Carne di cavallo senza etichetta in Italia 30mila tonnellate importate nel 2012
In Italia le ultime stime sulla produzione di carne di cavallo nel 2012 parlano di un 25% di provenienza nazionale, mentre il 75% è stato importato dall'estero, senza l’obbligo di indicarne l'origine in etichetta
In Italia sono stati prodotti nei macelli 16,5 milioni di chili di carne equina (per la maggioranza di cavallo) nel 2012 ma si stima che appena il 25% derivi da animali nati, allevati e macellati a livello nazionale mentre la stragrande maggioranza viene dall’estero.
È quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della scoperta di carne cavallo in un campione di lasagne alla bolognese confezionate dalla ditta Primia di San Giovanni in Persiceto (Bo) che ha dichiarato di acquistare la carne da altre aziende.
La produzione nazionale è del tutto insufficiente per soddisfare il fabbisogno interno ed in Italia nel 2012, sono stati importati 30 milioni di chili di carne di cavallo senza l’obbligo di indicarne la provenienza in etichetta nella vendita al dettaglio tal quale o come ingrediente nei prodotti trasformati.
Quasi la metà sono arrivati dalla Polonia, ma anche da Francia e Spagna mentre poco più di un milione di chili proviene dalla Romania che sembra essere uno dei principali imputati dell’“horsegate” che sta sconvolgendo l’Europa.
Gli italiani sono tra i maggiori consumatori di carne di cavallo nel mondo insieme a Francia e Belgio con un quantitativo medio di meno di 1 chilo a testa per un totale di 42,5 milioni di chili.
In Italia lo scambio di carni all’insaputa dei consumatori è vietato dal decreto legislativo 109 del 1962 che obbliga ad indicare in etichetta la specie animale da cui proviene la carne utilizzata come ingrediente, ma lo scandalo ripropone l’esigenza di una accelerazione nell’entrata in vigore di una legislazione più trasparente sulla etichettatura della carne e degli altri alimenti a livello comunitario.
Come richiesto ora anche dal presidente francese Francois Hollande, secondo la Coldiretti è necessario estendere immediatamente l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti dopo che lo scandalo della carne di cavallo ha evidenziato il grave ritardo della legislazione europea nel garantire trasparenza negli scambi commerciali e nel difendere i consumatori ed i produttori dal rischio di frodi ed inganni.
La presenza di carne di cavallo in piatti pronti a base di manzo aveva già portato a ritiri di prodotti, volontari od imposti dalle autorità, in Inghilterra, Francia, Germania, Bulgaria, Spagna, Portogallo, Svizzera, Austria, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Belgio, Svezia
Ad oggi nell’Unione Europea è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza della carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza, ma non quella della carne di maiale o di coniglio e cavallo.
L’etichetta di origine rappresenta una garanzia di informazione per i consumatori, ma grazie alla tracciabilità anche una protezione nei confronti di frodi e truffe che si moltiplicano nel tempo della crisi in cui si registra il ritorno di reati come l’abigeato e la macellazione clandestina. Negli ultimi anni si è assistito al moltiplicarsi delle emergenze alimentari.
Invece in Europa si procede con estrema lentezza anche per effetto della pressione delle lobby, con il Regolamento (Ue) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori approvato nel novembre 2011 che entrerà in vigore solo il 13 dicembre 2014 per l’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle carni suine, ovine, caprine e dei volatili mentre per le carni diverse come quella di coniglio e per il latte e formaggi tale data rappresenta solo una scadenza per la presentazione di uno studio di fattibilità.
Ad oggi, quindi, in Europa è in vigore l’obbligo di indicare l’origine della carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza mentre dal 2003 è d'obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca, dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova, a partire dal primo agosto 2004 l'obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto e dal 1° luglio 2009 l’obbligo di indicare anche l’origine delle olive impiegate nell’olio.
Ma l’etichetta resta anonima oltre che per gli altri tipi di carne anche per i salumi, i succhi di frutta, la pasta ed i formaggi.
L’Italia sotto il pressing della Coldiretti è all’avanguardia in questo percorso: il 7 giugno 2005 è scattato l’obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco.
Dal 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy per effetto dell'influenza aviaria; a partire dal 1 gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.
All’inizio della legislatura peraltro era stata approvata all’unanimità dal Parlamento la Legge 3 febbraio 2011, n.4 – “Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari” che è rimasta pero’ inapplicata perché mancano i decreti attuativi per paura delle minacce comunitarie di una procedura di infrazione.

L’etichetta con l’origine sulle tavole degli italiani
Fonte: Elaborazioni Coldiretti
L'escalation delle emergenze alimentari
L’emergenza mucca pazza del 2001 è stata quella che ha più segnato la filiera alimentare seguita dal 2003 dall’allarme aviaria. Nel 2008 è stata invece la volta della carne alla diossina, a seguito della contaminazione nei mangimi, e del latte alla melamina in Cina.
Due anni più tardi (2010) è arrivata la mozzarella blu a spaventare i consumatori mentre nell’estate del 2011 è comparso il batterio killer, che fece salire ingiustamente i cetrioli sul banco degli imputati.
In tempi lontani, si ricorda la vicenda del metanolo nel 1986, che ebbe un vero effetto purificatore nel settore del vino e che favorì un processo di qualificazione del settore che ha portato il Made in Italy a primati mondiali.
La carne di cavallo in Italia
È quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della scoperta di carne cavallo in un campione di lasagne alla bolognese confezionate dalla ditta Primia di San Giovanni in Persiceto (Bo) che ha dichiarato di acquistare la carne da altre aziende. La produzione nazionale è del tutto insufficiente per soddisfare il fabbisogno interno ed in Italia nel 2012, sono stati importati 30 milioni di chili di carne di cavallo senza l’obbligo di indicarne la provenienza in etichetta nella vendita al dettaglio tal quale o come ingrediente nei prodotti trasformati.
Quasi la metà sono arrivati dalla Polonia, ma anche da Francia e Spagna mentre poco più di un milione di chili proviene dalla Romania che sembra essere uno dei principali imputati dell’“horsegate” che sta sconvolgendo l’Europa.
Gli italiani sono tra i maggiori consumatori di carne di cavallo nel mondo insieme a Francia e Belgio con un quantitativo medio di meno di 1 chilo a testa per un totale di 42,5 milioni di chili.
In Italia lo scambio di carni all’insaputa dei consumatori è vietato dal decreto legislativo 109 del 1962 che obbliga ad indicare in etichetta la specie animale da cui proviene la carne utilizzata come ingrediente, ma lo scandalo ripropone l’esigenza di una accelerazione nell’entrata in vigore di una legislazione più trasparente sulla etichettatura della carne e degli altri alimenti a livello comunitario.
Come richiesto ora anche dal presidente francese Francois Hollande, secondo la Coldiretti è necessario estendere immediatamente l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti dopo che lo scandalo della carne di cavallo ha evidenziato il grave ritardo della legislazione europea nel garantire trasparenza negli scambi commerciali e nel difendere i consumatori ed i produttori dal rischio di frodi ed inganni. La presenza di carne di cavallo in piatti pronti a base di manzo aveva già portato a ritiri di prodotti, volontari od imposti dalle autorità, in Inghilterra, Francia, Germania, Bulgaria, Spagna, Portogallo, Svizzera, Austria, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Belgio, Svezia
Ad oggi nell’Unione Europea è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza della carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza, ma non quella della carne di maiale o di coniglio e cavallo.
L’etichetta di origine rappresenta una garanzia di informazione per i consumatori, ma grazie alla tracciabilità anche una protezione nei confronti di frodi e truffe che si moltiplicano nel tempo della crisi in cui si registra il ritorno di reati come l’abigeato e la macellazione clandestina. Negli ultimi anni si è assistito al moltiplicarsi delle emergenze alimentari.
Invece in Europa si procede con estrema lentezza anche per effetto della pressione delle lobby, con il Regolamento (Ue) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori approvato nel novembre 2011 che entrerà in vigore solo il 13 dicembre 2014 per l’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle carni suine, ovine, caprine e dei volatili mentre per le carni diverse come quella di coniglio e per il latte e formaggi tale data rappresenta solo una scadenza per la presentazione di uno studio di fattibilità.
Ad oggi, quindi, in Europa è in vigore l’obbligo di indicare l’origine della carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza mentre dal 2003 è d'obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca, dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova, a partire dal primo agosto 2004 l'obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto e dal 1° luglio 2009 l’obbligo di indicare anche l’origine delle olive impiegate nell’olio.
Ma l’etichetta resta anonima oltre che per gli altri tipi di carne anche per i salumi, i succhi di frutta, la pasta ed i formaggi.
L’Italia sotto il pressing della Coldiretti è all’avanguardia in questo percorso: il 7 giugno 2005 è scattato l’obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco.
Dal 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy per effetto dell'influenza aviaria; a partire dal 1 gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.
All’inizio della legislatura peraltro era stata approvata all’unanimità dal Parlamento la Legge 3 febbraio 2011, n.4 – “Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari” che è rimasta pero’ inapplicata perché mancano i decreti attuativi per paura delle minacce comunitarie di una procedura di infrazione.

L’etichetta con l’origine sulle tavole degli italiani
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Cibi con l'indicazione di provenienza? |
E quelli senza |
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Carne di pollo e derivati |
Pasta |
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Carne bovina |
Carne di maiale e salumi |
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Frutta e verdura fresche |
Carne di coniglio e cavallo |
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Uova |
Frutta e verdura trasformata |
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Miele |
Derivati del pomodoro diversi da passata |
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Passata di pomodoro |
Formaggi |
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Latte fresco |
Derivati dei cereali (pane, pasta) |
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Pesce |
Carne di pecora, agnello |
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Extravergine di oliva |
Latte a lunga conservazione |
L'escalation delle emergenze alimentari
L’emergenza mucca pazza del 2001 è stata quella che ha più segnato la filiera alimentare seguita dal 2003 dall’allarme aviaria. Nel 2008 è stata invece la volta della carne alla diossina, a seguito della contaminazione nei mangimi, e del latte alla melamina in Cina.
Due anni più tardi (2010) è arrivata la mozzarella blu a spaventare i consumatori mentre nell’estate del 2011 è comparso il batterio killer, che fece salire ingiustamente i cetrioli sul banco degli imputati.
In tempi lontani, si ricorda la vicenda del metanolo nel 1986, che ebbe un vero effetto purificatore nel settore del vino e che favorì un processo di qualificazione del settore che ha portato il Made in Italy a primati mondiali.
La carne di cavallo in Italia
- Produzione: 16,5 milioni di chili di carne equina (per la maggioranza di cavallo) ma si stima che appena il 25 per cento derivi da animali nati, allevati e macellati in Italia mentre il resto viene dall’estero.
- Importazioni: 30 milioni di chili di carne di cavallo dei quali quasi la metà sono arrivati dalla Polonia, ma anche da Francia e Spagna mentre poco piu’ di un milione di chili proviene dalla Romania che sembra essere uno dei principali imputati dell’ “horsegate” che sta sconvolgendo l’Europa.
- Consumi: l’Italia è uno dei più grandi consumatori al mondo (assieme a Belgio e Francia) con un quantitativo medio di meno di 1 chilo a testa per un totale di 42,5 milioni di chili. Le regioni italiane più consumatrici sono Veneto e Puglia.

