I carabinieri del Nas di Padova hanno sequestrato 80 tonnellate di uva rossa destinata all'appassimento per produrre il Recioto e l'Amarone della Valpolicella, e altri 35mila litri di vino destinati ad essere mescolati ed immessi nel mercato con l'etichetta del Valpolicella Doc, in un’azienda agricola di Tregnago (Vr).

La stessa avrebbe guadagnato dalla frode circa 600mila euro. Il vigneto (14 ettari di filari) era inoltre poco curato e non compatibile con la normativa di legge che consente di godere della denominazione controllata. I tre titolari sono stati denunciati per frode in commercio.

Il presidente delle Famiglie dell'Amarone, Marilisa Allegrini, ha commentato così il sequestro: «I Nas di Padova e gli esperti di Siquria Spa hanno sventato una frode ai danni dei consumatori e dei veri produttori di vino della Valpolicella. Per questo va il nostro plauso agli organismi di controllo, in un periodo in cui le logiche di massificazione di un prodotto unico al mondo possono anche portare a degenerazioni e truffe come quella di oggi».

«Sebbene il caso sia isolato e il quantitativo minimo, benchè da condannare, - ha proseguito Allegrini - occorre oggi più che mai tenere alta la guardia a difesa di un patrimonio di Verona e del Paese intero. Quanto accaduto è l'esatto contrario rispetto ai valori secolari custoditi dai produttori onesti e dai rappresentanti delle Famiglie dell'Amarone, che da tempo denunciano una controproducente e soffusa tendenza verso politiche al ribasso, nel prezzo e nella qualità, del prodotto di punta della Valpolicella».

«Occorre ribadire - ha concluso la presidente - che l'Amarone non può essere in alcun modo un vino a buon mercato, in quanto esige scelte di vigneto e di uva e una qualità senza compromessi e fraintendimenti, a partire dai costi di mantenimento dei vigneti sino al calo ponderale della produzione, ai costi di lavorazione, e tanto altro».

Il Consorzio Tutela Vino Valpolicella ci tiene a precisare che le persone denunciate, titolari dell'azienda di Tregnago, non figurano tra i soci del Consorzio, ma in ragione di una sfortunata omonimia in queste ore sono state scambiate con la ditta Aldegheri Srl di Sant'Ambrogio di Valpolicella, che nulla ha a che fare con la vicenda in questione.

Il Consorzio Valpolicella ribadisce dunque la completa e totale estraneità alla vicenda della Aldegheri Srl di Sant'Ambrogio, socio che ha sempre operato nel totale rispetto delle norme previste dai disciplinari, distinguendosi per la qualità dei propri prodotti, che figurano a pieno titolo in alcune delle più importanti guide vini nazionali.