A pesare maggiormente sul crollo dell'inflazione, che frena su base annua allo 0,7%, dallo 0,9% di settembre, è il calo dei prezzi alimentari che si sono ridotti ad ottobre dello 0,2% su base congiunturale, per effetto di un taglio alla spesa familiare per cibo e bevande stimato in 5 miliardi nel 2013. È quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che l’effetto della spending review degli italiani è stato più forte dell’aumento dell’aliquota Iva, sulla base dei dati sull’andamento dell’inflazione ad ottobre resi noti dall’Istat.



La situazione economica generale del Paese non è in grado di sopportare aumenti di prezzi che si riflettono sul potere di acquisto delle famiglie e quindi sull'andamento dei consumi. La crisi infatti ha provocato una profonda spending review dei bilanci familiari ad ottobre come dimostra lo studio Coldiretti/Ixè ad ottobre.

Più di due italiani su tre (68%) hanno infatti ridotto la spesa o rimandato l’acquisto di capi d’abbigliamento riciclando dall’armadio per l’autunno gli abiti smessi nel cambio stagione, ma oltre la metà (53%) ha detto addio ai beni tecnologici (52%). A seguire nella classifica del cambiamento delle abitudini ad ottobre si colloca anche la frequentazione di bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero, dei quali ha fatto a meno ben il 49%.

Il 42% degli italiani ha rinunciato alla ristrutturazione della casa, il 40% all’auto o la moto nuova e il 37% agli arredamenti. Pesa anche l’addio alle attività culturali del 35% degli italiani in un Paese che deve trovare via alternative per uscire dalla crisi, ma anche quello alle attività sportive (29%) destinato ad avere un impatto sulla salute.

Nel commentare i dati diffusi dall'Istat, la Cia sottolinea come ad ottobre l’inflazione freni ai minimi dal 2009 e larga parte del merito va al forte rallentamento dei prezzi dei prodotti prettamente agricoli, come frutta (-3,5%) e verdura fresca (-1,5%). E questo nonostante le difficoltà del settore primario, che sta scontando pesantemente le “bizze” del clima, tra i danni delle recenti alluvioni sui campi, le variazioni obbligate dei calendari stagionali e i ritardi nelle raccolte. Ormai infatti anche il capitolo alimentare, che dovrebbe essere il più “resistente” alle spirali recessive, è completamente travolto dal crollo generale dei consumi, con un calo del 4% da inizio anno.

D’altra parte oggi, per risparmiare, ben il 65% delle famiglie compara i prezzi con molta più attenzione; il 53% gira più di un negozio alla costante ricerca di sconti, promozioni e offerte speciali; il 42% privilegia le grandi confezioni o “formati convenienza”; il 32% abbandona i grandi brand per marche sconosciute e prodotti di primo prezzo; il 24% ricomincia a fare cucina di recupero con gli avanzi della cucina. In più, oltre il 16% delle famiglie rinuncia del tutto a pranzi e cene fuori dalla mura domestiche (ristoranti, trattorie, tavole calde, fast-food, pizzerie).

«Il sensibile calo dei prezzi al consumo della frutta (-3,5%; +0,9% su base annua) e della verdura (-1,5%, -6,8% in termini tendenziali) contribuisce a raffreddare il costo della vita. I prezzi al consumo, nel loro complesso, registrano una diminuzione congiunturale dello 0,3% e un aumento dello 0,7% su base annua, in rallentamento rispetto alla dinamica rilevata a settembre (+0,9%)». Lo sottolinea Confagricoltura analizzando i dati provvisori dell’inflazione ad ottobre dell’Istat.

«A monte c’è la marcata flessione delle quotazioni all’origine che stanno sopportando i prodotti delle campagne - osserva Confagricoltura - Ad agosto, rispetto a luglio, secondo i dati Ismea, si è avuta la diminuzione di oltre il 19% dei prezzi di frutta e verdura».

«Le imprese continuano a dover fronteggiare - conclude Confagricoltura - una situazione estremamente difficile, con cali di redditività critici per la tenuta del sistema e con ripercussioni anche sull’occupazione».