Pane di lievito madre, olio Sabina Dop e formaggi lombardi: tris di eccellenze
Presso la Casa di Alti Formaggi a Treviglio (Bg) si è tenuta una golosa degustazione di prodotti made in Italy di eccellenza: dall’olio Dop della Sabina al pane di lievito madre, fino ai formaggi tipici della Lombardia
Pane di lievito madre, olio Dop della Sabina e formaggi della Valpadana. Queste tre bontà sono state le protagoniste della degustazione avvenuta presso la Casa di Alti formaggi a Treviglio (Bg). Il direttore Vittorio Emanuele Pisani ha presentato Arnaldo Peroni (nella foto, a destra) del Consorzio Olio Sabina Dop, il quale ha spiegato che il territorio dove viene prodotto l’olio Dop della Sabina è molto vasto, comprende 46 comuni a nord est di Roma, che si estendono dalla Capitale all’Umbria, in sostanza dalla riva sinistra del Tevere fino a raggiungere ed oltrepassare i Monti Sabini.

Gli olivi vengono coltivati in colline di 400-450 m slm, e non superano i 500 m. Testimonianze di produzione di questo olio sono state trovate in alcuni reperti già 2.600 anni fa, gli olivi sono molto antichi perché risalgono all’epoca dei romani, ma la coltivazione è iniziata con i sabini. A Canneto Sabino, c’è una pianta monumentale d’olivo, la più antica in assoluto, fiore all’occhiello del territorio, attestazione vivente della vocazione millenaria della Sabina alla produzione dell’olio d’oliva. L’olio della Sabina è stato riconosciuto come Dop nel 1999. Viene prodotto con diverse varietà di olive: Leccino, Raja, Frantoio, Olivastrone, Moraiolo, Olivago, Rosciola, ma sono soprattutto la Carboncella e la Salviana che danno una particolare caratterizzazione a questo prodotto.
L’olio Sabina Dop ha un colore giallo oro dai riflessi verdi, il suo sapore è aromatico ed equilibrato, non supera l’0,6% di acidità, quando la Comunità Europea stabilisce che non debba superare l’0,8%. Un’altra particolarità di questo olio è che è contenuto in una lattina a forma di bottiglia che risulta essere infrangibile, leggera e soprattutto perfetta per preservare interamente le qualità organolettiche. Il laminato metallico infatti assicura una protezione totale dal contatto con ossigeno, gas, luce, umidità o altre contaminazioni, oltre ad essere infrangibile e riciclabile.
Dopo questo intervento è stato il turno di Christian Chiapparoli (nella foto, al centro), dirigente diventato fornaio per passione, che ha parlato del suo prodotto: il pane di lievito madre. La peculiarità di questo pane è che, oltre ad essere realizzato esclusivamente con il lievito madre, si conserva più a lungo, ha un aroma e un gusto particolari che lo rendono più buono e si digerisce più facilmente. Visivamente ha un’alveolatura più grossa, all’olfatto si sente una punta leggerissima di acido, ha più volume ed è più leggero. Non ha enzimi attivi quando è cotto, quindi non reagisce più con i succhi gastrici all’interno dello stomaco, rendendolo più digeribile e non procura quel fastidioso ed antiestetico gonfiore alla pancia.

Un pane che normalmente gli altri fornai non preparano, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per il costo più elevato rispetto al pane comune. Christian, per questa degustazione, ha abbinato i seguenti pani: pane di mistura (realizzato con farina di mais), pane di lievito madre tipo Altamura, pane con uvetta e noci molto adatto con i formaggi morbidi e saporiti e pane di cereali e salva cremasco, creato per l’occasione.
Ha concluso la serata Vincenzo Bozzetti (nella foto, a sinistra) direttore tecnico della rivista “Il Latte”, il quale con una verve coinvolgente ha parlato dei formaggi in degustazione. Spiegando anche qualche curiosità, come per esempio il significato del nome Salva Cremasco, che si chiama così perché durava nel tempo, si “salvava”. Infatti il vero segreto di questo formaggio sta tutto nella stagionatura. Oppure il Provolone Valpadana, unico formaggio a presentare la maggior varietà di pesi e forme dai nomi insoliti come salame, mandarino, pancetta, mandarone.
Un pubblico attento e anche preparato, viste le interessanti domande rivolte ai tre relatori, ha seguito attentamente i tre interventi, ma il clou della serata è stato senza dubbio l’assaggio vero e proprio delle tre prelibatezze, che hanno riscosso un grande successo.

Gli olivi vengono coltivati in colline di 400-450 m slm, e non superano i 500 m. Testimonianze di produzione di questo olio sono state trovate in alcuni reperti già 2.600 anni fa, gli olivi sono molto antichi perché risalgono all’epoca dei romani, ma la coltivazione è iniziata con i sabini. A Canneto Sabino, c’è una pianta monumentale d’olivo, la più antica in assoluto, fiore all’occhiello del territorio, attestazione vivente della vocazione millenaria della Sabina alla produzione dell’olio d’oliva. L’olio della Sabina è stato riconosciuto come Dop nel 1999. Viene prodotto con diverse varietà di olive: Leccino, Raja, Frantoio, Olivastrone, Moraiolo, Olivago, Rosciola, ma sono soprattutto la Carboncella e la Salviana che danno una particolare caratterizzazione a questo prodotto.
L’olio Sabina Dop ha un colore giallo oro dai riflessi verdi, il suo sapore è aromatico ed equilibrato, non supera l’0,6% di acidità, quando la Comunità Europea stabilisce che non debba superare l’0,8%. Un’altra particolarità di questo olio è che è contenuto in una lattina a forma di bottiglia che risulta essere infrangibile, leggera e soprattutto perfetta per preservare interamente le qualità organolettiche. Il laminato metallico infatti assicura una protezione totale dal contatto con ossigeno, gas, luce, umidità o altre contaminazioni, oltre ad essere infrangibile e riciclabile.
Dopo questo intervento è stato il turno di Christian Chiapparoli (nella foto, al centro), dirigente diventato fornaio per passione, che ha parlato del suo prodotto: il pane di lievito madre. La peculiarità di questo pane è che, oltre ad essere realizzato esclusivamente con il lievito madre, si conserva più a lungo, ha un aroma e un gusto particolari che lo rendono più buono e si digerisce più facilmente. Visivamente ha un’alveolatura più grossa, all’olfatto si sente una punta leggerissima di acido, ha più volume ed è più leggero. Non ha enzimi attivi quando è cotto, quindi non reagisce più con i succhi gastrici all’interno dello stomaco, rendendolo più digeribile e non procura quel fastidioso ed antiestetico gonfiore alla pancia.

Un pane che normalmente gli altri fornai non preparano, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per il costo più elevato rispetto al pane comune. Christian, per questa degustazione, ha abbinato i seguenti pani: pane di mistura (realizzato con farina di mais), pane di lievito madre tipo Altamura, pane con uvetta e noci molto adatto con i formaggi morbidi e saporiti e pane di cereali e salva cremasco, creato per l’occasione.
Ha concluso la serata Vincenzo Bozzetti (nella foto, a sinistra) direttore tecnico della rivista “Il Latte”, il quale con una verve coinvolgente ha parlato dei formaggi in degustazione. Spiegando anche qualche curiosità, come per esempio il significato del nome Salva Cremasco, che si chiama così perché durava nel tempo, si “salvava”. Infatti il vero segreto di questo formaggio sta tutto nella stagionatura. Oppure il Provolone Valpadana, unico formaggio a presentare la maggior varietà di pesi e forme dai nomi insoliti come salame, mandarino, pancetta, mandarone.
Un pubblico attento e anche preparato, viste le interessanti domande rivolte ai tre relatori, ha seguito attentamente i tre interventi, ma il clou della serata è stato senza dubbio l’assaggio vero e proprio delle tre prelibatezze, che hanno riscosso un grande successo.


