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Altro che smacchiare i giaguari o restituire l’Imu e creare più posti di lavoro di quanti sono i disoccupati. B&B, ognuno per la sua parte, devono fare i conti con delle vittorie di Pirro che fotografano in maniera impressionante la sconfitta di tutta la casta politica. Dopo elezioni che pongono la parola fine alla seconda Repubblica, né Bersani né Berlusconi possono oggi governare l’Italia. E non lo può fare però nemmeno Grillo, che peraltro avrebbe tutto da perdere dopo avere incassato il voto dei tanti scontenti la cui indignazione non si potrà certo superare in pochi giorni di sperato buongoverno.

Tutti gli osservatori parlano di ingovernabilità a fronte di un Paese diviso in tre blocchi più o meno simili per consistenza. Già si prefigurano innalzamenti dello spread, crolli ripetuti della Borsa e una nuova ondata di crisi aziendali e disoccupazione. Ma sarà davvero così? Nella prima Repubblica, quella a conduzione democristiana, erano frequenti i periodi di crisi politica con Governi di minoranza, eppure le cose funzionavano ugualmente. Ed il Belgio, da un anno senza una maggioranza di Governo e sull’orlo della divisione traumatica dello Stato (come magari sogna ora qualche leghista dopo la vittoria di Maroni in Lombardia...) è lì a dimostrarci che si può sopravvivere e, in quel caso, addirittura avere una buona condizione economica.

Non vogliamo certo spargere ottimismo o mettere miele sulle ferite dei partiti che hanno meritato largamente di “non vincere” con i comportamenti arroganti degli ultimi tempi. Ma certo non ci si può immaginare che l’Italia possa restare senza Governo. E senza ripetere liturgie stantie si dovrebbero affrettare i tempi per farne uno. La via obbligata sembra una sola: un esecutivo di minoranza composto di facce nuove e determinate a smantellare gran parte degli apparati della casta e a ridare ossigeno alle imprese alle famiglie. Il Pd è obbligato ad impegnarsi in questa direzione e non potrà non chiedere i voti di quei grillini che sono entrati in Parlamento proprio in nome dell’onestà e del buon senso. Cancellare le Province, dimezzare deputati, senatori e consiglieri regionali, abolire i troppi enti inutili, liberare le banche dai vincoli della politica (e della protezione statale), regolare i conflitti di interesse, tutelare i consumatori e colpire gli evasori fiscali sul serio, fare della filiera agroalimentare, del turismo e della Cultura veri fattori di sviluppo. Le cose da fare sono scritte da tempo e se qualcuno se ne dimenticasse la legione dei nuovi parlamentari a 5 stelle è lì a ricordare cosa vuole la gente, anche chi ha votato a destra o a sinistra.

Si possono non fare queste cose e pensare magari a Governi di larghe intese Pd-Pdl in cui il sagrestano del centro sinistra e l’imbonitore del centro destra potrebbero fare finta di accordarsi. Ma questo vorrebbe dire non avere capito nulla di come il Paese è cambiato e si andrebbe a breve a nuove elezioni da cui emergerebbe una sola maggioranza, quella di chi si affiderebbe ancor più di oggi al comico tanto disprezzato prima e tanto temuto oggi.

Servono molto equilibrio ed onestà intellettuale. E magari facce davvero nuove. Forse a Bersani converrebbe fare un passo indietro e proporre Renzi come capo di un Governo che deve portarci verso il nuovo. Magari il sindaco di Firenze potrebbe più facilmente trovare il consenso dei grillini: in fondo il rottamare la casta era il suo primo obiettivo.