La dieta mediterranea nel terzo millennio. Italiani lontani da questo stile alimentare
L'italia non si dimostra vera leader della dieta mediterranea; siamo lontani dalla ripartizione energetica tipica della mediterranea classica, che prevede un grande consumo di prodotti vegetali, latte, yogurt e cereali
Chi non conosce la "dieta mediterranea"? Associata in tutto il mondo a un'alimentazione sana, che aiuta a stare in salute, a prevenire molte delle malattie moderne e a offrire una maggiore aspettativa di vita. E le ultime ricerche non fanno che confermare i benefici di questo stile alimentare, che si caratterizza per la bassa densità calorica e l'elevata densità nutrizionale, per la centralità dei prodotti vegetali (come ortaggi, frutta, cereali e legumi) e la presenza delle giuste e necessarie quantità di prodotti animali (come latticini e pesce).Ma, come riportato da L'Attendibile, mentre la dieta mediterranea fa scuola e cresce in tutto il mondo, in Italia invece ci stiamo allontanando sempre più da questo modello alimentare e da questo stile di vita. Lo dimostrano le analisi sui consumi degli italiani, che evidenziano un insufficiente apporto di cereali integrali, frutta, verdura, legumi, latte e yogurt.
La dieta mediterranea nel terzo millennio
Dieta mediterranea è sinonimo in tutto il mondo di alimentazione sana, capace di mantenere l’organismo in salute e prevenire la gran parte delle patologie del nostro tempo. Sono infatti migliaia gli articoli presenti in letteratura scientifica che ne esaltano le capacità preventive nei confronti di patologie croniche come ipertensione, diabete, aterosclerosi, cancro così come per la prevenzione di sovrappeso e obesità.
La dieta maditerranea nasce negli anni '60 in seguito delle ricerca effettaute Ancel Keys, che individua nel livello di colesterolemia il responsabile delle profonde differenze nella mortalità cardiovascolare in differenti campioni di popolazione reclutati in diversi centri di raccolta in 7 Paesi, tale studio è conosciuto come Seven Countries Study. I paesi dell’area mediterranea hanno una mortalità cardiovascolare inferiore a quella dei paesi nord-europei e degli Usa.
Tuttavia nonostante il Giappone fosse il Paese con la più bassa mortalità cardiovascolare e minore colesterolemia, la dieta giapponese è rimasta confinata in qualche sushi-bar, mentre la dieta mediterranea ha guadagnato maggior fortuna, spinta anche dal suo “ideatore” che si è stabilito in un paesino del Cilento, mangiando italiano e testimoniando con suo impeccabile stato di salute.
Ancel Keys aveva “solamente” scoperto che chi consumava una dieta poco densa in calorie, ma molto densa di nutrienti, poiché a base di alimenti vegetali, aveva meno rischi di morire per patologie cardiovascolari. Ciò indipendentemente dalla fonte di amido (grano, riso, patata o mais), dal condimento (olio di oliva o di soia), o dalla bevanda (vino o tè). Quando invece, nel 2010, la dieta mediterranea è stata iscritta nella lista dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità dall’Unesco, è stata dai media rappresentata con generose porzioni di spaghetti fumanti, pane, olio, vino e quant’altro.Può risultar tuttavia curioso che uno specifico esame della letteratura scientifica, evidenzia che l’Italia, conosciuta come patria della dieta mediterranea, in realtà non è proprio “leader” nel settore. Prendendo in esame l’indice di adeguatezza mediterranea, che definisce il rapporto tra contributo percentuale all’energia di prodotti vegetali più pesce e quello dei prodotti animali più dolciumi, si mette in evidenza che l’Italia degli anni ’60 era ben lontana dalla Grecia (allora prima in classifica) e compariva agli ultimi posti tra i Paesi mediterranei, mentre altri Paesi non mediterranei, se pur vicini, come la Romania o molto lontani dal mediterraneo come il Giappone erano nettamente più in alto.
Con il passare degli anni ed il miglioramento delle condizioni socioeconomiche, in tutti i Paesi sono nettamente peggiorate le loro abitudini alimentari ad eccezione di quelli della costa nord africana che hanno invece scalato posizioni. Ecco quindi che non dobbiamo intendere la dieta mediterranea come un menu composto da alimenti tipici del bacino mediterraneo, per differenti motivi, tra i quali il fatto che molti alimenti sono diventati "mediterranei" da poco: patate, pomodoro, mais e molti legumi sono arrivati da noi dopo la scoperta dell’America.
Dobbiamo quindi imparare che la dieta mediterranea deriva per gran parte da prodotti vegetali (cereali, tuberi, legumi, oli vegetali), ma non devono mancare quelle quantità di prodotti animali, estremamente importanti per un'alimentazione completa.La situazione attuale dei consumi degli italiani non è molto incoraggiante poiché non solo siamo lontanissimi dalla ripartizione energetica tipica della mediterranea classica, ma siamo pericolosamente vicini al riferimento inferiore per i carboidrati e anzi gli adulti maschi sono sotto (44,3%) e oltre i livelli superiori per i grassi (più del 36%).
Molti sono gli errori che commettiamo a tavola, a partire dallo scarso consumo di cereali integrali, ortaggi e frutta, fino ad un consumo eccessivo di carne, soprattutto conservata, mentre sono quasi sconosciuti i legumi. Consumiamo inoltre pochissimo latte o yogurt. E i motivi per i quali i nostri consumi non sono più in linea con le raccomandazioni sono molti: la sedentarietà insieme alla grande disponibilità di cibo.
Per questo dobbiamo sfruttare il riconoscimento all’Unesco della dieta mediterranea come “patrimonio culturale immateriale universale” che deve farci uscire dal “mare nostrum” per dirigere la prua verso il suo vero messaggio, e considerarla un modello e non un menu, uno stile di vita e non un paese, una tradizione che il caso, la necessità e la sapienza hanno impastato nel corso dei secoli con quello che avevano a disposizione.
Ma è importante capire che una pizza non è più “mediterranea” di un riso cantonese, o di una tortilla messicana e che una dieta sana può essere mediterranea ovunque purché vi siano i due requisiti che da sempre l’hanno caratterizzata: adeguatezza energetica e netta prevalenza vegetale. Soltanto così la dieta mediterranea sarà, insieme a genetica e fortuna, il miglior modo che abbiamo per vivere in maniera sana.

