Sul fronte Ogm, durante al conferenza delle regioni e delle province autonome, è stato approvato un ordine del giorno, in cui si sottolinea “l'assoluta contrarietà delle regioni a consentire la coltivazione di Ogm su territorio nazionale e la richiesta al Governo di procedere all'attivazione dell'esercizio della clausola di salvaguardia che, peraltro, è stata espressa e adeguatamente motivata in diverse occasioni dal 2010 ad oggi".

Le regioni si dicono dunque pronte a lavorare con il Governo in vista di una normativa nazionale che affronti definitivamente il problema, sebbene fino ad oggi il Governo stesso non abbia ancora attivato una procedura d’emergenza.



Nel frattempo, evidenzia l'ordine del giorno della conferenza, "sono avvenute semine di mais Mon810 in Friuli Venezia Giulia" e tale coltivazione può rappresentare - come documentato dal dossier che il consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra) ha predisposto su incarico del ministero delle Politiche agricole - un rischio per l'agroambiente anche in relazione ad eventuali contaminazioni di colture biologiche e convenzionali".

A tal proposito è intervenuto Il presidente della Cia (Confederazione italiana agricoltori) Giuseppe Politi, che d’accordo con la decisione delle regioni, ribadisce l’esigenza di un intervento chiaro e immediato da parte del governo per contrastare l’utilizzo del biotech in campo agricolo.

L’intervento di Giuseppe Politi
Giuseppe Politi (nella foto), presidente della Cia (Confederazione italiana agricoltori), rimarca la contrarietà dell'agricoltura italiana nei confronti delle manipolazioni genetiche. Ecco il suo intervento:

«Bisogna impedire la coltivazione di Ogm sull’intero territorio nazionale e il Governo deve al più presto procedere all’attivazione della clausola della salvaguardia. Siamo, quindi, pienamente d’accordo con le regioni che hanno espresso la loro completa contrarietà agli organismi geneticamente modificati».

Giuseppe Politi«Siamo fermamente convinti che gli Ogm non servano alla nostra agricoltura diversificata e saldamente legata alla storia, alla cultura, alle tradizioni delle variegate realtà rurali. La nostra contrarietà non è ideologica. Siamo, infatti, convinti che in Italia ed in Europa è possibile produrre colture libere da biotech, con beneficio per l’ambiente, la salute, nonché per migliorare il reddito degli agricoltori e degli allevatori».

«D’altra parte, la stragrande maggioranza dei consumatori italiani si è detta contraria alle manipolazioni genetiche in agricoltura. E questo conferma l’impellente esigenza che l’Italia mantenga il territorio nazionale libero da Ogm, al di là delle decisioni che verranno adottate dall’Unione europea».

«Questo, tuttavia, non significa che la nostra posizione sia oscurantista. Da parte della Cia non c’è alcuna preclusione nei confronti della scienza e della ricerca. Il tutto, comunque, deve essere fatto nel pieno rispetto del principio di precauzione e della tutela delle esigenze peculiari delle produzioni di qualità e tipiche dei territori agricoli italiani».