Consumi, +1,4% per il cibo low cost -3,2% le vendite nei piccoli alimentari
Cresce il consumo di cibi low cost (+1,4%), a discapito dei piccoli negozi, dove le vendite segnano un calo del 3,2%. Il 47% degli italiani dice addio al negozio di fiducia; il 62% dei consumatori va a caccia di offerte.
Aumentano debolmente solo le vendite di cibo low cost nei discount alimentari con un incremento dell’1,4% nei primi nove mesi dell’anno e dello 0,8% a settembre, rispetto allo scorso anno. È quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati Istat relativi al commercio al dettaglio nel mese di settembre che evidenziano il calo delle vendite in tutte le altre categorie alimentari e non.
A fare registrare il tonfo più pesante sono i piccoli negozi che nei primi nove mesi dell’anno scontano un calo record del 3,2% delle vendite. Siamo di fronte agli effetti della crisi che porta a dire addio al negozio di fiducia quasi la metà degli italiani (47%) si reca in diversi esercizi commerciali per acquistare il prodotto che cerca dove costa meno, magari aiutati da internet e volantini sui quali è guerra nel pubblicizzare offerte speciali e sconti, secondo l’indagine Coldiretti/Ixè.

Con il 71% dei consumatori che dichiara di confrontare con più attenzione rispetto al passato i prezzi, gli italiani sono costretti a trasformarsi in veri detective della spesa: il 62% va a caccia delle offerte speciali 3 per 2 e degli sconti, e il 42% cerca sempre e comunque i prodotti che costano meno.
Mai come nel passato fare la spesa è diventato una sfida alla ricerca della maggiore convenienza che richiede fatica e tempo, portando gli italiani a fare la spola tra diversi negozi per risparmiare. Le difficoltà economiche hanno costretto molti italiani a tagliare la spesa alimentare e a preferire l’acquisto di alimenti più economici prodotti spesso a prezzi troppo bassi per essere sinceri, che rischiano di avere un impatto sulla salute.
Dietro questi prodotti spesso si nascondono, infatti, ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi ma possono a volte mascherare anche vere e proprie illegalità, come è confermato dall’escalation dei sequestri. Quasi un italiano su cinque (18%) è stato vittima di frodi alimentari nel 2013 con l’acquisto di cibi fasulli, avariati e alterati ed effetti anche sulla salute, secondo l’Indagine Coldiretti/Ixè.
In merito calo dei consumi alimentari Confesercenti commenta: «L’andamento negativo delle vendite a settembre, segnalato dall’Istat, è un dato atteso ma allarmante: la crisi dei consumi prosegue, segno distintivo di una recessione che ha bruciato ricchezza e lavoro e portato all’impoverimento di (quasi) tutti gli italiani. Una situazione che colpisce soprattutto le Pmi del commercio: secondo i calcoli dell’Ufficio economico Confesercenti, da gennaio 2012 a settembre 2013, infatti, le piccole superfici hanno subito un calo di vendite del 6,3%, esattamente il triplo della diminuzione registrata dalle grandi (-2,1%)».
«La progressiva riduzione di quote di mercato dei piccoli è dovuta certamente alla crisi dei consumi, ma anche alla totale deregulation di orari e giorni di apertura degli esercizi commerciali introdotta con il decreto “Salva-Italia” dal governo Monti proprio nel 2012. Un intervento che non ha rilanciato né l’occupazione né - come è sempre più evidente - i consumi. Sempre considerando il periodo gennaio 2012 - settembre 2013, infatti, le vendite complessive sono calate del 4,5%».
«Il proseguimento della crisi dei consumi rischia di gelare anche le vendite di Natale: è urgente una terapia “fiscale”, con un alleggerimento del peso dell’Erario sulle tredicesime ed un freno alla continua crescita delle imposte e delle tariffe locali. Per il commercio tradizionale, inoltre, sarebbe esiziale un ulteriore e sciagurato aumento dei costi, che potrebbe provenire sia dal ventilato aumento delle accise, che incrementerebbe gli oneri sostenuti da tutta la filiera, sia dall’emendamento alla legge di stabilità che vorrebbe introdurre la liberalizzazione delle locazioni immobiliari dal canone annuo superiore ai 40mila euro. Una nuova, non necessaria deregulation che rischia di provocare altre chiusure di attività commerciali, così come la ventilata ipotesi di un ulteriore aumento degli acconti fiscali sulle imprese».
A fare registrare il tonfo più pesante sono i piccoli negozi che nei primi nove mesi dell’anno scontano un calo record del 3,2% delle vendite. Siamo di fronte agli effetti della crisi che porta a dire addio al negozio di fiducia quasi la metà degli italiani (47%) si reca in diversi esercizi commerciali per acquistare il prodotto che cerca dove costa meno, magari aiutati da internet e volantini sui quali è guerra nel pubblicizzare offerte speciali e sconti, secondo l’indagine Coldiretti/Ixè.

Con il 71% dei consumatori che dichiara di confrontare con più attenzione rispetto al passato i prezzi, gli italiani sono costretti a trasformarsi in veri detective della spesa: il 62% va a caccia delle offerte speciali 3 per 2 e degli sconti, e il 42% cerca sempre e comunque i prodotti che costano meno.
Mai come nel passato fare la spesa è diventato una sfida alla ricerca della maggiore convenienza che richiede fatica e tempo, portando gli italiani a fare la spola tra diversi negozi per risparmiare. Le difficoltà economiche hanno costretto molti italiani a tagliare la spesa alimentare e a preferire l’acquisto di alimenti più economici prodotti spesso a prezzi troppo bassi per essere sinceri, che rischiano di avere un impatto sulla salute.
Dietro questi prodotti spesso si nascondono, infatti, ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi ma possono a volte mascherare anche vere e proprie illegalità, come è confermato dall’escalation dei sequestri. Quasi un italiano su cinque (18%) è stato vittima di frodi alimentari nel 2013 con l’acquisto di cibi fasulli, avariati e alterati ed effetti anche sulla salute, secondo l’Indagine Coldiretti/Ixè.
In merito calo dei consumi alimentari Confesercenti commenta: «L’andamento negativo delle vendite a settembre, segnalato dall’Istat, è un dato atteso ma allarmante: la crisi dei consumi prosegue, segno distintivo di una recessione che ha bruciato ricchezza e lavoro e portato all’impoverimento di (quasi) tutti gli italiani. Una situazione che colpisce soprattutto le Pmi del commercio: secondo i calcoli dell’Ufficio economico Confesercenti, da gennaio 2012 a settembre 2013, infatti, le piccole superfici hanno subito un calo di vendite del 6,3%, esattamente il triplo della diminuzione registrata dalle grandi (-2,1%)».
«La progressiva riduzione di quote di mercato dei piccoli è dovuta certamente alla crisi dei consumi, ma anche alla totale deregulation di orari e giorni di apertura degli esercizi commerciali introdotta con il decreto “Salva-Italia” dal governo Monti proprio nel 2012. Un intervento che non ha rilanciato né l’occupazione né - come è sempre più evidente - i consumi. Sempre considerando il periodo gennaio 2012 - settembre 2013, infatti, le vendite complessive sono calate del 4,5%».
«Il proseguimento della crisi dei consumi rischia di gelare anche le vendite di Natale: è urgente una terapia “fiscale”, con un alleggerimento del peso dell’Erario sulle tredicesime ed un freno alla continua crescita delle imposte e delle tariffe locali. Per il commercio tradizionale, inoltre, sarebbe esiziale un ulteriore e sciagurato aumento dei costi, che potrebbe provenire sia dal ventilato aumento delle accise, che incrementerebbe gli oneri sostenuti da tutta la filiera, sia dall’emendamento alla legge di stabilità che vorrebbe introdurre la liberalizzazione delle locazioni immobiliari dal canone annuo superiore ai 40mila euro. Una nuova, non necessaria deregulation che rischia di provocare altre chiusure di attività commerciali, così come la ventilata ipotesi di un ulteriore aumento degli acconti fiscali sulle imprese».

