“Verso il 2015. La cultura del vino in Italia” è la grande mostra promossa dal ministero per le Politiche agricole, con la partecipazione di Expo 2015 di Milano, per raccontare la cultura del nostro vino, la prima del genere allestita in Italia. Dallo scorso sabato fino al 30 novembre al Complesso monumentale del Vittoriano di Roma (Ala Brasini, salone centrale), potranno essere ammirati dal grande pubblico migliaia di preziosi reperti archeologici, oggetti d’arte e corredi etnografici per la viticoltura e la vinificazione.

«L’Italia - per il ministro Nunzia De Girolamo - è il Pase del vino. Dagli antichi splendori di Enotria ad oggi, il nostro Paese ha saputo fare della coltura e della cultura della vite un punto di riferimento. Il vino è diventato così una bandiera dell’eccellenza del made in Italy in tutto il mondo, sapendo attrarre milioni di visitatori alla scoperta dei nostri magnifici territori rurali. Per questo abbiamo deciso di dedicare un intero padiglione di Expo 2015 a questo straordinario prodotto, per dare il giusto risalto oltre che al suo indubitabile valore economico anche a quelli di saperi, cultura e tradizioni che lo rendono unico. Con lo stesso intento è stata organizzata questa mostra che rappresenta un vero e proprio viaggio alla scoperta delle nostre radici».

Il progetto della mostra è di Massimo Montanari, docente di Storia medievale e di Storia dell’alimentazione presso l’università di Bologna, in collaborazione con Yann Grappe, docente di Storia del vino all’università di Pollenzo, mentre la sessione storico-archeologica è firmata da Louis Godart, consigliere per la conservazione del patrimonio artistico della presidenza della Repubblica italiana.

Il coordinamento è di Alessandro Nicosia e la realizzazione di Comunicare Organizzando. Hanno collaborato con vari contributi e prestiti il museo nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, la Biblioteca Internazionale “La Vigna” che ha fornito una selezione di libri di ogni epoca, il comitato Grandi Cru d’Italia per le grandi eccellenze e, in misura determinante, il Muvit, il museo del Vino di Torgiano (Pg) della fondazione Lungarotti.

Tra i suoi 3mila oggetti sono state selezionate 92 opere che sono andate ad arricchire le bacheche del Vittoriano: reperti archeologici che vanno dal 3200 a.C. al IV secolo d.C., incisioni a tema mitologico e biblico e ceramiche dal XIII al XX secolo per raccontare le diverse valenze simboliche della vite e i molteplici usi del vino. Per l'arte contemporanea sono stati concessi in prestito il Baccanale di Picasso e ceramiche di Jean Cocteau, Gio Ponti, Nino Caruso, Riccardo Biavati e Aldo Rontini.

Da millenni il vino è parte integrante della cultura italiana ed è elemento rappresentativo della nostra identità e delle nostre radici: ci racconta. Definisce i territori e ne disegna i paesaggi da nord a sud, in un mosaico di diversità unico al mondo. Parlano di vino la letteratura, le arti figurative, il teatro, il cinema. Il percorso espositivo al Vittoriano attraverso le sue sezioni diventa una narrazione che ne intreccia la storia, la geografia, la scienza dell’alimentazione, le tradizioni, i saperi, l’agricoltura e le politiche produttive, tanto che la conoscenza della cultura del vino diventa quasi un passaggio obbligato.

Il principio di “unità nella diversità” è il polo intorno al quale si sviluppano le sei sezioni della mostra: “Il vino tra mito e religione” attraverso i più antichi miti enologici dell’umanità: dalle origini in Mesopotamia all’Egitto e all’antica Grecia fino all’impero Romano, “Alla scoperta dei territori”, “Dalla terra al bicchiere”, “Vino e letteratura”, “Le Eccellenze. I grandi Cru d’Italia” e infine “Vino e cinema”.

Ma il cuore della mostra è la sezione “Alla scoperta dei territori”, all’interno della quale le regioni presentano non solo la loro specifica identità enologica ma anche numeri, storie, conoscenze, eccellenze e saperi. Praticamente è la storia del vino attraverso un viaggio fotografico, storico e letterario nelle varie specificità. Ogni regione inoltre è contraddistinta da un tema portante scelto sulla base di un aspetto culturale che la identifica.

L’Italia è un luogo cardine della cultura del vino, perché le pratiche vitivinicole non ebbero solo un significato tecnico, così come berlo non ebbe mai un significato soltanto alimentare. La sua storia, nell'area mediterranea, è fitta di significati simbolici e religiosi. Veicolo di socialità, ebbe un forte ruolo nella vita delle comunità e la scienza antica e medievale gli attribuì anche un ruolo igienico, sanitario e terapeutico.

«Pur configurandosi come bevanda di assoluta quotidianità - afferma il curatore della mostra Massimo Montanari - il vino riuscì ad esprimere importanti valori di distinzione, trasformandosi in prodotto di qualità e di prestigio, attestandosi come elemento costitutivo dell’ospitalità, dell’accoglienza, dell’omaggio fatto all’ospite. In questa mostra abbiamo provato a raccontarlo aiutandoci con suggestioni letterarie, poetiche, narrative. Abbiamo, per così dire, giocato a collocarle sul territorio: tante regioni, tante virtù. Immaginando che ogni territorio abbia sviluppato vocazioni sue, un modo specifico di rapportarsi alla geografia e alla storia».

«Ma ben sapendo - continua Montanari - che ogni buon produttore, in ogni angolo del paese, si riconoscerebbe volentieri in queste virtù: tutte, nel loro insieme, contraddistinguono la cultura italiana del vino. Il nostro gioco, allora, potrà in qualche modo rappresentare l’identità del paese Italia: un paese dalla cultura solida e forte, radicata nei secoli e perfettamente distinguibile; un paese che ha costruito la sua cultura sull’interazione delle sue parti, sulla condivisione dei saperi locali. Questo è il paese Italia, questo il paese dei vini - al plurale, sempre».