Più risparmio e spese in famiglia. Ma la ripresa resta lontana
Secondo l'Istat nel primo trimestre c'è stato un qualche timido segnale di aumnento dei consumi, ma non di quelli alimentari che continuano a segnare risultati in rosso. In crescita gli acquisti nei discount.

Nel primo trimestre del 2013 la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici, misurata al netto della stagionalità, è stata pari al 9,3%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto sia al trimestre precedente, sia a quello corrispondente del 2012. Lo rileva l'Istat.
Tenuto conto dell'inflazione, il potere di acquisto delle famiglie consumatrici nel primo trimestre del 2013 aumenta dello 0,5% sul periodo precedente, dopo otto trimestri consecutivi di ribassi. Tuttavia, su base annua risulta ancora in calo (-2,4%). Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici nel primo trimestre del 2013 in valori correnti è aumentato dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, segnando così una ripresa, anche se su base annua il reddito risulta ancora un calo (-0,4%).
Dieta dimagrante a tavola per la Cia
Dati che fanno discutere e aprire magari uno spiraglio di ottimismo, anche se molta acqua viene gettata sul fuoco. Secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori, ad esempio, le famiglie riescono ad arrivare a fine mese solo con una feroce cura dimagrante al carrello della spesa e la situazione non è cambiata nei primi mesi del 2013, con la spesa ferma in territorio negativo e i redditi reali crollati del 2,4 per cento. La “spending review” degli italiani si fa ancora più rigida, invece, come dimostra il calo dei consumi alimentari, gli ultimi a essere “tagliati”, che nel primo quadrimestre dell’anno hanno subito un crollo superiore al 3 per cento. D’altra parte, oggi la tavola degli italiani è assolutamente “low-cost”: il 62 per cento delle famiglie riduce le quantità di cibo acquistate, ma soprattutto per 6,5 milioni di famiglie i discount sono diventati l’unica alternativa praticabile per resistere alla crisi.
Il crollo della spesa alimentare, insomma, riflette perfettamente i nuovi orientamenti dei consumatori che, per colpa della recessione, si sono orientati verso prodotti ed esercizi commerciali di fascia molto più economica -spiega la Cia-. Infatti anche nei primi quattro mesi del 2013 solo i discount segnano un aumento delle vendite (+1,3 per cento), mentre perdono terreno sia i piccoli negozi di quartiere (-4,4 per cento) che ipermercati (-3 per cento) e supermercati (-2,3 per cento).
In più oggi oltre la metà delle famiglie italiane (il 53 per cento) gira più negozi per fare la spesa alla costante ricerca di sconti, promozioni e offerte speciali. Offerte e sconti che, come conferma anche una ricerca Nielsen, “valgono” 14,6 miliardi di euro l’anno. Che, tradotto, significa un risparmio medio di almeno 630 euro a famiglia.
Sempre più spesa al discount
Gli effetti della riduzione del potere di acquisto si vedono dal fatto che - sottolinea per parte sua la Coldiretti - le vendite alimentari sono calate del 4,4 per cento nei piccoli negozi e dell’1,2 per cento nella grande distribuzione mentre sono aumentati dell’1,3 per cento solo nei discount nel primo quadrimestre dell’anno. La spesa alimentare delle famiglie italiane è tornata indietro di venti anni per effetto del crollo che si è verificato dall’inizio della crisi nel 2007, provocando un’inversione di tendenza mai accaduta dal dopoguerra. Nel 2012 sono stati pari - precisa la Coldiretti - a 117 miliardi, di mezzo miliardo inferiori a quelli del 1992. La crisi ha fatto retrocedere il valore della spesa alimentare, che era sempre stato tendenzialmente in crescita dal dopoguerra, fino a raggiungere l’importo massimo di 129,5 miliardi nel 2007, per poi crollare oggi al minimo di ben quattro lustri fa.

