Commercio al dettaglio, low cost +1,3% Ma crolla la Gdo (-1,6%) da inizio 2013
Nonostante un aumento delle vendite dello 0,1%, su base mensile, il commercio al dettaglio registra un -1,1% su base annua. Da inizio anno: -1,6% tra Gdo e piccoli negozi. Solo il "low cost" segna un aumento dell'1,3%.
Indagini Istat rivelano, per il mese di maggio 2013, un aumento delle vendite al dettaglio dello 0,1% su base mensile, ma un calo dell'1,1% su base annua. Nella media del trimestre marzo-maggio 2013 l'indice calcolato dall'Istat registra una diminuzione delle vendite dello 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti. Nei primi cinque mesi del 2013 le vendite di prodotti alimentari segnano una flessione dell'1,6% e quelle di prodotti non alimentari del 3,5%.

Confesercenti afferma però che il lieve aumento (+0,1%) congiunturale registrato dalle vendite al dettaglio di maggio su aprile è un dato troppo tiepido per essere interpretato come sicura indicazione di un'inversione di tendenza; i dati Istat segnalano piuttosto una fase transitoria. Sempre Confesercenti aggiunge che i segnali negativi che arrivano dalle piccole superfici (vendite in calo del 2,3%) confermano l'elevato rischio di desertificazione delle città. E questo quadro rischia di spazzare via ogni speranza di rianimare i consumi, dato il temuto ingorgo fiscale dell'autunno, nel quale sono previsti acconti fiscali, addizionali, destino di Iva, Imu e Tares. È necessario rimettere al centro dell'azione politica la questione di un coraggioso taglio della spesa.
Anche Codacons concorda nel dire che l'aumento delle vendite di prodotti alimentari a maggio è solo un’illusione ottica. Considerando che l'inflazione per i prodotti alimentari a maggio era dello 0,7% rispetto ad aprile e del 3,1% su base annua si deduce che gli italiani continuano nella loro dieta forzata, mangiando sempre meno in termini quantitativi. Non è, insomma, una dieta in previsione dell'estate, dato che ormai il calo delle vendite nel settore alimentare persiste ininterrottamente dal 2007.
A preoccupare anche l'associazione di consumatori, poi, sono le vendite, decisamente in caduta libera, delle imprese operanti su piccole superfici. I negozi di vicinato continuano inesorabilmente a chiudere e questo ha ripercussioni gravi anche per i consumatori, specie per le persone anziane che hanno difficoltà di movimento. Un’emergenza sociale che si aggrava con la tradizionale chiusura estiva degli esercizi.
Per questo il Codacons chiede ai comuni di intervenire stabilendo per il mese di agosto, quello solitamente più critico, rotazioni nelle chiusure degli esercizi commerciali per evitare che intere zone delle città siano scoperte nella fornitura di beni necessari, come ad esempio gli alimentari. I comuni devono proporre accordi su base volontaria per una turnazione più ragionevole delle chiusure dei negozi e dei pubblici esercizi e, nei casi più gravi, emettere un'ordinanza per imporre che almeno il 30% di questi resti aperto nel mese di agosto, anche a cavallo di ferragosto.
Determinano un aumento delle vendite nel commercio al dettaglio in Italia sono i cibi low cost dei discount alimentari, che secondo un'indagine di Coldiretti sui dati Istat del mese di maggio 2013, dall’inizio dell’anno hanno registrato in +1,3%, mentre calano tutte le altre forme distributive, in particolare i piccoli negozi che fanno registrare un tonfo del -4%.
Il bilancio dall’inizio dell’anno nelle vendite della grande distribuzione fa segnare un -2,5% negli ipermercati e un -1,8% nei supermercati per un totale che, nonostante la crescita dei discount, rimane comunque negativo (-1,6%). La spesa alimentare degli italiani è crollata nel 2013 in cui si sono ridotti drammaticamente gli acquisti a tavola con tagli che vanno dall’olio di oliva extravergine (-12%) al pesce (-11%), dalla pasta (-9%) al latte (-6%), dall’ortofrutta (-4%) alla carne (-1%) per una contrazione media nell’agroalimentare del 3,4% secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea relativi al primo quadrimestre.
A cambiare è anche il livello qualitativo dei prodotti alimentari acquistati con un aumento nel carrello dei “cibi low cost” offerti spesso a prezzi troppo bassi per essere sinceri, che rischiano di avere un impatto sulla salute. Dietro questi prodotti spesso si nascondono infatti ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi.
Non è un caso che nel primo trimestre del 2013 sono aumentati del 26% gli allarmi alimentari in Italia al sistema di allerta comunitario per la prevenzione dei rischi alimentari, rispetto allo stesso periodo di cinque anni fa, prima dell’inizio della crisi.
A differenza di quanto è accaduto per tutti gli altri settori dall’abbigliamento alle automobili, in cui gli italiani hanno rinunciato agli acquisti, per l’alimentare, che va in tavola tutti i giorni, questo non è possibile, almeno oltre un certo limite, ma si è verificato un sensibile spostamento verso i prodotti a basso costo per cercare comunque di risparmiare.

Confesercenti afferma però che il lieve aumento (+0,1%) congiunturale registrato dalle vendite al dettaglio di maggio su aprile è un dato troppo tiepido per essere interpretato come sicura indicazione di un'inversione di tendenza; i dati Istat segnalano piuttosto una fase transitoria. Sempre Confesercenti aggiunge che i segnali negativi che arrivano dalle piccole superfici (vendite in calo del 2,3%) confermano l'elevato rischio di desertificazione delle città. E questo quadro rischia di spazzare via ogni speranza di rianimare i consumi, dato il temuto ingorgo fiscale dell'autunno, nel quale sono previsti acconti fiscali, addizionali, destino di Iva, Imu e Tares. È necessario rimettere al centro dell'azione politica la questione di un coraggioso taglio della spesa.
Anche Codacons concorda nel dire che l'aumento delle vendite di prodotti alimentari a maggio è solo un’illusione ottica. Considerando che l'inflazione per i prodotti alimentari a maggio era dello 0,7% rispetto ad aprile e del 3,1% su base annua si deduce che gli italiani continuano nella loro dieta forzata, mangiando sempre meno in termini quantitativi. Non è, insomma, una dieta in previsione dell'estate, dato che ormai il calo delle vendite nel settore alimentare persiste ininterrottamente dal 2007.
A preoccupare anche l'associazione di consumatori, poi, sono le vendite, decisamente in caduta libera, delle imprese operanti su piccole superfici. I negozi di vicinato continuano inesorabilmente a chiudere e questo ha ripercussioni gravi anche per i consumatori, specie per le persone anziane che hanno difficoltà di movimento. Un’emergenza sociale che si aggrava con la tradizionale chiusura estiva degli esercizi.
Per questo il Codacons chiede ai comuni di intervenire stabilendo per il mese di agosto, quello solitamente più critico, rotazioni nelle chiusure degli esercizi commerciali per evitare che intere zone delle città siano scoperte nella fornitura di beni necessari, come ad esempio gli alimentari. I comuni devono proporre accordi su base volontaria per una turnazione più ragionevole delle chiusure dei negozi e dei pubblici esercizi e, nei casi più gravi, emettere un'ordinanza per imporre che almeno il 30% di questi resti aperto nel mese di agosto, anche a cavallo di ferragosto.
Determinano un aumento delle vendite nel commercio al dettaglio in Italia sono i cibi low cost dei discount alimentari, che secondo un'indagine di Coldiretti sui dati Istat del mese di maggio 2013, dall’inizio dell’anno hanno registrato in +1,3%, mentre calano tutte le altre forme distributive, in particolare i piccoli negozi che fanno registrare un tonfo del -4%.
Il bilancio dall’inizio dell’anno nelle vendite della grande distribuzione fa segnare un -2,5% negli ipermercati e un -1,8% nei supermercati per un totale che, nonostante la crescita dei discount, rimane comunque negativo (-1,6%). La spesa alimentare degli italiani è crollata nel 2013 in cui si sono ridotti drammaticamente gli acquisti a tavola con tagli che vanno dall’olio di oliva extravergine (-12%) al pesce (-11%), dalla pasta (-9%) al latte (-6%), dall’ortofrutta (-4%) alla carne (-1%) per una contrazione media nell’agroalimentare del 3,4% secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea relativi al primo quadrimestre.
A cambiare è anche il livello qualitativo dei prodotti alimentari acquistati con un aumento nel carrello dei “cibi low cost” offerti spesso a prezzi troppo bassi per essere sinceri, che rischiano di avere un impatto sulla salute. Dietro questi prodotti spesso si nascondono infatti ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi. Non è un caso che nel primo trimestre del 2013 sono aumentati del 26% gli allarmi alimentari in Italia al sistema di allerta comunitario per la prevenzione dei rischi alimentari, rispetto allo stesso periodo di cinque anni fa, prima dell’inizio della crisi.
A differenza di quanto è accaduto per tutti gli altri settori dall’abbigliamento alle automobili, in cui gli italiani hanno rinunciato agli acquisti, per l’alimentare, che va in tavola tutti i giorni, questo non è possibile, almeno oltre un certo limite, ma si è verificato un sensibile spostamento verso i prodotti a basso costo per cercare comunque di risparmiare.

