Manca una strategia per l’export alimentare
I viaggiatori frequentano il nostro Paese anche perché si mangia e si beve bene. Tornando a casa, vorrebbero trovare anche là i prodotti che hanno assaggiato in Italia. Se non lo fanno è solo perché non glieli portiamo
Siamo tutti d’accordo che la moda e il cibo italiani esercitano una forte attrazione sui mercati esteri. L’export è sì in aumento, ma ancora manca una seria organizzazione: l’Istituto Commercio Estero non funziona come dovrebbe e intanto francesi e tedeschi invadono i Paesi emergenti con i loro prodotti, magari con nomi “italianizzanti”. Il buon Oscar Farinetti con i suoi empori Eataly fa molto, ma è solo. Da noi ogni produttore o al massimo ogni Consorzio o Regione va da solo con la sua valigetta all’estero e cerca di avvicinare buyers. Andiamo all’arrembaggio, mentre la Sopexa, equivalente francese dell’Ice, prepara la visita con largo anticipo e punta sul brand Francia.
«Dobbiamo cambiare passo - scrive Antonio Piva, presidente Cremona Fiere e vicepresidente Confagricoltura - perché noi abbiamo materia prima che agli altri manca. Non è giusto quindi che i nostri prodotti fatichino ancora ad affermarsi solo perché manca una strategia di marketing. La grande distribuzione italiana dovrebbe aprire più punti vendita diretti fuori dalla Penisola e non affidarsi solo alla Gdo locale, che prima o poi riserverà la corsia preferenziale ai prodotti locali. Anche le fiere in Italia devono collaborare di più tra loro e mettere da parte le beghe, concertando le esposizioni per evitare doppioni».
.jpg)
Lo stiamo scrivendo da anni: serve maggior impegno del governo per promuovere l’integrazione tra agricoltura e turismo. Siamo i più bravi a produrre e trasformare. I viaggiatori frequentano il nostro Paese anche perché si mangia e si beve bene. Tornando nelle loro città, i turisti vorrebbero trovare i prodotti che hanno assaggiato in Italia. Se non lo fanno è solo perché non glieli portiamo. La colpa è solo nostra.
«Dobbiamo cambiare passo - scrive Antonio Piva, presidente Cremona Fiere e vicepresidente Confagricoltura - perché noi abbiamo materia prima che agli altri manca. Non è giusto quindi che i nostri prodotti fatichino ancora ad affermarsi solo perché manca una strategia di marketing. La grande distribuzione italiana dovrebbe aprire più punti vendita diretti fuori dalla Penisola e non affidarsi solo alla Gdo locale, che prima o poi riserverà la corsia preferenziale ai prodotti locali. Anche le fiere in Italia devono collaborare di più tra loro e mettere da parte le beghe, concertando le esposizioni per evitare doppioni».
.jpg)
Lo stiamo scrivendo da anni: serve maggior impegno del governo per promuovere l’integrazione tra agricoltura e turismo. Siamo i più bravi a produrre e trasformare. I viaggiatori frequentano il nostro Paese anche perché si mangia e si beve bene. Tornando nelle loro città, i turisti vorrebbero trovare i prodotti che hanno assaggiato in Italia. Se non lo fanno è solo perché non glieli portiamo. La colpa è solo nostra.


