L’inflazione nel mese di giugno è in aumento: secondo i dati provvisori dell’Istat, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,3% rispetto a maggio e dell’1,2% rispetto a giugno (era +1,1% a maggio). le famiglie italiane che hanno svuotato il carrello dei prodotti base per l’alimentazione dalla frutta (-4%) al pesce (-5%)

Se l’inflazione è in crescita a giugno, ciò è dovuto in particolare al “sensibile aumento” dei prezzi della frutta fresca (+6,9%), che registrano un incremento del 6,9% anche su base annua, in rallentamento dal 9,4% di maggio. Secondo quanto rileva l’Istat, aumenti congiunturali, per quanto più contenuti, si segnalano per i prezzi del pollame (+0,4%, +2,7% in termini tendenziali) e del latte fresco (+0,3%, +1% rispetto a giugno dello scorso anno). Per contro, nello stesso comparto, si rileva un ulteriore calo su base mensile dei prezzi dei vegetali freschi (-0,6%), che mostrano, tuttavia, un tasso di crescita tendenziale elevato, pari all’11,2% e in accelerazione rispetto a maggio (+9,9%).



Con riferimento al settore degli alimentari lavorati, gli aumenti su base mensile sono per lo più di lieve entità. Da rilevare gli incrementi congiunturali dei prezzi del burro (+0,6%, +1,5% su base annua), dell’olio d’oliva (+0,4%, +4,7% in termini tendenziali) e dei vini (+0,4%, +4,5% nei confronti di giugno 2012).

Sempre a giugno, secondo l’Istat, i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori, il cosiddetto “carrello della spesa”, sono aumentati dello 0,4% su base mensile e registrano un’accelerazione di due decimi di punto percentuale del tasso di crescita su base annua (+1,7%, dal +1,5% del mese precedente).

«Il freddo e la crisi - evidenzia la Coldiretti - hanno tagliato i consumi di frutta estiva, con la primavera impazzita che ha fatto volare i prezzi dei vegetali freschi che aumentano dell’11,2% mentre la frutta sale del 6,9%, a causa dei danni provocati dal maltempo che ha devastato le coltivazioni, ma anche delle distorsioni presenti dal campo alla tavola. L’aumento dei prezzi entro certi limiti è giustificabile per l’effetto della straordinario andamento climatico, ma occorre evitare che nel passaggio dei prodotti dal campo alla tavola si innestino fenomeni speculativi. Il rischio è quello di provocare un’ulteriore frenata dei consumi con un drammatico crollo storico della spesa che non è mai stato così pesante per le famiglie italiane che hanno svuotato il carrello dei prodotti base per l’alimentazione dalla frutta (-4%) al pesce (-5%), dalla carne bovina (-6%) al vino (-7%) fino all’olio di oliva (-8%), secondo le elaborazioni Coldiretti sulla base dei dati Ismea del primo trimestre».

«“Tagli” alle quantità - sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori - che riflettono una riorganizzazione totale della spesa alimentare da parte de consumatori, costretti dalla crisi a rivedere scelte e abitudini al supermercato. Oggi, infatti, il 65% delle famiglie compara i prezzi con molta più attenzione; il 53% gira più di un negozio alla costante ricerca di sconti, promozioni e offerte speciali; il 42% privilegia le grandi confezioni o “formati convenienza”; il 32% abbandona i grandi brand per marche sconosciute e prodotti di primo prezzo; il 24% ricomincia a fare cucina di recupero con gli avanzi della cucina. In più, oltre il 16% delle famiglie rinuncia del tutto a pranzi e cene fuori dalla mura domestiche (ristoranti, trattorie, tavole calde, fast-food, pizzerie).