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Il Paese è senza un Governo che vada oltre l’amministrazione ordinaria. Il Parlamento è impallato fra 3 gruppi, che di fatto si bloccano a vicenda, al punto che non ha nemmeno nominato le commissioni. E il caos vero, quello per la nomina del nuovo Presidente della Repubblica, non è ancora cominciato. L’attesa svolta elettorale in cui speravamo in tanti si è rivelata un boomerang e i politici (nuovi o vecchi che siano, di partito o movimenti poco importa) si dimostrano al momento incapaci di trovare delle soluzioni per farci uscire dalla crisi.

In questa situazione drammatica mancano progetti e prospettive di sviluppo, il pessimismo è il sentimento prevalente e la mancanza di liquidità è un dato che accomuna ormai famiglie e imprese di ogni tipo. Sono in pochi a salvarsi e, soprattutto, nessuno si sente più rappresentato e tutelato. Una situazione oggettivamente pericolosa in cui ognuno si sente abbandonato a se stesso. In un sistema che sembra bloccato, anche i sindacati e le associazioni di categoria sembrano non avere più peso specifico. Sono ormai solo un ricordo gli anni in cui erano formidabili serbatoi elettorali e condizionavano partiti e governi, svolgendo spesso più un’attività grettamente corporativa, che non una funzione di moderna lobby di interessi più ampi.

In questo contesto la ristorazione e più in generale il mondo dell’enogastronomia e tutta la filiera agroalimentare, sembrano senza una rappresentanza. Eppure di progetti e iniziative per rilanciare il settore ce ne sono molti. Lo abbiano verificato anche in occasione del talk show recentemente organizzato a Firenze insieme a Fipe e Confcommercio. Le idee ci sono. E pure i sogni e gli ideali, per citare Massimo Bottura. Ma non c’è chi le sappia tradurre in azioni concrete. In questo momento basterebbe anche poco per cambiare molto. Bisogna favorire ad esempio un rafforzamento del sistema, a partire magari dalla trasformazione delle troppe società di persone esistenti in srl. Si deve fare in modo di tutelare meglio professionalità ed esperienze che non possono più contare su forme societarie troppo deboli od esposte alle azioni di Equitalia, che continua nella politica dell’essere debole coi forti e forte coi deboli.

Ben più profonda dovrebbe essere un’azione di superamento di steccati ridicoli o segnati dal tempo. Cuochi e ristoratori, ma anche gestori di agriturismo, ad esempio, dovrebbero fare squadra comune in nome della qualità della vita, della tutela dei territori e della genuinità dei prodotti. Per fare questo basterebbe davvero poco, ma è indispensabile che i sindacati superino le forme attuali di rappresentanza e comincino a collaborare sul serio. Oggi più che mai è tempo di unità e di azioni comuni.