Vino e design, l’Italia che ce la fa
Impressioni positive dalla fiera veronese dedicata al vino, anche se bisogna rilevare le consuete mancanze dal punto di vista organizzativo. Così non si fa un servizio alle imprese e al settore enologico in generale
Beviamo meno vino che ai tempi dell’Unità d’Italia, quando peraltro l’alcolismo era una piaga sociale, ma in compenso l’export tira. E comunque, a giudicare anche dalle prime due giornate di Vinitaly, sembra esserci un risveglio della domanda, soprattutto per le produzioni di maggiore qualità. E a fianco del caso positivo del vino registrato a Verona, già si profila un trend in attivo anche per il mondo del design, che a Milano celebra in questi giorni con il Salone del mobile i suoi riti, fatti sempre più di “fuori salone”.
Mentre la politica sprofonda nell’abisso dell’inconcludenza, dal mondo delle imprese (e dai consumatori, italiani ed esteri) viene la dimostrazione che il Paese ce la potrebbe fare. Un condizionale d’obbligo, perché a frenare la voglia di fare e la creatività ci sono purtroppo istituzioni insensibili che continuano a ragionare più in ottiche di potere che di servizi veri. Quasi dimenticando - è il caso di VeronaFiere - che se è positivo attivare relazioni commerciali coi nuovi mercati del vino (ad esempio la Cina) o piattaforme per la vendita online, ugualmente fondamentali sono i servizi base perché una fiera sappia rappresentare al meglio un sistema Paese.
Purtroppo l’immagine che si ha dell’Italia attraverso Vinitaly è sempre quella di una viabilità cittadina da sagra di paese o di difficoltà nell’usare telefonia o internet all’interno degli spazi fieristici. Con in più per quest’anno, visto l’elevato afflusso di visitatori, anche la mancanza di bicchieri puliti e i bagni infrequentabili.
Mentre la politica sprofonda nell’abisso dell’inconcludenza, dal mondo delle imprese (e dai consumatori, italiani ed esteri) viene la dimostrazione che il Paese ce la potrebbe fare. Un condizionale d’obbligo, perché a frenare la voglia di fare e la creatività ci sono purtroppo istituzioni insensibili che continuano a ragionare più in ottiche di potere che di servizi veri. Quasi dimenticando - è il caso di VeronaFiere - che se è positivo attivare relazioni commerciali coi nuovi mercati del vino (ad esempio la Cina) o piattaforme per la vendita online, ugualmente fondamentali sono i servizi base perché una fiera sappia rappresentare al meglio un sistema Paese.
Purtroppo l’immagine che si ha dell’Italia attraverso Vinitaly è sempre quella di una viabilità cittadina da sagra di paese o di difficoltà nell’usare telefonia o internet all’interno degli spazi fieristici. Con in più per quest’anno, visto l’elevato afflusso di visitatori, anche la mancanza di bicchieri puliti e i bagni infrequentabili.


