Crisi, impennata di acquisti low cost. Il 62% degli italiani va a caccia di offerte
La popolazione è divisa tra chi punta sulla qualità alimentare, ed acquista prodotti "doc" (77%) o bio (45%), e chi ripiega sul cibo low cost molto di più rispetto al passato (47%). Il 63% è spesso a caccia di promozioni.
Oltre tre italiani su quattro (77%) continuano ad acquistare regolarmente o qualche volta prodotti a denominazione di origine e quasi la metà (45%) prodotti biologici, ma il vero boom lo fanno registrare i prodotti low cost che il 47% degli italiani acquista più frequentemente del passato. È quanto emerge dalla presentazione dei risultati della prima indagine su “La percezione della crisi e il Made in Italy” realizzata da Coldiretti-Ixè a ottobre 2013, e illustrata nel corso del forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione a Cernobbio (Co).

Si tratta di risultati che evidenziano una polarizzazione nei comportamenti, con una parte della popolazione che, preoccupata per la qualità dell’alimentazione, si rivolge a prodotti garantiti, ma una fetta consistente è purtroppo costretta ad acquistare prodotti low cost che non danno le stesse garanzie.
Chi ha disponibilità di reddito ed è un consumatore attento alla qualità e alla tipicità consolida i propri stili, mentre chi si trova in difficoltà è spesso costretto a rinunciare.
La situazione di crisi non fa abbandonare l’attenzione verso i più bisognosi ed aumentano gli acquisti di prodotti del commercio equo e solidale spesso provenienti da Paesi del terzo mondo che finiscono nel carrello del 38% degli italiani mentre sembra sgonfiarsi anche il boom nei consumi dei prodotti etnici acquistati solo dal 24% degli italiani forse a causa dei recenti allarmi sanitari, ma anche per la scelta di privilegiare acquisti di prodotti nazionali per sostenere l’economia e l’occupazione in un difficile momento di crisi.
Resta alta, nonostante la crisi, l’opposizione agli organismi geneticamente modificati che sono considerati meno salutari da ben il 67% degli italiani che esprimono un’opinione.
GLI ACQUIRENTI DI PRODOTTI ALIMENTARI
Fonte: Elaborazioni Coldiretti-Ixe’ ad ottobre 2013
Negozio di fiducia addio
Con il 71% dei consumatori che dichiara di confrontare con più attenzione rispetto al passato i prezzi, gli italiani sono costretti a trasformarsi in veri detective della spesa: il 62% va a caccia delle offerte speciali 3 per 2 e degli sconti e il 42% cerca sempre e comunque i prodotti che costano meno. Mai come nel passato fare la spesa è diventata una sfida alla ricerca della maggiore convenienza che richiede fatica e tempo, portando gli italiani a fare la spola tra diversi negozi per risparmiare. Da segnalare la tenuta degli acquisti diretti dal produttore al quale si rivolge regolarmente ben il 14%, il 45% qualche volta, il 29% raramente e solo il 12% mai. Un’opportunità resa possibile dal fatto che in Italia sono oggi presenti 8.392 punti vendita di Campagna Amica gestiti direttamente dagli agricoltori rispetto ai 7.094 del 2012, tra mercati degli agricoltori, cascine, cantine, maghe e aziende, botteghe e ristoranti.
Il cibo, insieme alla moda, sono anche considerati trainanti per l’immagine dell’Italia all’estero rispettivamente dal 45 e dal 38% degli italiani. «Una conferma della validità e della modernità del modello di sviluppo agricolo made in Italy che è fondato sul valorizzazione dell’identità, della qualità, delle specificità e che può rappresentare un riferimento anche per gli altri settori per affrontare e vincere la competizione internazionale», ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che «dentro l’agricoltura non c’è ancora un reddito adeguato ma c’è legittimamente quella visione di futuro e di prospettive e di fiducia che non c’è negli altri settori».
Il biglietto da visita dell’Italia è il cibo made in Italy che può contare sulla leadership in Europa con 254 prodotti tipici a denominazione di origine riconosciuti (Dop/Igp), il maggior numero di aziende agricole biologiche (48.269 operatori) e la maggiore biodiversità con 57.468 specie animali e 12mila specie di flora, ma anche nel valore aggiunto per ettaro di terreno ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie dall’agricoltura italiana è praticamente il doppio di quella di Francia e Spagna, il triplo di quella inglese e una volta e mezzo quello tedesco.

Si tratta di risultati che evidenziano una polarizzazione nei comportamenti, con una parte della popolazione che, preoccupata per la qualità dell’alimentazione, si rivolge a prodotti garantiti, ma una fetta consistente è purtroppo costretta ad acquistare prodotti low cost che non danno le stesse garanzie.
Chi ha disponibilità di reddito ed è un consumatore attento alla qualità e alla tipicità consolida i propri stili, mentre chi si trova in difficoltà è spesso costretto a rinunciare.
La situazione di crisi non fa abbandonare l’attenzione verso i più bisognosi ed aumentano gli acquisti di prodotti del commercio equo e solidale spesso provenienti da Paesi del terzo mondo che finiscono nel carrello del 38% degli italiani mentre sembra sgonfiarsi anche il boom nei consumi dei prodotti etnici acquistati solo dal 24% degli italiani forse a causa dei recenti allarmi sanitari, ma anche per la scelta di privilegiare acquisti di prodotti nazionali per sostenere l’economia e l’occupazione in un difficile momento di crisi.
Resta alta, nonostante la crisi, l’opposizione agli organismi geneticamente modificati che sono considerati meno salutari da ben il 67% degli italiani che esprimono un’opinione.
GLI ACQUIRENTI DI PRODOTTI ALIMENTARI
|
Prodotti |
Acquirenti |
|
Prodotti di origine controllata e protetta |
77% |
|
Prodotti biologici |
45% |
|
Prodotti equo-solidali |
38% |
|
Prodotti etnici |
24% |
Negozio di fiducia addio
Con il 71% dei consumatori che dichiara di confrontare con più attenzione rispetto al passato i prezzi, gli italiani sono costretti a trasformarsi in veri detective della spesa: il 62% va a caccia delle offerte speciali 3 per 2 e degli sconti e il 42% cerca sempre e comunque i prodotti che costano meno. Mai come nel passato fare la spesa è diventata una sfida alla ricerca della maggiore convenienza che richiede fatica e tempo, portando gli italiani a fare la spola tra diversi negozi per risparmiare. Da segnalare la tenuta degli acquisti diretti dal produttore al quale si rivolge regolarmente ben il 14%, il 45% qualche volta, il 29% raramente e solo il 12% mai. Un’opportunità resa possibile dal fatto che in Italia sono oggi presenti 8.392 punti vendita di Campagna Amica gestiti direttamente dagli agricoltori rispetto ai 7.094 del 2012, tra mercati degli agricoltori, cascine, cantine, maghe e aziende, botteghe e ristoranti.
Il cibo, insieme alla moda, sono anche considerati trainanti per l’immagine dell’Italia all’estero rispettivamente dal 45 e dal 38% degli italiani. «Una conferma della validità e della modernità del modello di sviluppo agricolo made in Italy che è fondato sul valorizzazione dell’identità, della qualità, delle specificità e che può rappresentare un riferimento anche per gli altri settori per affrontare e vincere la competizione internazionale», ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che «dentro l’agricoltura non c’è ancora un reddito adeguato ma c’è legittimamente quella visione di futuro e di prospettive e di fiducia che non c’è negli altri settori». Il biglietto da visita dell’Italia è il cibo made in Italy che può contare sulla leadership in Europa con 254 prodotti tipici a denominazione di origine riconosciuti (Dop/Igp), il maggior numero di aziende agricole biologiche (48.269 operatori) e la maggiore biodiversità con 57.468 specie animali e 12mila specie di flora, ma anche nel valore aggiunto per ettaro di terreno ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie dall’agricoltura italiana è praticamente il doppio di quella di Francia e Spagna, il triplo di quella inglese e una volta e mezzo quello tedesco.

