Ogni persona in Italia ha buttato nel bidone della spazzatura ben 76 kg di prodotti alimentari durante l’anno anche se con una tendenza positiva alla riduzione provocata dalla crisi che negli ultimi cinque anni ha tagliato di circa il 25% gli avanzi da gettare. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, proclamata dalla Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), che si tiene proprio oggi.

Il contenimento degli sprechi è forse l’unico aspetto positivo della crisi che ha determinato una maggiore attenzione degli italiani alla spesa, ma anche alla preparazione in cucina e alla riutilizzazione degli avanzi. Restano comunque quasi 5 milioni le tonnellate di cibo che ogni anno vengono gettate nelle case degli italiani.



Un problema etico con effetti sul piano economico ed anche ambientale per l’impatto negativo dello smaltimento nei confronti del quale è giusto intervenire sia nei Paesi sviluppati che in via di sviluppo. Un terzo del cibo prodotto nel mondo viene infatti sprecato per un totale di 1,3 miliardi di tonnellate, delle quali 670 milioni di tonnellate nei paesi industrializzati e 630 milioni di tonnellate in quelli in via di sviluppo.

È necessario intervenire per una più attenta gestione e distribuzione della produzione agricola ed alimentare per combattere la povertà e la fame. La politica e l’economia hanno pensato che fosse possibile la globalizzazione senza globalizzare anche le regole fino ad arrivare a trattare il cibo come una merce qualsiasi.

Il risultato contraddittorio è stato il diffondersi dell’obesità e dello spreco di cibo nei Paesi ricchi e il furto delle terre fertili cosiddetto land grabbing (71 milioni di ettari dal 2000 ad oggi) e il dramma della fame in quelli poveri. È necessario ora che i decisori politici ne tengano conto mettendo ai vertici della loro agenda la strategicità del cibo e promuovendo politiche che a livello globale definiscano una regia di regole per i beni comuni come il cibo, l’acqua e il suolo.

Confagricoltura ha posto in evidenza il dato che emerge dal rapporto annuale sullo “Stato dell'insicurezza alimentare nel mondo”, pubblicato dalle agenzie alimentari delle Nazioni Unite (Fao, Ifad e Pam), sottolineando che «Una persona su otto sulla terra soffre la fame cronica e gli uomini malnutriti del pianeta sono 842 milioni».

Ed è d’accordo con Coldiretti quando afferma che «Nella Giornata Mondiale dell’Alimentazione va ricordato che gli aiuti alimentari sono essenziali, così come la lotta allo spreco. È, però, soprattutto fondamentale un settore agricolo rinnovato, che punti decisamente ad aumentare la funzione produttiva, primaria e strategica».

«Non va dimenticato che nel 2050, gli abitanti sul pianeta saranno 9 miliardi e l’agricoltura dovrà aumentare la produzione del 70% rispetto ad oggi. Per raccogliere questa sfida (oltre tutto con meno suolo coltivabile, meno chimica e meno impatto ambientale) c’è  bisogno di ricerca ed innovazione mirate. È una priorità assoluta, sia per i Paesi arretrati che sviluppati».

Confagricoltura ha posto in evidenza il dato che emerge dal rapporto annuale sullo “Stato dell'insicurezza alimentare nel mondo”, pubblicato dalle agenzie alimentari delle Nazioni Unite (Fao, Ifad e Pam), sottolineando che «Una persona su otto sulla terra soffre la fame cronica e gli uomini malnutriti del pianeta sono 842 milioni».

Ed è d’accordo con Coldiretti quando afferma che «Nella Giornata Mondiale dell’Alimentazione va ricordato che gli aiuti alimentari sono essenziali, così come la lotta allo spreco. È, però, soprattutto fondamentale un settore agricolo rinnovato, che punti decisamente ad aumentare la funzione produttiva, primaria e strategica».

«Non va dimenticato che nel 2050, gli abitanti sul pianeta saranno 9 miliardi e l’agricoltura dovrà aumentare la produzione del 70% rispetto ad oggi. Per raccogliere questa sfida (oltre tutto con meno suolo coltivabile, meno chimica e meno impatto ambientale) c’è bisogno di ricerca ed innovazione mirate. È una priorità assoluta, sia per i Paesi arretrati che sviluppati».

Il presidente della Copagri, Franco Verrascina, pone l’accento sulla necessità di produrre di più ed educare ad una corretta alimentazione. «È intollerabile che ancora oggi, nel 2013, vi siano oltre 840 milioni di persone sottonutrite. Parliamo di un diritto negato al quale occorre porre rimedio e anche in fretta in considerazione delle stime che parlano di una crescita esponenziale della domanda di cibo nei prossimi anni. Ma attenzione, tale crescita è dovuta anche al fatto che parecchi Paesi una volta definiti sottosviluppati hanno raggiunto un livello di sviluppo che si riflette appunto nell'aumento e nella diversificazione della domanda di cibo, mentre il fenomeno della malnutrizione o della fame è qualcosa che va estirpato in via prioritaria».

«Anche in Italia - continua Verrascina - purtroppo, esiste una parte della popolazione, peraltro in aumento, in forte disagio economico, che ha ridotto sensibilmente la spesa alimentare, il 62,3% mediamente ed il 70% nel Mezzogiorno, o che non se la può proprio permettere. Ritengo fondamentale agire attraverso due viatici: quello dell'aumento della produzione di derrate alimentari in primis per far fronte all'emergenza fame ed educare le popolazioni fin dall'infanzia ad una corretta alimentazione».

La Cia rileva come la vergognosa “cultura dello scarto” contro cui si è scagliato oggi anche Papa Francesco è una caratteristica dei Paesi ricchi. Basti pensare che il valore pro-capite degli sprechi alimentari per consumatore in Europa e in nord America si aggira tra i 95 e i 115 chili l’anno, mentre in Africa sub-sahariana e nel Sud-est asiatico scende drasticamente tra i 6 e gli 11 chili annui a persona. 
 
C’è bisogno, quindi, di una maggiore consapevolezza da parte di tutti. Oggi più che mai è necessario acquisire una coscienza solidaristica orientata a riequilibrare i mercati. Per questo è sempre più importante che le istituzioni mettano finalmente al centro dell’agenda il cibo e l’agricoltura, promuovendo politiche che scoraggino lo spreco e lo sfruttamento selvaggio delle risorse agricole e garantiscano invece la sicurezza alimentare globale.