L'agricoltura ha bisogno di 10 punti. Le richieste di Coldiretti alla politica
Marini è stato rieletto presidente dell'associazione e ha rivolto un appello ai partiti. Soddisfazione a margine dell'assemblea per il confronto sulla Pac in Commissione Agricoltura al Parlamento Europeo.

Oggi il settore agricolo è strategico per il Paese, è un successo frutto del nostro impegno di 10 anni, di un percorso atto a spiegare che all'Italia serviva non un'agricoltura con 20-30mila aziende ma, com'è oggi, di un milione di imprese».
«Certo non possiamo che sottolineare la nostra soddisfazione - ha aggiunto a proposito del confronto in corso in Europa - sul testo che accoglie delle nostre valutazioni e che corregge l'originaria proposta della Commissione». Marini ha poi espresso apprezzamento «per l'operato del governo italiano sulla delicata partita della Pac a Bruxelles».
Sergio Marini è stato come detto confermato per il secondo mandato, alla guida della Coldiretti per altri quattro anni dall'assemblea elettiva partecipata dai presidenti regionali e provinciali e dai rappresentanti dei movimenti, che lo ha eletto all'unanimità, con scrutinio segreto. Nato a Terni il 27 luglio 1964 è laureato in Scienze Agrarie presso l'Università di Perugia.
Vicepresidente nazionale è stato eletto Mauro Tonello, nato a Codigoro (Ferrara) il 9 aprile 1960, Presidente della Federazione Regionale dell'Emilia Romagna. Fanno parte della nuova Giunta esecutiva Gabriele Calliari, nato a Romeno (Trento) il 2 gennaio 1959, Presidente della Federazione Regionale del Trentino Alto Adige, Tulio Marcelli, nato a Firenze il 14 settembre 1972, Presidente della Federazione Regionale della Toscana, Gennarino Masiello, nato a Benevento il 1 luglio 1972, Presidente della Federazione Regionale della Campania, Pietro Santo Molinaro, nato a Marano Marchesato (Cosenza) il 1° novembre 1958, Presidente della Federazione Regionale della Calabria, Roberto Moncalvo, nato a Chivasso (Torino) l'8 agosto 1980, Presidente della Federazione Regionale del Piemonte, Ettore Prandini, nato a Leno (Brescia) il 27 luglio 1972, Presidente della Federazione Regionale della Lombardia e Piergiorgio Quarto, nato a Carbonara di Bari il 7 gennaio 1970, Presidente della Federazione Regionale della Basilicata.
Le richieste di Coldiretti : ”ITALIA CHE VOGLIAMO”
1. Noi vogliamo un’Italia che si spenda per un governo globale dei beni comuni
Non c’è possibile globalizzazione senza globalizzare anche le regole.
Il cibo va collocato ai vertici dell’ agenda della politica globale e nazionale…riconoscendo il valore strategico dell’agroalimentare contro il “deserto di marchi”, e la “scellerata” delocalizzazione dell’industria italiana.
2. Noi vogliamo un’Italia con più Europa e un’Europa con più Italia
Per avere la forza e l’autorevolezza di costruire un contesto di regole, a salvaguardia dei beni comuni, è necessario lavorare alacremente alla costruzione degli Stati Uniti di Europa.
Dobbiamo essere in grado di portare pienamente “l’Italia in Europa”, facendo sì che la nuova Politica Agricola Comunitaria riconosca il valore strategico del “modello italiano”.
3. Noi vogliamo un’Italia sussidiaria e solidale
La sussidiarietà diventa strumento cardine per gestire la semplificazione burocratica e i principi di solidarietà sono indispensabili per superare le diseguaglianze.
Nelle nostre imprese l’intreccio fra sussidiarietà e solidarietà ha contribuito a mantenere la coesione territoriale, il legame fra generazioni, fra donne e uomini. In tutti i momenti in cui il Paese ne ha avuto bisogno Coldiretti è sempre stata presente.
4. Noi vogliamo un Italia che investa sui suoi punti di forza
Patrimonio storico ed artistico, paesaggio, biodiversità, ricchissima articolazione territoriale, originalità e creatività, gusto e passione, intuito e buonsenso sono le risorse che garantiscono quel valore aggiunto inimitabile e non delocalizzabile al “saper fare” italiano.
Lo dimostrano i suoi primati nel mondo in termini di valore aggiunto per ettaro, di export, di qualità e sicurezza alimentare, di contributo positivo al Pil che ci hanno permesso di mantenere vitali un numero di imprese senza eguali in Europa.
5. Noi vogliamo un’Italia che fa l’Italia
Esiste a nostro giudizio una via italiana allo sviluppo aggiuntiva se non sostituiva di quella finora dominante.
Il successo del nostro progetto è la dimostrazione che questa strada è percorribile e virtuosa:
- perché distintiva, legata cioè a punti di forza esclusivi del nostro paese,
- perché durevole, in quanto ancorata a fattori non delocalizzabili;
- perché replicabile in tutti i settori dell’economia;
- perché arricchisce e non consuma i valori da cui trae nutrimento.
6. Noi vogliamo un’Italia in cui ci sia buona politica
Per accompagnare la crescita, abbiamo bisogno di “buona politica” in primo luogo per perseguire un più ampio interesse di carattere generale, ciò che si definisce “bene comune”.
E per la nostra agricoltura chiediamo un impegno speculare:
- verità, per garantire trasparenza ai cittadini consumatori
- giustizia, per contrastare la rendita e ridistribuire il valore aggiunto a vantaggio di chi lo produce
- legalità, per impedire i fenomeni che minacciano il valore del marchio “Italia”
7. Noi vogliamo un’Italia che sappia alimentare la fiducia
La carenza della “fiducia” dentro le nostre famiglie rappresenta un fattore di compressione di consumi e investimenti e impedisce la condivisione sociale nei confronti di serie politiche di contenimento del debito pubblico.
La nostra agricoltura contribuisce ad attrarre e a trattenere più giovani rispetto agli altri comparti economici. Ciò accade perché essi colgono quella cifra di futuro che consente loro di scommettere sull’intrapresa economica…..
8. Noi vogliamo un Italia dove il benessere torni a contare più del PIL
Se tutto è merce e il Pil diventa l’unico misuratore del benessere, la finanza prende il sopravvento sull’economia reale. E’ tempo di ripensare lo sviluppo in una logica di benessere secondo principi di sostenibilità, etica del lavoro e coesione sociale.
Dentro al consumo di cibo c’è la cultura dei territori, la tipicità e la creatività di tutta la gente che l’ha generato. Dentro al cibo c’è la sicurezza alimentare che noi abbiamo garantito. Dentro i nostri farmers market si sta generando nuova economia e nuova occupazione, nuova qualità della vita.
9. Noi vogliamo un’Italia che riscopra i valori della comunità
La crisi ci ha fatto riflettere sulla necessità di investire su valori che non conoscono erosione: la socialità, l’amicizia, la famiglia, lo stare bene assieme, la spiritualità, la solidarietà….in essi c’è la chiave per potersi integrare nel mare della globalizzazione senza smarrirsi.
I canali emotivi che abbiamo saputo creare con i consumatori e i cittadini, attraverso le iniziative nelle scuole, nelle piazze, nei borghi, nelle campagne, rispondono a questa domanda di prossimità e sono esse stesse fondanti della comunità.
10. Noi vogliamo un’Italia dove l’etica sia al primo posto
Una molteplicità di episodi in questi anni ha messo a nudo le debolezze del ceto politico nazionale e locale, generando indignazione e pulsioni antipolitiche. Pulsioni comprensibili, ma non prive di contraddizioni, perché scaricando le colpe sul soggetto più visibile mettono da una parte le responsabilità di altri soggetti economici e in taluni casi, anche delle forze di rappresentanza.
Noi abbiamo tenacemente tenuto insieme gli interessi particolari dei nostri imprenditori con quelli più generali dei cittadini e quindi del Paese. L’abbiamo fatto con l’obiettivo di offrire ai nostri associati e ai cittadini, da un lato, una chiave di soluzione delle problematiche dell’oggi, e dall’altro, per donare ai nostri figli e al Paese le radici di “un nuovo civismo”.

