Quote latte, Catania ai produttori: Contenere la produzione
Invito ad onorare gli accordi di produzione concertati con l'Europa: così il ministro Catania chiede ai produttori di mantenere responsabilmente fede alle quote latte in attesa di ridisegnare i rapporti Italia-Europa
«È importante che gli operatori del settore lattiero-caseario facciano un ultimo sforzo di contenimento della produzione fino al 31 marzo prossimo, confermando il senso di responsabilità fin qui dimostrato. I dati infatti indicano che gli allevatori hanno raccolto, nei mesi scorsi, l’invito a contenere la produzione, ma è necessario proseguire così fino alla fine della campagna».
Con queste parole il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania (nella foto), commenta i dati Agea che al 31 dicembre, pur registrando una diminuzione della produzione, rendono ancora possibile uno splafonamento sulle quote latte spettanti all’Italia che va assolutamente evitato entro il 31 marzo, data di chiusura della campagna annuale.
Sicuramente utile ricordare ciò che ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini, rappresentate della maggiore organizzazione agricola nazionale, all’incontro con il vicesegretario del Partito Democratico Enrico Letta ad inizio febbraio al quale sono state presentate le proposte del documento “L'ltalia che vogliamo”.
Nel documento in dieci punti pubblicato sul sito di coldiretti, dal punto di vista del sistema agroalimentare italiano, secondo la Coldiretti: «occorre essere in grado di portare pienamente “l’Italia in Europa”, facendo sì che la nuova Politica Agricola Comunitaria riconosca il valore strategico del “modello italiano” e le sue straordinarie peculiarità, consentendo che esso diventi patrimonio della comunità contaminando virtuosamente il pensiero comunitario».
Cruciale in questo senso diviene il ruolo dei decisori italiani, che devono superare le timidezze e le subalternità del passato, che hanno favorito le lobby di interesse e le politiche omologative dei paesi del nord Europa, o peggio ancora, intervenendo con ritardo e approssimazione sui “dossier”, hanno penalizzato fortemente gli interessi del paese, svendendo poi la “verità” sotto il ricatto, usato spesso come alibi, dell’infrazione comunitaria (zone vulnerabili nitrati, etichettatura, ecc.).
Per sottolineare le difficoltà della questione quote latte e relative saznioni, che è iniziata 30 anni or sono, nel 1983 con l’assegnazione ad ogni Stato membro dell’Unione di una quota nazionale, ricordiamo che, dei quasi 4 mld dovuti complessivamente per le sanzioni, 1.7 miliardi sono stati versati dallo Stato per sanare il periodo 1984-1996.
Il prelievo complessivamente richiesto ai produttori per il periodo successivo ammonta a 2.264 mln di euro, di cui ne sono stati riscossi solo 246 e altri 346 mln sono in rateizzazione con la legge n. 119/2003. Sono 175 milioni sono ormai irrecuperabili per fallimento, per incapacità definitiva di versare, per sentenza di annullamento. Restano quindi da riscuotere circa 1.5 mld, di cui 700 non sono al momento esigibili a causa di sospensive giurisdizionali mentre 800 sono esigibili.
L'Agea ha intimato il pagamento del prelievo esigibile ai circa 2mila produttori coinvolti. 600 di loro devono pagare somme superiori a 300mila euro, cioè la gran parte del debito. La stragrande maggioranza dei circa 40mila allevatori presenti in Italia, nel corso degli ultimi anni - conclude la Coldiretti - si è invece messa in regola acquistando o affittando quote.

Con queste parole il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania (nella foto), commenta i dati Agea che al 31 dicembre, pur registrando una diminuzione della produzione, rendono ancora possibile uno splafonamento sulle quote latte spettanti all’Italia che va assolutamente evitato entro il 31 marzo, data di chiusura della campagna annuale. Sicuramente utile ricordare ciò che ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini, rappresentate della maggiore organizzazione agricola nazionale, all’incontro con il vicesegretario del Partito Democratico Enrico Letta ad inizio febbraio al quale sono state presentate le proposte del documento “L'ltalia che vogliamo”.
Nel documento in dieci punti pubblicato sul sito di coldiretti, dal punto di vista del sistema agroalimentare italiano, secondo la Coldiretti: «occorre essere in grado di portare pienamente “l’Italia in Europa”, facendo sì che la nuova Politica Agricola Comunitaria riconosca il valore strategico del “modello italiano” e le sue straordinarie peculiarità, consentendo che esso diventi patrimonio della comunità contaminando virtuosamente il pensiero comunitario».
Cruciale in questo senso diviene il ruolo dei decisori italiani, che devono superare le timidezze e le subalternità del passato, che hanno favorito le lobby di interesse e le politiche omologative dei paesi del nord Europa, o peggio ancora, intervenendo con ritardo e approssimazione sui “dossier”, hanno penalizzato fortemente gli interessi del paese, svendendo poi la “verità” sotto il ricatto, usato spesso come alibi, dell’infrazione comunitaria (zone vulnerabili nitrati, etichettatura, ecc.).
Per sottolineare le difficoltà della questione quote latte e relative saznioni, che è iniziata 30 anni or sono, nel 1983 con l’assegnazione ad ogni Stato membro dell’Unione di una quota nazionale, ricordiamo che, dei quasi 4 mld dovuti complessivamente per le sanzioni, 1.7 miliardi sono stati versati dallo Stato per sanare il periodo 1984-1996.
Il prelievo complessivamente richiesto ai produttori per il periodo successivo ammonta a 2.264 mln di euro, di cui ne sono stati riscossi solo 246 e altri 346 mln sono in rateizzazione con la legge n. 119/2003. Sono 175 milioni sono ormai irrecuperabili per fallimento, per incapacità definitiva di versare, per sentenza di annullamento. Restano quindi da riscuotere circa 1.5 mld, di cui 700 non sono al momento esigibili a causa di sospensive giurisdizionali mentre 800 sono esigibili.
L'Agea ha intimato il pagamento del prelievo esigibile ai circa 2mila produttori coinvolti. 600 di loro devono pagare somme superiori a 300mila euro, cioè la gran parte del debito. La stragrande maggioranza dei circa 40mila allevatori presenti in Italia, nel corso degli ultimi anni - conclude la Coldiretti - si è invece messa in regola acquistando o affittando quote.


