero-caseario si evidenziano solo due segni negativi tra i volumi acquistati, quello del latte fresco e quello dei formaggi duri. La crescita del 4,2% dei quantitativi di latte a lunga conservazione è sostenuta da un aumento delle famiglie acquirenti (+5,3%), orientate probabilmente verso prodotti in offerta, a marchio del distributore o di primo prezzo, visto il corrispondente calo della spesa (-3,1%). Crescono leggermente le quantità di yogurt (+0,3%), mentre cala in maniera consistente la spesa (-10,3%), segno che rimanda alle agguerrite politiche di prezzo effettuate dai vari competitor. Anche latte UHT e yogurt rientrano tra i prodotti per i quali le famiglie italiane fanno scorta, approfittando delle offerte promozionali, visto il calo del numero degli atti di acquisto rispettivamente del 5,8% e del 9,7% e la crescita dei quantitativi medi per atto di acquisto, rispettivamente del 5,1% e del 12,4%.

La crescita delle quantità di formaggi e latticini rivela, in realtà, un andamento diversificato delle varie tipologie. Risultano in crescita le quantità acquistate di formaggi freschi che segnano un +1,3% rispetto al periodo corrispondente del 2012, trainati da un +1,1% dell’acquisto medio effettuato da ogni famiglia acquirente. Crescono del 3,2% i formaggi semiduri alimentati da una crescita delle famiglie acquirenti (l’indice di penetrazione passa dall’83% di gennaio-maggio 2012 all’86% del periodo attuale), che preferiscono questa categoria per la versatilità, trattandosi di prodotti che oltre a poter essere consumati come secondo, possono essere utilizzati quale ingrediente aggiuntivo nella preparazione dei pasti. Inoltre, la maggior parte dei prodotti compresi in questa categoria sono di origine estera, con prezzi medi davvero competitivi; pertanto tale fenomeno potrebbe in parte essere ricondotto allo spostamento dei consumatori verso prodotti in offerta o di fascia di prezzo più basso. Pressoché fermi, invece, volumi acquistati di formaggi molli, mentre si registra una lieve contrazione della spesa (-0,6%); infine, i formaggi duri calano meno in volume (-1,5%), più in valore (-2,9%), a causa di un calo dei quantitativi medi acquistati da ogni famiglia acquirente (-2%).

Ortofrutta
Ancora in calo il segmento dell’ortofrutta fresca. La flessione dei volumi riguarda più il segmento della frutta e degli agrumi (-3,8%) che quello degli ortaggi, dei legumi e delle patate (-1,2%). Tra la frutta, si segnala il consistente calo dell’indice di penetrazione su base annua di mele e pere (rispettivamente -13% e -18%). Al contrario, crescono i volumi consumati di fragole (+8%) mentre la spesa resta per lo più ferma (+0,5%), indicando un livello dei prezzi medi al consumo più basso rispetto al 2012, confermato anche dalle dinamiche dei prezzi all’origine e all’ingrosso che risultano in calo su base annua a causa di un aumento dei quantitativi raccolti. Cresce anche l’acquisto medio per famiglia acquirente del 16,3%, mentre l’indice di penetrazione, pari al 66%, risulta in calo del 7%, indicando che coloro che non hanno abbandonato l’acquisto di questo prodotto, ne hanno acquistato in media volumi maggiori probabilmente incentivati dai prezzi più bassi.

Anche pomodori, patate e insalate IV gamma registrano una flessione dell’indice di penetrazione (rispettivamente del 6%, del 4% e del 5%) determinando consistenti cali negli acquisti. Probabilmente i consumatori hanno abbandonato o allentato il consumo di ortofrutta fresca in parte perché disincentivate dalla crescita dei prezzi di tali prodotti dovuta alla scarsità dei raccolti dell’annata corrente, in parte perché tali prodotti vengono reputati come non essenziali nella dieta, peraltro soggetti ad elevata deperibilità e possibili fonti di spreco.

In lieve aumento gli acquisti di ortofrutta trasformata, in particolare degli ortaggi surgelati che registrano un aumento in quantità del 5%, trainato da una crescita dei quantitativi medi per famiglia (+5%). A questa crescita dei volumi corrisponde una lieve crescita della spesa (+0,6%) che fa pensare alla diffusione di offerte promozionali da parte dei vari competitor o all’orientamento dei consumatori verso prodotti di prezzo inferiore. Tra gli altri prodotti appartenenti al segmento dell’ortofrutta trasformata, continuano a crescere i volumi di confetture e marmellate (+3,7%) spinte da maggiori acquisti medi per famiglia (+3,5%), cui corrisponde lo stesso numero di atti di acquisto, il che riconduce al fenomeno delle scorte, spinto dalla diffusione di prezzi promozionali. Succhi di frutta e conserve di pomodoro registrano flessioni maggiori in valore (rispettivamente -9,5% e -6,4%), che in volume (-3,9% e -1%), riconducendo anche in questo caso ad uno spostamento delle famiglie verso prodotti di primo prezzo o in offerta.



Pesce
Calano entrambi gli aggregati del comparto ittico: più quello dei prodotti freschi (-4,1%) che quello dei trasformati (-1,1%) a causa di un calo generalizzato dell’indice di penetrazione. Il calo rilevante della spesa dei prodotti freschi (-16,6%), rimanda ad un probabile spostamento di una buona fetta di consumatori verso varietà più economiche.

Tra i prodotti trasformati, si segnala il tonno in scatola sott’olio che, dopo un 2012 positivo, registra un -2,1% nei volumi di acquisto, spinti da un forte calo delle famiglie acquirenti (-6,6%) probabilmente scoraggiate dall’aumento dei prezzi medi, visto che la spesa risulta comunque in crescita ( +1%). Inoltre, si arresta la crescita del segmento del surgelato naturale, che segna un calo del 2,1%, trascinato da una flessione dei quantitativi medi acquistati da ogni famiglia acquirente. L’unico segnale positivo è rappresentato dal surgelato preparato che segna un +1,9% in quantità trainato da una crescita degli acquisti medi (+6,6%), sebbene si segnali la scarsa incidenza di questo segmento sul totale ittico. Anche in questo caso, comunque, si segnala l’orientamento dei consumatori verso prodotti in offerta o di primo prezzo visto il rilevante calo della spesa (-4,1%).

Oli e grassi vegetali
Il calo dei volumi consumati di oli e grassi vegetali ha interessato tutti i prodotti appartenenti al comparto, ma ha caratterizzato in particolar modo l’olio confezionato, al cui interno l’olio extravergine di oliva segna un -10% su base annua, cui corrisponde una variazione negativa più consistente nella spesa (-11,7%). A spingere il calo di volumi consumati è soprattutto il calo di famiglie acquirenti (l’indice di penetrazione passa dal 57% registrato nei primi cinque mesi del 2012 al 52% dello stesso periodo del 2013).

Bevande
Tra le bevande, il calo degli acquisti ha riguardato in particolare i vini (-7,5%), a fronte di un aumento della spesa (+3%), dato il rialzo generalizzato dei prezzi medi al consumo. Continuano a calare più intensamente i volumi dei vini comuni (-10,6%) e gli Igp (-9,1%), mentre i Dop registrano solamente un calo dell’1,5%.

Si arresta la crescita dei volumi acquistati di acqua minerale, sostanzialmente fermi (+0,1%). Calano anche i volumi di bevande gassate del 5,3% motivate da un abbandono da parte delle famiglie acquirenti (l’indice di penetrazione passa dall’89% nel periodo gennaio-maggio 2012 all’86% del periodo attuale).

Abitudini di acquisto degli italiani
La spesa alimentare delle famiglie italiane è tornata indietro di venti anni per effetto del crollo che si è verificato dall’inizio della crisi nel 2007, provocando un’inversione di tendenza mai accaduta dal dopoguerra. Nel 2012 i consumi delle famiglie italiane per alimentari e bevande a valori concatenati sono stati pari a 117 miliardi, di mezzo miliardo inferiori a quelli del 1992. La crisi ha fatto retrocedere il valore della spesa alimentare, che era sempre stato tendenzialmente in crescita dal dopoguerra, fino a raggiungere l’importo massimo di 129,5 miliardi nel 2007, per poi crollare oggi al minimo di ben quattro lustri fa.

A cambiare è purtroppo anche il livello qualitativo degli alimenti acquistati, con un aumento della presenza di prodotti low cost che non sempre offrono le stesse garanzie di sicurezza alimentare. Le vendite dei cibi low cost nei discount alimentari sono le uniche a far segnare un aumento nel commercio al dettaglio in Italia, con un +1,3%, mentre calano tutte le altre forme distributive a partire dai piccoli negozi, che fanno registrare un tonfo del -4%, oltre che ipermercati (-2,5%) e supermercati (-1,8%).