L’operazione “Green War” effettuata dall’Icqrf (Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressioni frodi dei prodotti agroalimentari) in collaborazione con il Comando provinciale della Guardia di finanza di Pesaro ha portato a numerose perquisizioni nelle Marche, in Emilia Romagna, Sardegna, Molise e Abruzzo a carico di operatori del settore dei prodotti da agricoltura biologica che importavano da Paesi terzi limitrofi all’Ue (Moldavia e Ucraina) granaglie destinate al comparto zootecnico e, in taluni casi, all’alimentazione umana (in particolare, soia, mais, grano tenero e lino) falsamente certificate come “bio” ma in realtà non conforme alla normativa comunitaria e nazionale. In alcuni casi, le produzioni agricole certificate come biologiche erano di fatto ottenute con elevato contenuto di Organismi geneticamente modificati (Ogm) o contaminate da agenti chimici vietati nell’agricoltura biologica.



L’indagine ha posto sotto sequestro 1.500 tonnellate di mais proveniente dall’Ucraina, falsamente certificato come biologico, e 30 tonnellate di soia indiana lavorata, verosimilmente contenente prodotti chimici vietati, destinata all’industria mangimistica, per l’alimentazione zootecnica. Le persone indagate sono 23 e una decina sono le società coinvolte. In particolare, le società nazionali, che avevano la gestione finanziaria e il controllo di aziende operanti in Moldavia e Ucraina, per sottrarsi al sistema di controlli, provvedevano allo sdoganamento delle merci a Malta, presso una società gestita da personale italiano, per poi destinarle in Italia. In un’occasione, i prodotti agricoli hanno viaggiato  su gomma e sono  transitati presso la dogana di Trieste-Fernetti.

«Esprimo tutto il mio apprezzamento - ha commentato il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania - per l’operazione congiunta condotta dall’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressioni frodi dei prodotti agroalimentari e dal Comando provinciale della Guardia di finanza di Pesaro. Le sinergie che si sviluppano da tali forme di collaborazione assicurano, ancora una volta, la più ampia tutela del consumatore e degli operatori e la difesa dell’interno comparto agroalimentare. Deve essere una assoluta priorità contrastare tali fenomeni di illegalità che vanno a minare un settore fondamentale per l’economia del nostro Paese».

Tra esportazioni e consumi interni il giro d'affari complessivo del biologico ammonta in Italia, secondo la Coldiretti, a circa 3 miliardi di euro. Un fatturato che pone l'Italia al quarto posto al livello europeo dietro Germania, Francia e Regno Unito e in sesta posizione nella classifica mondiale.  Ad essere danneggiate sono anche le circa 50mila aziende agricole italiane che coltivano biologico su una superficie coltivata di oltre un milione di ettari che garantiscono all’Italia la leadership europea nei bio per numero di imprese presenti. Di fronte al ripetersi di frodi che riguardano l’importazione di prodotti falsamente biologici è necessario che sia facilmente riconoscibile in etichetta la produzione ottenuta con materia prima e standard nazionali, per consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli sulla reale origine del prodotto acquistato. Con un aumento record dei consumi bio del 7,3% in Italia nel 2012 è colpevole il ritardo accumulato nel rendere obbligatoria l’indicazione di origine sugli alimenti che ha favorito il boom delle importazioni di prodotti biologici con aumenti a due cifre negli ultimi anni e il moltiplicarsi di truffe a danno dei produttori biologici italiani e dei consumatori.

«Rispetto a ciò che si configura come un delitto contro l'economia, quando non è una minaccia vera e propria per la salute umana - ha dichiarato il presidente della Copagri, Franco Verrascina - occorrono misure repressive ferme e convincenti, in grado di fungere da deterrente per chiunque abbia voglia di malaffare nel settore dell'agroalimentare. Gli accertamenti investigativi e giudiziari diranno chi e come ha responsabilità sulla frode scoperta dalla Guardia di finanza e dall'Ispettorato repressione frodi del Mipaaf nel campo del biologico, che dalle prime notizie avrebbe radici all'estero ed in diverse regioni italiane: allora, oltre alle eventuali conseguenze previste per reati penali, occorrerà fare in modo che nessuno di costoro, che ovviamente nulla hanno a che fare con gli operatori del sistema agroalimentare, possa mai più esercitare alcuna attività a qualsiasi livello all'interno di detto sistema. In attesa dei riscontri delle indagini, un rinnovato ringraziamento va alle autorità competenti intervenute, che confermano il grado di affidabilità dei controlli in campo alimentare nel nostro Paese».



Ora più che mai è necessario mantenere alta l’attenzione sul settore, intensificando i controlli soprattutto sui prodotti importati da Paesi terzi non in equivalenza. Lo ha affermato la Cia-Confederazione italiana agricoltori. Ma proprio perché si tratta di un mercato in continua espansione, il settore del biologico ha iniziato a fare gola alle mafie e ai “professionisti della truffa agroalimentare”, pronti a falsificare carte e certificati pur di accaparrarsene una fetta. Per questo, oggi bisogna lavorare sulle regole e prevedere politiche “ad hoc” che controllino i mercati. È indispensabile aumentare le ispezioni, inasprire sanzioni e pene - continua la Cia - ma soprattutto lavorare sulla trasparenza in tutti i passaggi della filiera. Soprattutto sono necessari più controlli sui prodotti importati dai Paesi non in equivalenza, dove cioè i metodi di produzione biologica e gli organi di controllo non sono ritenuti equivalenti ai nostri, prestando ancora più attenzione ad autorizzazioni e certificati di conformità degli importatori.

«Episodi come questo - avverte Confagricoltura - devono spingere la Commissione Ue a impegnarsi maggiormente nelle verifiche sui sistemi di controllo degli altri Paesi dell’Unione europea. Proprio lo scarso controllo della Ue è, infatti, la causa principale della frode a cui assistiamo oggi. Il prodotto veniva sdoganato a Malta per poi arrivare nel nostro Paese. Il nostro sistema è molto più rigido e proprio la scorsa settimana l’ente di accreditamento italiano (Accredia) ha sospeso un importante ente di certificazione del biologico per alcune gravi mancanze, proprio nel settore dell’importazione di mangime bio».

«Siamo per la tolleranza zero verso il falso biologico», prosegue Confagricoltura. «Tutte le più gravi frodi alimentari degli ultimi due anni hanno riguardato prodotti di importazione (gli importatori esclusivi del biologico sono solo 63) che stanno mettendo in seria difficoltà le oltre 46mila aziende biologiche che vedono la propria attività screditata di riflesso. La Commissione europea deve approvare i codici doganali specifici per il bio, da troppo tempo rinviati, e sospendere il regime di equivalenza ai paesi extra-Ue, da cui è pervenuto il prodotto contraffatto».