È quanto afferma la Coldiretti nel commentare la decisione della multinazionale americana Monsanto di ritirare tutte le domande già presentate all'Ue per ottenere l'autorizzazione alla coltivazione di prodotti Ogm con unica eccezione di quella relativa al mais Mon810. A livello nazionale l’opposizione agli ogm è ancora maggiore con quasi otto italiani su dieci (76%) che si sono detti contrari all’utilizzo di organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura, con un aumento del 14% rispetto allo scorso anno, secondo i dati Ipr marketing.

Con il crescere dell’opposizione degli italiani agli Ogm in agricoltura si riducono ad appena il 10% i favorevoli ma diminuiscono anche coloro che non hanno una opinione o non rispondono al 14%. Vale la pena ricordare che sono già 8 i Paesi europei (Francia, Germania, Lussemburgo, Ungheria, Grecia, Bulgaria, Polonia, Austria) che hanno adottato la clausola di salvaguardia per impedire la contaminazione dei propri terreni.

In Europa sono rimasti solo cinque Paesi (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania) a coltivare Ogm, con 129mila ettari di mais transgenico piantati nel 2012, una percentuale irrisoria della superficie agricola comunitaria pari a molto meno dello 0,001% della superficie totale di 160 milioni di ettari coltivati in Europa, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati ISAAA.

Gli organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale e alimentare, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico della tipicità, della distintività e del Made in Italy.


Quella della Monsanto è una decisione inevitabile - afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori - visto che la maggior parte dei consumatori e dei produttori europei si muove in direzione opposta agli Ogm. Non solo tre cittadini su cinque in Ue sono contrari ai cibi “biotech”, ma la stessa superficie agricola comunitaria dedicata alle colture geneticamente modificate è irrisoria, rappresentando oggi neppure lo 0,1% del totale.

Anche in Italia stiamo procedendo bene: i ministri De Girolamo, Lorenzin e Orlando hanno infatti firmato il decreto contro la coltivazione del mais MON810. Ora però bisogna procedere rapidamente all’attivazione della clausola di salvaguardia, come richiesto fermamente anche dalle Regioni. D’altra parte, la domanda alimentare nel nostro Paese è chiara e netta: cibo naturale, tipico, salubre, controllato, certificato e chiaramente etichettato, possibilmente a prezzi contenuti. Le nostre produzioni di eccellenza fanno grande il "made in Italy" nel mondo, con esportazioni che muovono quasi 30 miliardi di euro l’anno. E i mercati stranieri chiedono vini, oli, formaggi, salumi e trasformati tipici dei nostri territori, con i loro sapori caratteristici assolutamente non omologabili.