Mentre nel vicino Canton Ticino i tour operator e gli uffici turistici territoriali hanno già iniziato a promuovere eventi che si svolgeranno nel 2015 nel periodo dell’Expo internazionale di Milano e ogni promozione viene ovviamente effettuata con chiaro riferimento alla manifestazione milanese, da noi le iniziative messe in cantiere da enti pubblici e privati non possono ancora apporre il logo o comunque l’inserimento delle manifestazioni tra quelle che fanno riferimento all’Expo perché non ha ancora cominciato a lavorare l’apposita commissione che deve assegnare o meno il marchio Expo 2015.

Ancora una volta, quindi, il Belpaese si distingue per le “belle e tante parole” e i pochissimi fatti (basta vedere i dibattiti in tv: troppi “esperti” invitati parlano sempre di fretta perché non c’è mai tempo per concludere e le idee, nonché i problemi, rimangono sempre nell’etere, irrisolti e ancora più confusi). Anche il governo Letta va al rallentatore, accantonando di volta in volta le attese più urgenti che gli italiani si aspettano: la nuova legge elettorale, la diminuzione dei parlamentari, l’abolizione del finanziamento ai partiti, la riduzione degli altissimi stipendi di tanti funzionari statali, la riduzione della spesa pubblica e dei troppi enti. Invece si è perso un sacco di tempo per parlare di Berlusconi, Imu, Iva, Merkel e problematiche dei partiti.

Siamo un Paese di parolai e nessuno di chi è al comando vuole prendere decisioni impopolari. Un popolo che vuole solo diritti, che raramente pensa di avere anche dei doveri e che ogni diritto va conquistato con lavoro e sudore. La crisi c’è, ma nessuno vorrebbe esserne toccato per legge. Intanto dominano evasione fiscale, corruzione, case e discariche abusive, luoghi d’arte trascurati e fatiscenti (si pensi a Pompei o alla Reggia di Caserta) e risse tra tifosi allo stadio (roba da terzo mondo).