In cucina con la Cola? No, grazie
Diciamocela tutta, anche se potevamo aspettarcelo siamo un po' delusi. Dopo che Filippo Larganà aveva bacchettato il vergognoso spot di Coca Cola che sfrutta un giovane cuoco in cerca di visibilità (Simone Rugiati), ci saremmo aspettati una presa di posizione decisa da parte del mondo del vino, dei tanti critici enogastronomici che passano il tempo a stilare le loro discutibili classifiche, o almeno di qualche politico. E invece niente. Quasi che a contestare la multinazionale americana ci sia il rischio di bruciarsi. E in effetti un po' lo è. Pensiamo solo al fuoco di sbarramento che ha alzato contro la ventilata tassa sulle bibite gassate (e zuccherate). Una potenza di lobby che ha fatto indietreggiare persino il Governo dei tecnici.
Sarà perché sponsorizza un sacco di eventi e manifestazioni, ed investe milioni di euro in pubblicità sui giornali, sta di fatto che Coca Cola sembra quasi intoccabile. E a maggior ragione su un tema come l'alimentazione, dove il suo evidente contrasto con gli interessi della filiera agroalimentare (e della salute degli italiani) ha generato un silenzio assolutamente assordante.
Ma sotto accusa non è la scelta commerciale (e assolutamente legittima) della regina delle bollicine. Ancora una volta a far discutere è la rinuncia ad un ruolo, anche culturale, da parte dei cuochi e del nostro settore. Non escluderei che qualcuno a breve prenda il giovane cuoco rampante (che per carità fa solo il suo interesse) per promuovere un formaggio Dop o un vino Doc... Del resto, dopo gli esempi illustri del 'Divino” Gualtiero Marchesi che - lui dice per provocazione intellettuale - aveva firmato i panini di McDonald's, perché stupirsi se padellanti televisivi prestano la loro immagine (che dovrebbe essere simbolo della Cucina italiana) per fare da testimonial ad una vera e propria bestemmia che fa orrore anche ai dietologi i quali, sempre per ragioni 'superiori”, fanno finta di non vedere?
Per fortuna viviamo in un Paese libero e Coca Cola può fare tutta la pubblicità che vuole. Ma poiché uno spot fa anche cultura e tendenza (tanto che il Governo fa quelli di Pubblicità progresso), davvero non avrebbe guastato qualche voce in più a sbertucciare uno chef che fa finta di non conoscere il valore, anche per la salute, di una dieta italiana che ai cibi abbina il vino o la birra (o al massimo l'acqua per gli astemi). E che nessun solone benpensante ci venga a dire che così facendo... comunque parliamo di Coca Cola. Puntiamo solo l'attenzione sull'unico prodotto alimentare venduto in Italia di cui nessuno conosce bene la composizione. Alla faccia della tracciabilità, della trasparenza in etichetta e della sicurezza alimentare.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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Ma sotto accusa non è la scelta commerciale (e assolutamente legittima) della regina delle bollicine. Ancora una volta a far discutere è la rinuncia ad un ruolo, anche culturale, da parte dei cuochi e del nostro settore. Non escluderei che qualcuno a breve prenda il giovane cuoco rampante (che per carità fa solo il suo interesse) per promuovere un formaggio Dop o un vino Doc... Del resto, dopo gli esempi illustri del 'Divino” Gualtiero Marchesi che - lui dice per provocazione intellettuale - aveva firmato i panini di McDonald's, perché stupirsi se padellanti televisivi prestano la loro immagine (che dovrebbe essere simbolo della Cucina italiana) per fare da testimonial ad una vera e propria bestemmia che fa orrore anche ai dietologi i quali, sempre per ragioni 'superiori”, fanno finta di non vedere?
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Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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