A Mosca! A Mosca! Un tempo questo era l’urlo delle sorelle di Checov, che per scappare dalla vita banale e mediocre della periferia russa vedevano la grande città come la possibilità di riscatto e fortuna. Oggi lo stesso grido lo lanciano i nostri eroi del Made in Italy enogastronomico, sull’esempio di Eataly a New York, diventato ormai una vera e propria attrazione turistica: tutti rincorrono il sogno di vendere fuori dai confini patrii.

La crisi non c’entra nulla, si sa che ormai da anni alcuni famosi vini italiani si trovano solo a Tokio o a Mosca, ma ora si esportano anche altri format. Apripista la Salumeria Rosi, che ha creato una vera cultura del prosciutto, seguito da Giovanni Rana che addirittura tiene dei veri e propri corsi di cucina italiana, o meglio di tortellini, alla Scuola Italiana Marconi di New York. Il nostro cibo ha sempre più successo grazie alla grande capacità di alcuni imprenditori e ristoratori che lo promuovono e lo rendono in molti casi semplice da fare anche a casa. Mi piacerebbe però che questi stessi imprenditori facciano in Italia la stessa opera di promozione, magari nelle scuole, fra i giovani.

Lo scorso anno chiamai proprio un’azienda di Giovanni Rana della provincia di Milano per organizzare una visita con i miei allievi, ho fatto molte telefonate e sempre con tanti rimandi, per tanti motivi, ho invitato alcuni imprenditori a raccontare le loro esperienze ai miei ragazzi. Tranne in alcuni casi, le risposte erano sempre negative. Peccato, anche perché i giovani delle nostre scuole saranno con molta probabilità i loro prossimi dipendenti. Peccato che si pensi a Mosca e non a casa propria.

Ho sempre sostenuto che la crisi è anche una crisi di cultura e identità, dove ormai si va all’estero per guadagnarsi facili medaglie. Molti chef e imprenditori assomigliano sempre più a quei gerarchi russi che avevano le divise piene di medaglie, che nessuno capiva cosa fossero e dall’alto del mausoleo di Lenin guardavano la parata. Spero che almeno la nostra cucina non diventi quel mausoleo. Forza ragazzi, facciamoci largo!