Alessandro Di PietroIl conduttore di RaiUno Alessandro Di Pietro (nella foto), il 3 febbraio 2011, nella puntata della trasmissione «Bontà Loro», diretta da Maurizio Costanzo, invitò i consumatori a non acquistare per un solo giorno il tipico pomodorino siciliano in quanto la sua produzione sarebbe «in odore di mafia». Fu il putiferio e poi il ricorso alla giustizia.

Finì così in tribunale la querelle tra il consorzio IGP che tutela il celebre ortaggio e la Rai. Il legale del Consorzio, Giuseppe Gambuzza, presentò querela per calunnia e diffamazione contro la tv di Stato e in particolare contro Alessandro Di Pietro e Maurizio Costanzo. La puntata del 3 Febbraio 2011 finì così sotto la lente della magistratura.

Il 13 gennaio la sentenza: «Il Giudice per le indagini preliminari dott. Valerio Savi, letti gli atti del procedimento per l’ipotesi di reato iscritte nel registro ex art. 335 c.p.p. con riferimento a Di Pietro Alessandro e Costanzo Maurizio, visti gli artt. 116,408,415 c.c.p. dispone l’archiviazione del procedimento e la restituzione degli atti al P.M.»

Alessandro Di Pietro parlava dei pomodorini rossi della provincia di Siracusa, sui quali il procuratore antimafia Pietro Grasso così si era espresso in passato: «Quel tipo di prodotto viene trasportato dal sud della Sicilia al mercato di Fondi, a Latina, per essere confezionato e poi trasferito nuovamente in Sicilia per la distribuzione nei grandi magazzini». Il mercato di Fondi, si sa, è al centro di diverse investigazioni antimafia e i passaggi forzati farebbero lievitare i costi al consumo fino a undici volte il prezzo alla produzione.

Al di là dell'ondata di polemiche e proteste, di fondamentale importanza è il risultato della sentenza: il Giudice ha ritenuto infondate le accuse rivolte dal consorzio Igp al giornalista Alessandro Di Pietro. Alessandro Di Pietro in seguito a questa vittoria afferma «la mia indignazione di cittadino, più che di presentatore televisivo, mi portò a schierarmi ancora una volta a favore dei consumatori contro le omertà».