Con 502 voti favorevoli, 137 contrari e 27 astenuti, il Parlamento europeo ha votato in favore del Regolamento base della Riforma comune della pesca. L’obiettivo della riforma è «contenere l’attività di pesca ai livelli sostenibili degli stock e porre fine al dumping in mare tramite una pianificazione a lungo termine basata su dati scientifici». In altre parole si punta alla sostenibilità del settore e alla fine dello scarico a mare dei pesci e dei piani a lungo termine basati su solidi dati scientifici. La pesca intensiva è ampiamente vista come il più grande fallimento dell'attuale Politica comune della pesca (Pcp), che risale al 2002. La nuova entrerà in vigore nel 2014.

«Abbiamo dimostrato oggi che il Parlamento è tutto meno che inefficace. Abbiamo usato il nostro potere di co-legislatori, per la prima volta nella politica ittica, per mettere un freno alla pesca intensiva. Gli stock ittici dovrebbero riprendersi entro il 2020, permettendoci di avere a disposizione 15 milioni di tonnellate di pesce in più e creare 37mila nuovi posti di lavoro», ha dichiarato la relatrice per la riforma della pesca, la deputata tedesca Ulrike Rodust (S&D).

Secondo il Wwf si tratta della «pietra angolare di una riforma che permetterà la ricostituzione degli stock ittici, oltre alla creazione di posti di lavoro e delle basi solide per una pesca sostenibile nell’Unione europea, mettendo fine a 30 anni di cattiva gestione del mare e della pesca».

«Oggi qualcosa di veramente eccezionale è successo», ha detto Marco Costantini, responsabile mare Wwf Italia. «Si tratta di un vero e proprio trionfo soprattutto in questi tempi di crisi e nonostante la forte opposizione da parte dei politici che hanno seguito gli interessi dell’industria insostenibile».


Fonti: Commissione europea, Eurostat