La fiducia dei consumatori torna di nuovo giù e cresce il pessimismo sulla situazione economica. È l’effetto più immediato del nuovo aumento dell’Iva scattato il primo ottobre, che si è inserito in un contesto già di crisi, con gli italiani costretti a fare i conti con il crollo del potere d’acquisto (-1,7% nei primi sei mesi del 2013) e la disoccupazione al top dal 1977. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in merito ai recenti dati Istat.



In uno scenario del genere, dove 16 milioni di famiglie devono “tagliare” perfino su cibo e sanità, l’incremento dell’Iva di un punto percentuale non fa che rendere tutto ancora più difficile. Perché non si può ignorare che l’aumento dell’imposta va a coinvolgere il 60% dei consumi: dall’abbigliamento al pieno di benzina, dal vino ai mobili per la casa, dal pc alle parcelle dei liberi professionisti, con un costo già stimato per famiglia compreso tra i 200 e i 300 euro annui.

I consumi sono tornati ai livelli di trent’anni fa. Dall’inizio della crisi sono diminuiti quasi del 40% viaggi e vacanze, ma soprattutto le famiglie hanno dovuto ridurre il budget a disposizione per la spesa alimentare di oltre 12 miliardi di euro, al netto della dinamica dei prezzi.

Nessuna categoria merceologica è uscita indenne dai tagli, anche se i cali di spesa più pesanti nel 2013 sono stati per pesce (-18,4%), carne rossa (-4%), pasta (-9%) e latte fresco (-7,5%). Bisogna fare un passo indietro sull’Iva e ridare un segnale di fiducia a famiglie e imprese. Continuando su questa strada, invece, si deprime ancora di più la crescita e si allontana la ripresa dell’economia.

Sono dunque confermate le preoccupazioni sul rischio di alimentare con il rincaro dell’Iva una spirale recessiva. In queste condizioni per più di una famiglia italiana su quattro (22%) sarà infatti un autunno difficile di sacrifici economici, secondo un’indagine Coldiretti/Ixè di ottobre. Per quanto riguarda la situazione generale la percentuale di quanti sono pessimisti per il futuro e pensano che la situazione peggiorerà sono il 35%. Al contrario, sono il 51% coloro che ritengono che non ci saranno cambiamenti, mentre sono solo il 14% quelli convinti che ci sarà un miglioramento.

Confesercenti non risparmia previsoni negative per il Natale che verrà e in una nota afferma: «La speranza è già finita? Il dato rilevato dall’Istat è un dato estremamente preoccupante: se le aspettative sono queste, si rischia l’ennesimo Natale di crisi, con le immaginabili conseguenze per le imprese che contavano su una “ripresina” dei consumi in occasione delle festività di fine anno».

«Il Governo non può ignorare questo segnale: le troppe contraddizioni ed incertezze sul piano politico, economico e fiscale - emerse anche nel varo della legge di stabilità - sembrano aver fiaccato anzitempo la fragile tregua di ottimismo che gli italiani si erano concessi negli ultimi quattro mesi».

«Adesso bisogna agire per liberare i consumi, a cominciare dalla riduzione dell’Iva. Conviene anche all’erario: lo smodato utilizzo della leva fiscale, combinato con la recessione che il nostro Paese sta vivendo, non ha sortito altro effetto che una diminuzione del gettito dell’imposta. Nei primi 8 mesi dell’anno questo era in calo del 4,4%, ed è probabile che a fine 2013 il crollo sarà ancora più consistente. Dobbiamo uscire da questo circolo vizioso - conclude Confesercenti - e salvare uno dei pochi asset rimasti all’Italia: il mercato interno, decimo per dimensioni al mondo».